Indagini

8 marzo 2013: laureate e lavoro nel Rapporto AlmaLaurea

Il divario occupazionale tra laureati e laureate e le differenze retributive segnalano quanto ancora le donne, in questo caso tra quelle più istruite, siano penalizzate nel mercato del lavoro
08 Marzo 2013

Il divario occupazionale tra laureati e laureate e le differenze retributive segnalano quanto ancora le donne, in questo caso tra quelle più istruite, siano penalizzate nel mercato del lavoro. Non solo. Le donne laureate con figli lavorano e guadagnano meno rispetto alle colleghe senza figli. Il dato emerge dal nuovo Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani che sarà presentato martedì 12 marzo all’università Ca’ Foscari di Venezia, al convegno “Investire nei giovani: se non ora quando?”.

In occasione dell’8 marzo AlmaLaurea anticipa la documentazione sulle laureate alla prova del lavoro, registrando ancora una volta significative e persistenti diseguaglianze di genere. “E’ il segnale del persistere di un ritardo culturale e civile del Paese rispetto all’obiettivo di realizzare una partecipazione paritaria delle donne al mercato del lavoro – commenta Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea -  tale situazione contribuisce inoltre a svalutare gli investimenti nell’istruzione universitaria femminile”.

Tra i laureati specialistici biennali, già ad un anno dalla laurea le differenze fra uomini e donne, in termini occupazionali, risultano significative (7,5 punti percentuali: lavorano 55,5 donne e 63 uomini su cento). Le donne risultano meno favorite non solo perché presentano un tasso di occupazione decisamente più basso, ma anche perché si dichiarano più frequentemente alla ricerca di un lavoro: 32% contro il 24% rilevato per gli uomini. Ad un anno dalla laurea gli uomini possono contare più delle colleghe su un lavoro stabile (le quote sono 39 e 30%) e guadagnano il 32% in più delle loro colleghe (1.220 euro contro 924 euro mensili netti).

A cinque anni dalla laurea le differenze di genere si confermano significative e pari a 6 punti percentuali: lavorano 83 donne e 89 uomini su cento. Il lavoro stabile è prerogativa tutta maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, l’80% degli occupati e il 66% delle occupate. Ciò dipende anche dallo sbocco prevalente nell’ambito dell’istruzione per le laureate. Tra uno e cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di genere rispetto al guadagno, lungi dal ridursi, aumentano ulteriormente: il divario cresce al 30% (1.646 contro 1.266 euro).

Le differenze di genere raggiungono i 17 punti tra quanti hanno figli (il tasso di occupazione è pari all’89% tra gli uomini, contro il 72% delle laureate), mentre scendono fino a 7 punti, sempre a favore degli uomini, tra quanti non hanno prole (tasso di occupazione pari 61 contro 54%, rispettivamente). Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo lavora l’81% delle laureate senza prole e 69 di quelle con figli (differenziale di 12 punti percentuali). Il differenziale retributivo è del 14% a favore delle laureate senza figli (1.247 euro contro 1.090 euro).

 “Forti sono le responsabilità in termini di politiche a sostegno della famiglia e della madre-lavoratrice, soprattutto perché dai dati appena citati si evidenzia con forza lo scarto occupazionale esistente tra le laureate, a seconda della presenza o meno di figli”, conclude Andrea Cammelli.

 

Laureati di secondo livello del 2007 occupati a cinque anni: guadagno mensile netto per genere e gruppo disciplinare (valori medi in euro)

 

Quota che lavora a cinque anni per genere, stato civile e figli

 

Guadagno mensile netto a cinque anni per genere, stato civile e figli