Lavoro

In Germania ho trovato il mio futuro

Con un laurea in Ingegneria e un biglietto di sola andata per Stoccarda, Alessandro Trinchera è partito alla ricerca del lavoro dei sogni ed ora è consulente per una grande azienda meccanica.
16 Aprile 2013

Trentun’anni, di Brindisi, Alessandro Trinchera è un ingegnere meccanico laureatosi all’Università del Salento. Dopo anni di contratti precari, ha deciso di lanciarsi alla ricerca di un lavoro in Germania, dove ora è impiegato come consulente e ha da poco concluso un contratto importante con una grossa azienda automobilistica. Imparata la lingua grazie a un corso semestrale, è riuscito a inserirsi senza problemi: “In Germania un lavoratore è visto come una risorsa, sia lo Stato che le aziende investono su di lui invece che trattarlo come un peso”. Vive a Stoccarda e consiglia a tutti di seguire il suo esempio: “Qui si sta davvero bene, c’è un potere d’acquisto enorme e politiche sociali formidabili. In Italia è evidente che qualcosa non quadra”. Il suo consiglio per riuscire in Germania? Flessibilità e motivazione. E lui ne ha da vendere.

Hai conseguito una laurea specialistica in Ingegneria meccanica. Consiglieresti questo percorso?
“Sinceramente no. Negli anni ho notato che le aziende italiane preferiscono risparmiare e magari impiegare personale meno formato in modo da pagarlo di meno. Non c’è l’intenzione a puntare sui laureati specializzati. Ovviamente la situazione cambia di molto all’estero”.

Cosa hai fatto dopo la laurea e cosa ti ha portato a Stoccarda?
“Finito di studiare ho lavorato a Torino per un call center e poi a Brindisi nel campo delle componenti meccaniche per l’aeronautica. Venivo pagato poco. Mi sono trasferito a Bologna perché l’Emilia Romagna offre qualcosa in più in termini d’occupazione per gli ingegneri, ma non ho trovato nulla di interessante oppure mi chiedevano di aprire la partita Iva, ma, con gli stipendi che proponevano, il gioco non valeva la candela. Così ho capito che in Italia non avrei mai potuto realizzarmi e ho preso un biglietto di sola andata per Stoccarda. L’hostess all’aeroporto non ci voleva credere! Ma io ero deciso, mi ero proprio stancato della situazione. Non sapevo una parola di tedesco e non conoscevo nessuno, ma ho trovato una camera tramite Internet e ho pensato che avrei potuto arrangiarmi solo con l’inglese per qualche tempo”.

Che lavoro fai oggi e soprattutto come hai fatto ad ottenerlo?
“Attualmente lavoro per una grossa azienda come progettista meccanico e guadagno bene. Ho appena concluso un contratto con una nota casa automobilistica e quindi sono sicuro che il mio percorso continuerà all’interno dell’azienda. In Germania apprezzano moltissimo quei lavoratori che lasciano il loro Paese per venire a lavorare qui: li considerano una risorsa, una fonte produttiva su cui investire. Io avevo fatto un colloquio in inglese con l’azienda che poi mi ha assunto, appena arrivato. Erano entusiasti di me, ma volevano che imparassi il tedesco. Così ho fatto un corso intensivo di lingua, fra l’altro pagato principalmente dallo Stato proprio perché ero lì per lavorare, e ho ottenuto un livello B1. Il secondo colloquio, in tedesco, è stato quello decisivo. Al terzo incontro ho firmato il contratto”.

Avevi già fatto esperienze all’estero?
“Sì, ma abbastanza brevi. Ho vinto un bando per giovani ingegneri indetto dalla mia università, che mi ha portato in Danimarca per una Summer school di due settimane. È proprio da quell’esperienza che mi è venuta la voglia di trasferirmi all’estero, perché il bando era organizzato esattamente per intercettare giovani talenti: vedere come le aziende europee vogliono investire sul capitale umano è disarmante rispetto a ciò che siamo abituati ad osservare in Italia”.

Quindi consiglieresti ad altri studenti di seguire il tuo esempio?
“Assolutamente sì, consiglierei a tutti di venire in Germania! I tedeschi ci apprezzano perché sanno che abbiamo voglia di lavorare. Se vedono che sei flessibile e determinato, per loro sei da tenere d’occhio. Qui ci sono opportunità enormi, ma per usufruirne bisogna essere intraprendenti”.

Che cosa apprezzi di più del lavoro in Germania?
“Sicuramente la politica d’investimento sulle risorse umane, ma anche il fatto che il governo tedesco favorisce il processo di integrazione degli immigrati, siano europei o non europei. Bisogna fare bene entro le scadenze, ma hai tutto il tempo per impegnarti in quello che fai. Al di fuori del lavoro, ci sono poi una serie di politiche sociali che ti sostengono anche nel momento di bisogno. Ad esempio, se rimani disoccupato, lo Stato ti paga per un anno il 70% dello stipendio, per farti tornare in carreggiata. E appena arrivato sono riuscito a ottenere un sussidio per pochi mesi, che mi ha consentito di sistemarmi e trovare un’occupazione. È un altro mondo!”.

Cosa ne pensi di AlmaLaurea?
“AlmaLaurea deve guardare sempre più all’Europa, come sta facendo, per funzionare, per agevolare sempre più l’ingresso dei laureati nel mercato del lavoro anche all’estero, dove le aziende assumono”.