Lavoro

Ambizione e curiosità: la ricetta del successo

Pierfrancesco D’Orsogna è un giovane ingegnere informatico ed è da poco stato in Cina con il Talent lab promosso da Miur e Huawei
19 Aprile 2013

Più si conosce e meglio è. Potrebbe essere questo il motto di Pierfrancesco D’Orsogna, ingegnere informatico 24enne di Teramo da poco di ritorno da un viaggio formativo di due settimane in Cina, nella cornice del progetto Talent Lab promosso da Huawei e dal ministero dell’Istruzione. Laureato alla triennale in Ingegneria informatica e dell’automazione, conclusa presentando un ambizioso progetto di data warehouse già sviluppato precedentemente in uno stage aziendale, Pierfrancesco ha deciso di continuare il suo percorso spostandosi dall’Università politecnica delle Marche all’Università degli studi Roma Tre, dove ora si sta specializzando in Ingegneria informatica. Delle sua esperienza in Cina l’ha colpito la grande dedizione al lavoro unita a un clima familiare. Il suo sogno è produrre “qualcosa di utile per le persone, che possa essere impiegato quotidianamente”. Il suo consiglio ai più giovani? “Buttarsi a capofitto nelle proprie passioni e studiare per conto proprio ciò che incuriosisce più”.  

Perché hai deciso di studiare Ingegneria informatica e dell’automazione?
“Fin da quando avevo 9 anni ho sempre messo mano ai pc, li aprivo, li modificavo, montavo sopra driver e masterizzatori, cambiavo pezzi, ed è diventata subito una passione. Poi ho cominciato anche a creare siti Internet: ovviamente non li mettevo in rete, ma ne ho fatti diversi perché mi divertiva molto. Ho pensato che a Ingegneria avrei potuto coltivare questi miei interessi in maniera produttiva”.

La tua scelta è stata influenzata in qualche modo anche dalle opportunità di lavoro?
“No, sinceramente non ci ho pensato: quando esci dalla scuola superiore non è che ti poni questi problemi in maniera tanto seria, ed anche se Ingegneria è una Facoltà che produce laureati richiesti dal mondo del lavoro, questo non ha influenzato direttamente la mia scelta”.

Su cosa verteva la tua tesi di laurea alla triennale?
“In pratica ho presentato a livello teorico un progetto che avevo già sviluppato materialmente, durante uno stage aziendale fatto in precedenza. Quest’azienda proponeva un lavoro che io ero in grado di realizzare, e quindi ho accettato lo stage: si è trattato di progettare un data warehouse che permettesse di evidenziare gli interventi tecnici ripetuti o troppo lunghi su tutto il sistema, in modo da evitare gli sprechi. La tesi è stata una spiegazione teorica di tutto questo lavoro”.

Quale consiglio daresti a chi sta ancora studiano nel tuo stesso campo?
“Sicuramente di vedersi per conto proprio tutti gli argomenti che interessano: non bisogna stare ad aspettare un corso o un libro di testo che spieghi ciò che incuriosisce, ma bisogna cercarsi da soli le risposte, approfondire, andare a cercare, buttarsi su ciò che piace. Non esiste un corso per le ambizioni, e siamo in un sistema dove più competenze si hanno e meglio è”.

Ci puoi parlare dell’esperienza di Talent lab? Cosa ti ha colpito del modo di lavorare che hai visto in Cina?
“È stata davvero una cosa utilissima vedere come lavorano in Cina. Io e altri ragazzi siamo stati due settimane fra Shenzhen, Shanghai e Pechino, potendo osservare da vicino tutta la produzione di Huawei, che è un colosso mondiale delle nuove tecnologie per la comunicazione. Ciò che mi ha colpito di più è l’estrema cura per i dettagli che hanno sul lavoro. Sia in catena di montaggio che negli uffici di programmazione software, dimostrano di avere una grande predisposizione nel lavorare con serietà affinché tutto venga fatto al meglio e, tuttavia, questo avveniva in un ambiente familiare, piacevole. Non nego mi aspettassi realmente di vedere gente continuamente china sul proprio computer con battiti di dita sulle tastiere come unico suono di sottofondo! Invece gli uffici erano belli, c’erano coppe vinte, foto di famiglia, spazi verdi appena fuori (soprattutto a Shenzhen) e mi è parso molto piacevole, uno spazio condiviso più che un ufficio”.

Andresti mai a lavorare in Cina?
“Decisamente sì. Magari non per sempre, ma un’esperienza di qualche anno la farei davvero volentieri. Credo che lì potrei apprendere la responsabilità e l’importanza di lavorare su progetti veramente vasti: questo costituirebbe sicuramente un approccio diverso al lavoro rispetto a quello che ho avuto fin ora, anche perché qui in Italia realtà così grandi non esistono”.

Che cosa stai facendo ora?
“Sto continuando gli studi. Ho scelto un corso magistrale in Ingegneria informatica, ma mi sono spostato a Roma, perché nella mia zona tutti i corsi di laurea di approfondimento mi sembravano in sostanza ripetizioni di ciò che avevo affrontato nel triennio, quindi la cosa non mi interessava. All’Università Roma Tre ho trovato un corso adatto, con materie nuove da conoscere e studiare e che soprattutto si concentra sull’informatica”.

Quali sono le tue ambizioni per il futuro?
“Sicuramente ciò che desidero di più è realizzare progetti di cui le persone abbiano bisogno, creare qualcosa che la gente possa utilizzare giornalmente, che serva veramente. A livello di posizione lavorativa mi piacerebbe molto diventare Project manager, perché è una figura che cura i dettagli di ogni lavoro e revisiona tutti i progetti. Tuttavia ci vuole molto tempo per diventarlo e la gavetta da programmatore è lunga e necessaria”.

Cosa pensi di AlmaLaurea?
“Quando dovevo laurearmi e mi chiesero di iscrivermi non ne capivo il senso. Ma poi ho visto arrivare annunci di lavoro direttamente via mail e mi sono completamente ricreduto. In realtà penso che sia uno strumento fondamentale per cercare lavoro, perché mette in diretto contatto aziende e persone. Inoltre, è grazie ad AlmaLaurea che sono stato selezionato per il Talent Lab. Insomma, se dovessi dare un giudizio darei: 30 e lode!”.