Lavoro

"Io architetto a Rio de Janeiro"

Da Barcellona, a New York al Brasile. Laureata in Architettura al politecnico di Torino, Costanza Profumo racconta la sua esperienza di studio e lavoro all’estero.
04 Luglio 2013

“La mia avventura verso  paesi lontani è iniziata quando ho vinto la borsa Erasmus durante il mio secondo anno di specialistica alla Universitad Politecnica di Catalunya, Barcellona. Trascorrere un anno di studio nella città di Gaudí ha aperto un nuovo mondo di apprendimento, arricchendo il mio modo di essere e pensare,  sia sotto il punto di vista accademico che personale”. Comincia così la testimonianza di Costanza Profumo, 29 anni, laureata in Architettura al Politecnico di Torino: il titolo triennale in Architettura e progetto, poi la specialistica. Il suo curriculum è nella banca dati AlmaLaurea. Nel suo racconto, la passione, la voglia di mettersi in gioco e di avere una formazione internazionale ed esperienze professionali all’estero: da Barcellona a New York all’attuale lavoro a Rio De Janeiro. “Una volta tornata in Italia, spero che il mio contributo possa essere ancora maggiore”, dice. E su AlmaLaurea, Costanza osserva: “Penso che sia il modello da seguire, una rete globale per connettere mondo imprenditoriale con mondo accademico, in Italia ed estero,  e favorire il confronto,  l’interazione e la crescita”.

L’Erasmus è stata l’occasione per preparare anche la tesi all’estero sul tema dell’innovazione e sostenibilità urbana, analizzando il quartiere Distrito 22@, business core e tecnological hub di Barcellona, modello di successo per la nuova città contemporanea. “Interagire e confrontarsi con studenti provenienti da culture differenti mi ha portata a sperimentare strumenti e metodi di apprendimento non soliti, stimolando la curiosità di ampliare  i  miei orizzonti e confini – racconta Costanza Profumo - Incuriosita dall’approccio sperimentale della città, rispetto al suo contesto architettonico, ho prolungato il mio soggiorno  spagnolo,  svolgendo così la  mia tesi  per la laurea magistrale”.

Lo studio e il lavoro. “Durante il mio periodo di ricerca, ho deciso di unire l’utile al dilettevole,  iniziando la mia prima esperienza lavorativa presso lo studio di un noto architetto Catalano, Carlos Ferrater  (http://www.ferrater.com/) . Da subito sono stata ‘responsabilizzata’ e coinvolta in svariati concorsi di idee e progetti,  che mi hanno portato all’acquisizione di tecniche e sistemi avanzati  e  alla continua ricerca di nuove sfide  in campo lavorativo”.

Da Barcellona a New York. “Un anno dopo mi sono ritrovata alla scrivania dello studio di Daniel Libeskind  (http://daniel-libeskind.com/) a New York! Esperienza gratificante durante la quale ho seguito l’avanzamento di un progetto a grande scala, retail e business center nella città di Dusseldorf, Germania. Qui ho sviluppato eccellenti skill conoscitive, ma anche doti organizzative, interpersonali e di comunicazione, sempre interagendo in un ambiente  molto  internazionale”. Dopo gli Stati Uniti è stata la volta del Brasile. “Sono partita per Rio de Janeiro, città in cui mi trovo ora a svolgere la professione di architetto, collaborando con un giovane studio Carioca  (www.rioarquitetura.com/) . La cultura, i colori, e l’energia di questo luogo mi hanno da subito affascinata. Questo è  un periodo storico importante per i brasiliani,  se si pensa alla crescita economica ed i grandi eventi in vista, quali  la  Coppa del  Mondo  di Calcio nel  2014 e le Olimpiadi  nel 2016. Un insieme di fattori che stanno offrendo tante opportunità, spazio ai giovani ambiziosi e con voglia di fare, un grande riscatto per il gigante dormiente,  che sta accogliendo noi europei in maniera calorosa, invidiando il nostro sistema educativo e di formazione. E’ qui dove sento che le mie competenze sono più valorizzate, ed una volta tornata in Italia, spero che il mio contributo possa essere ancora maggiore. Io credo che sia giusto per un giovane laureato italiano, con possibilità, svolgere un’esperienza lavorativa all’estero. Questo serve a mettersi in discussione, rendere più elastica la mente, imparare una nuova lingua, interagire con persone provenienti da culture diverse in un mondo sempre più globalizzato; un arricchimento e bagaglio personale, per poi rientrare nel proprio paese di origine ed avere qualche cosa da condividere e  trasmettere”.