AlmaLaurea News

To can or not to can? Sette italiani su dieci non sanno l’inglese

Ma 60 laureati su 100 lo parlano correttamente
09 Luglio 2013

Yes, we can. Il 21% del milione e 800 mila studenti della banca dati di AlmaLaurea sa l'inglese fluentemente. Se estendiamo la conoscenza a un livello buono/intermedio (piuttosto che ottimo/fluente) arriviamo al 60% di laureati.
Il 20% parla il francese a livello buono/intermedio. L'11% lo spagnolo e il 4,5 il tedesco. Sempre in modo buono/intermedio. Il portoghese è la dote di 25.000 laureati, il russo di 17.000, l’arabo di 12.000, il cinese di 11.000, il giapponese di 8.000.

Il dato sui laureati ribalta quindi – a favore degli anglofoni – i numeri raccolti da Linkiesta, secondo la quale “in Italia, tra le forze lavoro solo tre persone su dieci dichiarano di essere in grado di sostenere una conversazione telefonica in inglese”.

Non c’è differenza fra settore pubblico e privato: il 71,3-71,4% dice di non sapere parlare in inglese al telefono. La percentuale sale al 64,4 in imprese con più di 250 dipendenti. Ben diverso il discorso per fase di età. La percentuale di chi ha padronanza dell’inglese nel settore pubblico passa dal 48,2 % dei più giovani, fra i 18 e i 29 anni, al 17,9 per i 50-64 anni.

Eppure “la crescita dell’Italia passa anche dalla possibilità di comunicare bene con il resto del mondo” scrive Linkiesta. “Nella pubblica amministrazione, un ufficio anglofono può trarre molti vantaggi nell’attrarre fondi dall’Unione Europea. La conoscenza dell’inglese è una componente importante di quella che, nel gergo comunitario, è chiamata absorption capacity, vale a dire la capacità di presentare progetti in ambito comunitario che abbiano almeno la speranza di essere considerati, prima ancora che accettati e anche la capacità di portarli a compimento con successo. Ciò vale per gli enti pubblici e, quindi, anche per i centri per l’impiego. Un esempio di grande attualità in questi giorni è quello dell’European Youth Guarantee”.

L’indagine Language knowledge in Europe, realizzata nel 2011, conferma che l’Italia è uno dei paesi membri dell’Unione Europea in cui la conoscenza delle lingue straniere è più bassa. Con il 12.4% che parla inglese, si colloca dopo Germania (29.8%), Austria (40.5%), Francia (22.9%), Spagna (11.3%). Viceversa, i paesi scandinavi sono quelli dove la conoscenza dell’inglese è più diffusa. In Svezia, la quota della popolazione che conosce l’inglese raggiunge il 52.5%.

“Secondo i dati AlmaLaurea, in Italia, solo il 7% dei laureati nel 2012 ha fatto l'Erasmus. - dice Linkiesta - Un altro 5,1% ha svolto periodi di studio all’estero nell’ambito di altri programmi oppure da solo”. Secondo il quotidiano: “Molti di chi ha fatto l’Erasmus, però, hanno scelto la Spagna o altri paesi di lingua latina, proprio per evitare di dover imparare l’inglese”.

Affermazione non dimostrata dal Programma Erasmus della Commissione Europea: l’amore per la Spagna riguarda la grande maggioranza degli studenti coinvolti nel progetto nel 2011-2012, quasi 40 mila su oltre 250 mila. Simile anche il numero di giovani spagnoli andati all’estero. Seguono fra le preferite come traffico in uscita ed entrata Francia e Germania, fra i 28 e i 29 mila giovani all’anno. Il boom percentuale di crescita l’ha avuto la Croazia, più 62% determinato dalla novità di Erasmus per il Paese adriatico. Segue la Danimarca, con il 20.

I corsi più seguiti sono Scienze sociali, studi di business e legge (41.4%), seguiti dalle facoltà umanistiche ed artistiche (21.9%), ingegneria e altri studi scientifici sono al 15.1%.

Erasmus ha offerto nel 2011-2012 435 corsi intensivi di lingue - esclusi inglese, tedesco, francese, spagnolo - in 26 Paesi per 6.631 studenti. Metà preferita l’Italia, seguita dal Portogallo.