Università

Quattro manager su dieci non hanno la laurea

10 Luglio 2013
Il 37 per cento degli occupati italiani classificati come “manager” ha completato tutt’al più la scuola dell’obbligo. Dati 2010, la situazione non è cambiata. La media dei 15 Paesi dell’Unione europea occidentale è del 19 per cento; in Germania, con un peso del settore manifatturiero simile al nostro, la consistenza dei manager senza laurea arriva appena al 7 per cento.
 
Il gap fra laurea ed occupazione è uno dei punti centrali del ragionamento fatto da Almalaurea nel suo Profilo dei laureati 2012.
 
E’ un panorama di ombre e luci, che sfata anche alcuni luoghi comuni come quello dei troppi laureati  (sostenuto ultimamente dalla rivista Focus e dal sindaco magnate di New York, Bloomberg, e rilanciato nel nostro Paese): in Italia i laureati fra i giovani dai 25 ai 34 anni è la metà che negli Usa, 21% contro il 42.
 
"Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare o tardare ad affrontare in modo deciso le questioni della condizione giovanile e della valorizzazione del capitale umano" dice Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea.  Già nel 2004-2008 L’Italia ha visto una riduzione delle professioni ad alta specializzazione (manager, imprenditori, liberi professionisti) in controtendenza rispetto agli analoghi  Paesi Ue, dal 31% della Gran Bretagna al 17% nostro. La situazione è peggiorata con la crisi in un meccanismo che si mangia la coda, dice Cammelli. La struttura occupazionale italiana va ricondotta soprattutto al modello di specializzazione produttiva del Paese e ai tratti tipici del nostro tessuto imprenditoriale:  ridotta dimensione aziendale, prevalenza di una gestione familiare. "Un sistema produttivo arretrato non assorbe laureati" dice AlmaLaurea. La quota dei lavoratori con solo la licenza media raggiunge il 35,4% , contro il 22% della Ue e il 13,5 della Germania. L’obiettivo Ue per il 2020 è il 40%, L’Italia non ce la farà (ora 15,9% i giovani e 24,7 le ragazze con laurea). E gli stranieri iscritti alle nostre università sono solo il 3,5%, contro l’8 dei Paesi Ocse.
 
Il Profilo si pone quindi come obiettivo dare uno strumento agli atenei e al governo per valutare la situazione e migliorarla. La laurea nonostante tutto "rende": nell’intero arco della vita lavorativa, l’occupazione dei laureati è del 12% superiore rispetto ai diplomati. Così crescono i figli dei non laureati che ottengono una laurea: il 71%, aumentano i giovani di estrazione operaia (28%). I lavoratori-studenti sono il 7,7 che sale al 23 e 18% per Giurisprudenza e Magistero. La frequenza dichiarata è altissima ad Architettura, 91%, e Ingegneria, 81, bassa a Legge, 36%  su una media di tutte le facoltà del 68. Considerando solo chi si immatricola nell’età canonica, l’età alla laurea passa da 26,8 dei laureati 2004 a 24,9 anni di quellii 2012: 23,9 anni per i laureati di primo livello; 25,2 anni per i magistrali; 26,1 per i magistrali a ciclo unico.