Lavoro

Progetto Tirocini dell’Emilia-Romagna

Ma per la crisi diminuiscono i posti
17 Luglio 2013
Tre differenti tipologie di tirocinio, con l’obbligo di corrispondere al tirocinante una indennità mensile pari a 450 euro. Sono le principali novità del Progetto di Legge in materia di tirocini approvato dalla giunta regionale dell’Emilia-Romagna. “Sono misure – dice l’assessore Patrizio Bianchi - finalizzate ad accompagnare le persone nelle transizioni tra un percorso formativo e il lavoro o tra un lavoro e un altro, a favorire l’acquisizione di competenze anche attraverso esperienze dirette nelle imprese e a ridurre i tempi di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro”. 
 
La nuova iniziativa arriva mentre si assiste tuttavia ad una forte riduzione nel numero di tirocini attivati, sia per la crisi economica sia per le incertezze normative. Dei quasi 15mila tirocini complessivi del 2010, si è passati ai 14mila nel 2011 fino ai 10.448 del 2012, con una diminuzione più consistente per le femmine, - 2.474, che per i maschi, -1.905.
Dal 2011 al 2013 oltre il 90% dei tirocinanti ha attivato una sola esperienza. Si tratta per oltre l’80% di giovani di età compresa tra i 18 ai 34 anni, di cui circa la metà non supera i 24 anni, con alti livelli di scolarizzazione (oltre il 60% è in possesso di titolo di laurea o di alta specializzazione). 
Con il nuovo Progetti diventano tre le tipologie di tirocinio previste. 
La prima è per agevolare le scelte professionali e la possibilità di occupazione nella transizione tra la formazione (scuola/università/formazione professionale) e lavoro. I destinatari sono giovani che hanno conseguito un titolo studio negli ultimi dodici mesi.
La seconda tipologia riguarda i tirocini di inserimento o di reinserimento al lavoro,  rivolti principalmente a disoccupati, persone in mobilità e inoccupati, ma attivabile anche in favore di lavoratori in cassa integrazione.
La terza tipologia si rivolge all’orientamento e formazione o di inserimento e reinserimento in favore di persone con disabilità (ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge n. 68/1999), persone svantaggiate (legge n. 381/91) nonché richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria e persone in percorsi di protezione sociale (art.18 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286).  
Il progetto di legge stabilisce la durata massima, eventuali proroghe comprese, di sei mesi per i tirocini formativi e di orientamento, dodici mesi per i tirocini di inserimento/reinserimento e dodici mesi per i tirocini in favore di soggetti svantaggiati. Nel caso di soggetti con disabilità la durata complessiva può arrivare fino a ventiquattro mesi, e sono inoltre previste condizioni di maggior favore per la durata e la ripetibilità del periodo per soggetti con disabilità, svantaggiati, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria e persone in percorsi di protezione sociale.
 
In caso di violazioni degli obblighi del soggetto promotore e/o ospitante sono previste l’immediata interruzione del tirocinio e il divieto di attivarne altri nei successivi dodici mesi. E ancora, in caso di mancato od intempestivo invio della convenzione e del progetto formativo da parte del soggetto promotore la legge prevede sanzioni amministrative pecuniarie.
Il progetto di legge esclude la possibilità di realizzare più di un tirocinio con il medesimo tirocinante, nonché di impiegare il tirocinante in attività non coerenti con gli obiettivi formativi del tirocinio stesso.
L’azienda può ospitare un tirocinante se non ha effettuato licenziamenti nei dodici mesi precedenti l’attivazione del tirocinio, salvi quelli per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, e fatti salvi specifici accordi sindacali con le organizzazioni territoriali più rappresentative. Viene inoltre quantificato il rapporto tra lavoratori dipendenti a tempo indeterminato del soggetto ospitante e numero di tirocinanti che possono essere ospitati contemporaneamente, escludendo da tali limiti i tirocini promossi in favore di soggetti svantaggiati e con disabilità.