Lavoro

Ministro Bonino: “Superare la paura dei cervelli in fuga”

Ma all’estero i laureati “emigrati” dall’Italia guadagnano molto di più
19 Luglio 2013
Per un ingegnere informatico, lavorare all’estero consente, a tre anni dalla laurea, di guadagnare quasi il doppio che in Italia. In Italia fra il 2008 e il 2012, ad un anno dalla laurea, le retribuzioni reali per questo gruppo di laureati si sono ridotte del 9% . 
Dai dati AlmaLaurea esce ancora una volta la difficoltà di trattenere in Italia i “Cervelli”. O anche di farli tornare, come spera il ministro degli Esteri Emma Bonino. “La mentalità italiana deve uscire dal guscio del provincialismo, - è il parere della responsabile della Farnesina - superare la paura dei cervelli in fuga e aiutare piuttosto i nostri talenti all'estero a fare esperienza e poi tornare in Italia". "Per accrescere la nostra competitività – dice la titolare degli Esteri - occorre metterci di più in gioco, attrarre i cervelli in movimento, entrare in rete con loro, avere un approccio aperto al mondo globale". Gli addetti scientifici, commenta, oltre a potere "contribuire anche a rinnovare la mentalità dell'Italia", hanno "un ruolo cruciale per mettere la ricerca al centro dell'azione di rilancio dell'economia e della mentalità del Paese". 
Le cifre raccontano però la difficoltà del tema. Gli occupati italiani all’estero a cinque anni dalla laurea, dice AlmaLaurea, dispongono di un guadagno mensile netto notevolmente superiore alla media (2.324 euro contro i 1.378 degli occupati in Italia). A un anno dalla laurea, gli specialistici trasferitisi all’estero guadagnano, 1.586 euro contro 1.024 dei colleghi rimasti in madrepatria. Le retribuzioni migliorano con il tempo all’estero più che nel nostro Paese: più 18% a cinque anni dalla laurea, contro il più 8% di chi rimane a lavorare in Italia. Tali divari si riducono rispettivamente al 12 e al 2% se considerano i salari reali. 
 
La laurea risulta più efficace all’estero che in Italia: 60% contro il 54,5%. Il 52% di coloro che lavorano all’estero utilizzano le competenze acquisite durante gli studi in misura elevata, 7 punti percentuali in più rispetto ai colleghi in Italia. Oltre il 70% dei laureati specialistici italiani occupati all’estero è impiegato nel settore dei servizi; in particolare, si concentrano nel ramo del commercio (15%), in quello istruzione e ricerca (14%), nel settore delle consulenze (9%) e nel ramo nformatico (7%). 
Il divario aumenta con il crescere della specializzazione. Sempre per gli ingegneri informatici: tra  il 2008 e il 2012, ad un anno dalla laurea, In Italia le loro retribuzioni reali si sono ridotte del 9% , così all’estero in tre anni la quota di laureati in questo settore è salita in maniera decisamente più elevata (più 10,8%) rispetto al complesso degli ingegneri (6,6%) e al complesso dei laureati (4,5%). I laureati specialistici italiani che lavorano all’estero provengono per la maggior parte da famiglie economicamente favorite, risiedono e hanno studiato al Nord e già durante l’università hanno avuto esperienze di studio al di fuori del proprio Paese. 
Sull’utilità degli stage all’estero durante gli studi, i dati AlmaLaurea dicono che chi li ha compiuti ha il 12% di probabilità in più di lavorare ad un anno dal conseguimento del titolo. Il 57% di chi ha svolto stage ha un punteggio negli esami  più elevato.
Secondo dati Ocse gli italiani che studiavano in atenei esteri erano 59 mila, gli stranieri in università italiane 62. Nell’anno scolastico 2011/12 i non italiani incidevano per il 6,2% (164,5 mila individui) sul totale degli iscritti al quinto anno dell’istruzione secondaria superiore e quindi fra i potenziali neo-immatricolati.