Lavoro

Gli ingegneri italiani? Bravi, pagati meglio degli altri laureati, ma all’estero guadagnano di più

23 Luglio 2013
I laureati in Ingegneria italiani sono fra le categorie professionali  che ancora si “salvano” , ma all’estero però guadagnano assai di più. A un anno dalla laurea il tasso di occupazione è superiore al 70%. A cinque anni è del  93,3%. Dati 2012, la situazione adesso è in peggioramento ma resiste. 
 
Lo dicono i dati diffusi da AlmaLaurea in vista del Congresso nazionale degli ingegneri fissato da domani al 26 luglio, a Brescia. 
 
A un anno dalla laurea lo stipendio medio degli ingegneri è di 1.304 euro, il gruppo è preceduto dalle professioni sanitarie (1.452 euro) e seguito da quello economico-statistico con 1.157 euro. Nettamente inferiori alla media risultano invece le retribuzioni dei laureati dei gruppi psicologico e letterario: il guadagno mensile netto non raggiunge mediamente gli 800 euro mensili e sale a 1.100 dopo cinque anni.
Anche a cinque anni sono soprattutto i laureati in ingegneria, delle professioni sanitarie e del gruppo economico-statistico che possono contare sulle più alte retribuzioni: 1.748, 1.662 e 1.603 euro. Se possono però gli specialisti scappano dall’Italia. Per un ingegnere informatico, lavorare all’estero consente di guadagnare, a tre anni dalla laurea, quasi il doppio che in Italia. Eppure, tra il 2008 e il 2012, ad un anno dalla laurea, le retribuzioni reali registrate dalle indagini AlmaLaurea per questo gruppo di laureati si sono ridotte del 9% (contro il 17% del complesso dei laureati specialistici).
La stessa indagine mostra che, a tre anni dalla laurea, la quota di laureati del 2009 occupati all’estero è decisamente più elevata per gli ingegneri informatici (10,8%) rispetto al complesso degli ingegneri (6,6%) e al complesso dei laureati (4,5%). La presenza di figure professionali di difficile reperimento è il frutto dell’interazione tra diversi fattori (difficoltà a valorizzare il laureato, scarsa informazione, vischiosità dei mercati del lavoro, elevati costi della mobilità geografica, canali e strumenti di reclutamento del personale poco efficienti). 
"Ora molti specialisti - spiega il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli - varcano i confini e vanno a cercare all'estero un posto di lavoro. I nostri cervelli in fuga non cercano tanto stipendi più alti, ma all'estero si realizzano prima le loro capacità, viene utilizzato di più e meglio il nostro capitale umano. Colpa della crisi se perfino i nostri ingegneri non trovano lavoro e vanno all'estero, ma anche di un Paese che non sa valorizzare i giovani una volta formati"
Gli ingegneri comunque come livello di stabilità, a 5 anni, seguono i laureati delle professioni sanitarie (85% a 96%),  dietro vengono i laureati in Economia statistica (84%) e Giurisprudenza (80%). Se per le prime due professioni  la maggiore stabilità è dovuta alla più elevata quota di contratti a tempo indeterminato, i laureati del gruppo giuridico sono nettamente di più lavoratori autonomi (55%). All’estremo opposto si trovano i gruppi letterario, geo-biologico, educazione fisica e linguistico tutti con una quota di lavoro stabile inferiore al 55%. 
 
L’ingegnere rimane comunque la professione “maschile” per eccellenza, con il 77% dei laureati, seguita dalle scienze economiche e statistiche con il 67. 95% Le ragazze continuano a scegliere l’insegnamento al 95%.  Seguono l’area linguistica (83%), psicologica (82%), politico sociale (70%) e letteraria (69%).
Fra i giovani che si iscrivono all’università, secondo dati 2012 del Ministero dell’Istruzione, Ingegneria è l’area didattica più scelta dopo quella economico-statistica (14,5 contro 14,9%), seguita da quella giuridica (11,5%). A iscriversi sono soprattutto i ragazzi con la maturità scientifica e tecnica: il 20%.
 
Ad un anno dalla laurea di primo livello, lavora in modo stabile il 41 per cento dei giovani, il 34 per cento dei laureati specialistici. Rispetto al 2008, 10 punti in meno per i laureati triennali, 6 punti in meno per i laureati specialistici. 
Se si confrontano i dati dell'ultimo quadriennio (2012-2008), si registra una contrazione delle retribuzioni reali tra il 16% e il 18%. Anche se, come per la stabilità lavorativa, la situazione tende a migliorare con il trascorrere del tempo dal conseguimento del titolo. A 5 anni, infatti, le retribuzioni nette mensili si attestano a circa 1.400 euro. Se ingegneri, laureati in medicina e scienze economiche sono quelli che guadagnano di più, all'opposto guadagnano sotto i mille euro al mese gli psicologi (963 euro). Mentre restano intorno ai mille euro mensili i laureati in ambito letterario (1.073 euro) e i gli insegnanti (1.122 euro).