Lavoro

L’Italia al 29° posto come innovazione

La precedono Paesi altrettanto nei guai. AlmaLaurea: “Investire sui giovani”
24 Luglio 2013
L’Italia migliora ma continua ad essere molto indietro nella classifica del Global Innovation Index.  Passa dal 36° al 29° posto nel rapporto annuale preparato dalla francese Insead, una delle più prestigiose scuole di business e direzione aziendale, dalla Cornell University e dalla World Intellectual Property Organization.  Precediamo di un punto la Cina, siamo alle spalle di Repubblica Ceca, Cipro, Spagna, Estonia, Malta. Cioè di nazioni anche loro con molti problemi. Oltre che di Paesi come Austria e Australia, Corea del Sud, Nuova Zelanda e Giappone.
“E’ un’ulteriore dimostrazione – commenta Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - della necessità di riportare al centro del dibattito pubblico il valore della cultura, della ricerca scientifica, dell’innovazione e dell’educazione.  A vantaggio del progresso nel nostro Paese. I nostri giovani non possono più attendere: il nostro futuro dipende da ciò che seminiamo oggi. Anche nei tempi di carestia il contadino taglia su tutto ma non sulla semina” .
In prima posizione, la Svizzera si conferma come la nazione più innovativa, davanti a Svezia, Regno Unito, Olanda e Stati Uniti (che l'anno scorso erano scivolati in decima posizione) su un totale di 142 Paesi esaminati. Al sesto posto, la Finlandia precede Hong Kong, Singapore, Danimarca e l’Irlanda che chiude la Top10. La Cina è 35/esima. 
Il Global Innovation Index analizza 142 paesi secondo 84 indicatori, riuniti in sette macrocategorie (istituzioni, capitale umano e ricerca, infrastrutture, sofisticazione del mercato, sofisticazione del business, conoscenza e tecnologia, creatività) per valutarne il grado di innovazione e la capacità di utilizzarlo come leva di sviluppo economico e sociale. Presentato al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, il report è una delle più accreditate fonti cui fanno riferimento grandi aziende, ministri e capi di stato per orientare investimenti e strategie legati all'innovazione.
L’Italia è al 29° posto, dopo la maggior parte dei paesi europei, nel 2012 era al 36° posto, ha scalato sette posizioni. A portarci verso l’alto sono il 6° posto nella qualità delle esportazioni, il numero di anni dedicati alla scolarità (19°), le infrastrutture (20°), la produzione di conoscenza e tecnologia (21°).
Ma le debolezze rimangono tantissime. La più grave riguarda il regime fiscale imposto alle imprese: siamo al 119° posto su 142 Paesi. A far ristagnare il business privato contribuiscono anche i costi per l’avvio di una nuova attività imprenditoriale (86° posto) e la rigidità delle regole che controllano il mercato del lavoro (84°). Altri dati negativi come presenza di modelli di business orientati al mercato tecnologico (81°), la facilità di ottenere credito (93° posto), la produzione “creativa” intangibile, cioè brevetti, creazione di nuovi modelli di business e organizzativi (81° posto), la pubblicazione di prodotti editoriali come libri e giornali (57°).
Per il capitale umano l’Italia è al 53° posto per quanto riguarda i finanziamenti alla scuola pubblica, al 47° come competitività del settore ricerca e sviluppo. La nostra Pubblica amministrazione è 80esima per i servizi online ai cittadini e sul piano ambientale, l’Italia soffre a causa di due profonde ferite: il 5,9% di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili fa scivolare il paese al 64° posto, mentre il cemento abusivo fa sprofondare il valore complessivo dell’impronta ecologica al 107°. La scarsa presenza di leggi a difesa dei contraenti di debiti ci condanna alla 97° posizione nella tutela dei diritti di chi richiede prestiti alle banche. Inoltre, la scarsa capitalizzazione del mercato (un 5,8% che equivale al 79° posto) sembra tenere alla larga i venture capitalist (62°) o dal comprare materie prime e prodotti d’esportazione (95°). Basse prestazioni anche per quanto riguarda la ricerca svolta o finanziata da ditte private (32° e 37° posto), il grado di collaborazione con le università (63°) e l’attrazione di fondi di ricerca dall’estero (27°)
 
I primi posti della classifica 2013 sono quasi tutti europei: dopo la Svizzera si posizionano Svezia, Regno Unito, Olanda, Stati Uniti, Finlandia, Hong Kong, Singapore, Danimarca e Irlanda. Unica variazione nella top ten degna di nota, rispetto allo scorso anno, è la scalata degli Stati Uniti, che dal 10° posto è passato al 5° in virtù, dice il report, della costanza nel mantenere elevati gli investimenti in ricerca, sviluppo e settori innovativi nonostante la crisi economica e finanziaria.
 
La considerazione principale è proprio che, nonostante la crisi economica, l’innovazione è viva e vegeta: nella maggior parte dei paesi analizzati gli investimenti in ricerca e sviluppo hanno superato i volumi del 2008 e nuovi epicentri di innovazione si stanno diffondendo in tutto il mondo. Nei mercati emergenti, i paesi che nel 2013 si distinguono per la significativa spinta innovativa sono 18, fra cui Moldavia, Armenia, Mongolia, Kenya, Senegal, Montenegro, Costa Rica, Vietnam, Georgia, oltre naturalmente a India e Cina. Questi paesi, dice il rapporto, si sono focalizzati sui tre pilastri su cui si basa l’innovazione: hanno promosso l’istruzione e “creato” talenti, hanno facilitato lo sviluppo di una cultura imprenditoriale e creato terreno fertile per le nuove imprese; hanno, infine, costruito strutture istituzionali di supporto all’innovazione.
Gli ultimi tre posti della classifica 2013 sono occupati da Madagascar, Sudan e Yemen.