Università

Futuri medici, in 75mila al test. Bonus maturità cancellato per l'accesso all'università.

Posto sicuro e retribuzioni alte dietro al boom. La graduatoria nazionale porterà le matricole anche a spostarsi da casa.
10 Settembre 2013
«Crea disparità», ha ammesso il presidente del consiglio, Enrico Letta. Quindi il bonus maturità va in soffitta, prima ancora di essere messo alla prova. Le polemiche erano state tante nei mesi scorsi, su quei punti in più assegnati ai ragazzi che si sottopongono in queste ore ai test per l'accesso alle facoltà a numero programmato. Niente bonus, tutti in «gara» alle stesse condizioni. A decidere se entreranno nel corso di studi prescelto sarà solo il test: 60 quesiti in 100 minuti. Sono 84.165 gli iscritti (ma quasi 10mila meno quelli che si sono effettivamente presentati all'appello) a contendersi i 10.771 posti disponibili per l'anno accademico 2013-14 (inclusi i posti riservati agli studenti stranieri che, per il solo corso di Medicina, possono essere utilizzati se eventualmente non coperti).
 
ALL'ESAME - C'è Claudia, che ha le idee chiare: vuol diventare medico. Neurochirurgo. Sono tre anni che apparecchia il suo sogno: corsi «supplementari» di biologia, convegni sul cervello, letture, conferenze. Si è presentata all'esame, alla Statale di Milano, con una maturità eccellente (100/100), conquistata in uno dei più selettivi licei milanesi, 9 punti di «bonus», un'estate passata ad allenarsi su domande di logica e strategie di risposta ai test («fondamentale la velocità di decisione, la capacità di valutare se rischiare o no una risposta sbagliata e quindi una penalizzazione»).
 
LONTANO DA CASA - Naturalmente ha pronto un piano «B» («mi sono iscritta anche a Farmacia, Biotecnologie mediche e Scienze biologiche») e l'idea di trasferirsi in un'altra città - se dovesse essere assegnata a un ateneo diverso dalla sua «prima scelta» - non la preoccupa. Viola (anche lei liceo Classico a Milano) ha studiato tanto, soprattutto biologia e chimica («la parte che ha più peso nel test: ben 22 domande, contro 4 di matematica, 4 di fisica, e 5 di cultura generale»). Tra la trentina di opzioni disponibili, ha selezionato gli atenei più vicini a casa: la «prima scelta»; ma - dice - «se dovessi essere presa in un'altra regione potrei anche pensare di trasferirmi: sarebbe un'opportunità comunque, non vorrei rinunciare». AncheDaniele sostiene l'esame a Milano «ma con la graduatoria nazionale ci sarà molta più concorrenza: per esempio puoi tentare a Bari e indicare Pavia come prima destinazione», spiega. Un po' l'obiettivo di Anna, 90 alla maturità scientifica a Caserta, che fa il test alla Federico II di Napoli, ma punta a Roma, la Sapienza. 
 
GRADUATORIA NAZIONALE - Saranno in molti a studiare lontano da casa, cambiare città, amici, abitudini. È forse questa la più importante delle novità dell'esame. C'è il boom di iscrizioni (84mila candidati, 23% più che nel 2012 a posti sostanzialmente invariati, circa 11mila); c'è il nuovo test, che punta meno sulla cultura generale e più sulle materie scientifiche; del bonus - assegnato in base al voto di maturità - si è già detto; e c'è la «graduatoria nazionale», nata per evitare sperequazioni tra atenei, che dovrebbe rendere il metodo di selezione dei futuri medici più meritocratico e insieme più competitivo. Non ci si confronta più con un migliaio di persone in una singola università, ma con decine di migliaia in tutta Italia. Un esempio? L'anno scorso, con un punteggio di 43 o 44 non si poteva essere ammessi alla Bicocca a Milano, dove il minimo richiesto era 45. A Trieste bastava un 40. Alla Sapienza 37. Quest'anno i risultati vengono accorpati in un'unica graduatoria nazionale: se uno studente non rientra nel numero dei posti previsto per l'ateneo in cui sostiene l'esame - ma col suo punteggio rientra nel numero dei posti totali a livello nazionale - «si prenota» per un altro ateneo.
 
BORSE PER I BRAVI - Quella in arrivo è una piccola «rivoluzione culturale», soprattutto per gli aspiranti medici, categoria tra le più legate al territorio. Un'elaborazione di Almalaurea per Corriere.it racconta che ben il 95% dei medici residenti al Nord hanno studiato e lavorano nella propria area di residenza (al Sud la percentuale scende a un 66%, comunque molto più alto del 48% delle altre professioni). Per agevolare la mobilità, il ministero dell'Istruzione ha messo a disposizione degli studenti più bravi una dote di 17 milioni di euro. Un decreto ministeriale che porta la firma di Maria Chiara Carrozza prevede borse da 5mila euro (per un migliaio di studenti, calcolano al ministero) per la mobilità delle matricole dell'anno accademico 2013/2014. Potranno candidarsi (domanda online entro il 26 settembre attraverso il portale Universitaly) i neodiplomati che scelgono un corso di laurea triennale o magistrale a ciclo unico in una Regione diversa da quella di residenza. L'iniziativa è aperta a tutti gli studenti (capaci, meritevoli e privi di mezzi) che si iscriveranno a università statali e non - escluse quelle telematiche - e manterranno una media elevata nel corso degli studi: minimo 28/30, con l'obbligo di conseguire almeno il 90% dei crediti formativi previsti dall'anno accademico.
 
COSA SERVE PER FARCELA - Ma se fino ad oggi hanno dominato incertezza (sarà solo uno su 8 a farcela), difficoltà, scomodità, che cosa fa di Medicina la facoltà più ambita? C'è chi evoca l'immaginario televisivo, il modello di trasmissioni di successo, da «E. R.» a «Dottor House». La realtà è che le professioni mediche sono considerate, oltre che prestigiose eaffascinanti, anche remunerative e, dunque, appetibili. «Dato che ormai da 20 anni sono a numero chiuso e che serve grande impegno per completare tutto il percorso di studi, Medicina e Odontoiatria garantiscono ancora buone possibilità di inserimento lavorativo», conferma Luigi Conte, segretario generale della Federazione nazionale Medici. Quanto «buone» lo dice lo studio di Almalaurea: oltre 3 dottori su 5 (il 61%) trovano lavoro a un anno dalla laurea. E a dieci anni dal titolo, i medici sono in vetta alle classifiche per tasso d'occupazione (95%) e retribuzione (2.400 euro in media al mese, contro 2mila di un ingegnere, 1.600 di un farmacista, 1.200 di un insegnante). Sarà anche una «lotteria», insomma, ma val la pena tentare. Cosa serve per farcela? Convinzione, interesse, determinazione - dice Andrea Cammelli, direttore di Almalaurea.
 
PRO E CONTRO - Resta il fatto che per capire se uno studente è idoneo non bastano le domande-quiz. Lo sostiene, con toni accesi, la frangia di studenti che invoca accesso libero a tutte le università («Un sistema incostituzionale e lesivo dei diritti degli studenti. Tutti devono avere la possibilità di provarci - diceMichele Orezzi, coordinatore dell'Udu, il sindacato degli Universitari). Il Codacons lancia attraverso il proprio sito Internet un ricorso collettivo al Tar contro il numero chiuso per le facoltà di Medicina e Odontoiatria («test illegali, per la formulazione e per la procedura di determinazione di posti disponibili» dice Carlo Rienzi, il numero uno dell'associazione). Anche le istituzioni hanno qualche perplessità: a partire dal ministro, che ha istituito unacommissione per ripensare il contenuto dei test. 
Qualche indicazione proviene dalle associazioni di categoria: sacrosanto il principio del numero programmato, che però va accompagnato da vero orientamento nelle scuole superiori; prove di ammissione coerenti («che siano davvero una selezione e non esercizi di enigmistica qualsiasi»); test psico-attitudinali per approfondire personalità, sensibilità e attitudini degli aspiranti camici bianchi. «Motivazione» deve diventare, sempre più, la parola chiave. Anche perché, come sottolinea Andrea Lenzi, presidente del Consiglio universitario Nazionale, «la professione del medico richiede non solo sei anni di corso di laurea e 5 di istruzione, ma studio e formazione per tutta la vita».