Università

Tirocini e stage a scuola e in università

Coinvolgono 56 laureati su cento e aumentano del 12% la probabilità di trovare un’occupazione. Cammelli, AlmaLaurea: “Il trend di crescita segnala l’intesa crescente università-mondo del lavoro. Ma devono essere di qualità”
11 Settembre 2013

Tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi sono uno degli obiettivi strategici della riforma del 3+2. Il loro trend di crescita segnala un decisivo progresso sul terreno dell’intesa e della collaborazione università-mondo del lavoro, pubblico e privato. Un obiettivo strategico la cui bontà è documentata dalle indagini AlmaLaurea le quali mostrano che, a parità di condizioni, le esperienze di tirocinio e stage aumentano la probabilità di trovare un’occupazione di ben il 12 per cento. Ha dunque ragione il ministro Maria Chiara Carrozza a insistere: mai più un laureato che arrivi a 25 anni senza mai avere avuto un’esperienza di lavoro. Tirocini e stage svolgono sia una funzione formativa sia di orientamento formativo e professionale. Come detto, i passi fatti in avanti sono notevoli, così come emerge dalle più recenti indagini del Consorzio Interuniversitario e sono confortanti, sebbene quello della conoscenza del mondo del lavoro già durante gli studi, sempre più necessaria ai giovani, sia un terreno ancora fertile, dove ancora molto si può e si deve fare. Senza dimenticare, come sostiene Andrea Cammelli fondatore di AlmaLaurea, che l’esperienza di stage deve essere fatta presso aziende, centri di ricerche, ecc. di qualità e coordinata dal personale universitario e da quello delle aziende: diversamente il giovane rischia di perdere tempo. L’indagine condotta da AlmaLaurea nel 2008 conferma l’importanza formativa delle esperienze di qualità compiute (in maggioranza) ma anche i limiti delle esperienze prive di qualità.
Nel 2004 tirocini e stage coinvolgevano appena venti laureati pre-riforma su cento. Nel 2012 queste importanti esperienze hanno riguardato, pur con ampie differenze per gruppo di corso di laurea, 56 laureati su cento, con una punta del 68% tra i laureati triennali che non intendono iscriversi alla specialistica e del 72% tra quelli magistrali se si considerano anche i tirocini e gli stage svolti nel corso del percorso triennale.

 

 

In generale si osserva una più ampia utilizzazione di stage e tirocini nei gruppi delle professioni sanitarie, insegnamento, chimico-farmaceutico, educazione fisica ed agrario. Nel gruppo giuridico solo 13 laureati su cento hanno svolto un’attività di tirocinio formativo riconosciuta.

 

 

La durata dei tirocini e le attività lavorative riconosciute

Il 22 per cento dei laureati ha svolto tirocini di durata superiore alle 400 ore. Sono generalmente più lunghi i tirocini svolti dai laureati dell’area tecnico-scientifica rispetto a quelli dell’area delle

scienze umane e sociali e dai laureati magistrali a ciclo unico (il 38 per cento, tra questi ultimi, ha svolto un tirocinio di durata superiore a 400 ore).

Le attività lavorative già svolte e successivamente riconosciute dal corso in quanto coerenti col percorso formativo costituiscono il 17 per cento del totale delle attività di tirocinio svolte dai laureati, con evidenti differenze tra i gruppi disciplinari.

 

 

I riconoscimenti di attività lavorative pregresse sono molto diffusi nei gruppi politico-sociale, giuridico, linguistico ed economico-statistico (dal 27 al 30 per cento delle attività di tirocinio), rari nelle discipline mediche delle professioni sanitarie e quelle del gruppo chimico-farmaceutico (al di sotto del 5 per cento).

Quanto alle vere e proprie attività di tirocinio organizzate dal corso di laurea, la maggior parte di esse vengono svolte al di fuori dell’università: fanno eccezione medicina e odontoiatria e il gruppo geo-biologico, i cui laureati hanno svolto i tirocini prevalentemente presso l’università.

Gli stage a scuola

Grazie alle indagini AlmaDiploma, sebbene ancora un  prototipo rispetto al modello AlmaLaurea, è possibile rilevare anche le esperienze di stage che coinvolgono gli studenti delle scuole secondarie superiori. Il 42 per cento dei diplomati 2012 ha svolto uno stage previsto dai programmi scolastici. Fra gli studenti che hanno svolto questa esperienza, il 23 per cento ha svolto stage di lunga durata (oltre 150 ore), il 29 per cento stage intermedi (81-150 ore) e il 48 per cento stage entro le 80 ore. Lo svolgimento di queste attività formative, sia per diffusione sia per durata, risente ovviamente del fatto che negli indirizzi professionali tali attività formative sono praticamente obbligatorie. In ogni caso, gli stage sono rari (meno del 15 per cento degli studenti) solo nei programmi didattici del liceo classico e del liceo scientifico. Nella grande maggioranza dei casi gli studenti che hanno svolto questa attività formativa hanno dichiarato che i compiti sono stati assegnati in modo chiaro (93 per cento), che lo stage è stato organizzato efficacemente (92 per cento), è risultato utile per la formazione (88 per cento) e l’attività di tutoraggio è stata soddisfacente (88 per cento). La valutazione degli stage è risultata più positiva proprio dove questa esperienza formativa è più diffusa (cioè negli indirizzi professionali e tecnici).

Nostro auspicio è che gli stage diventino un’attività formativa universalmente prevista dai programmi scolastici della scuola secondaria superiore in senso generale. D’altra parte la recente normativa procede in questa direzione, in quanto prevede per i licei che “l’approfondimento [delle conoscenze, delle abilità e delle competenze richieste per l’accesso ai relativi percorsi o per l’inserimento nel mondo del lavoro] può essere realizzato anche […] attraverso l’attivazione di moduli e di iniziative di studio-lavoro per progetti, di esperienze pratiche e di stage”.