Lavoro

Un’esperienza all’estero? C’è Scambieuropei

Intervista a Stefano Campanari, presidente dell’associazione e direttore del portale che offre informazioni sulla mobilità europea e che collabora con AlmaLaurea per la diffusione delle opportunità di lavoro all’estero.
17 Settembre 2013
Dall’alloggio durante l’Erasmus ai consigli per lavorare o fare uno stage fuori dall’Italia: per chi desidera vivere un’esperienza all’estero il punto di partenza può essere Scambieuropei.com. Nato nel 2007 come “blog di nicchia”, oggi il portale accoglie più di 20mila utenti unici al giorno alla ricerca di informazioni su cosa fare prima di partire e su come organizzare al meglio il proprio soggiorno. Un sito che collabora con AlmaLaurea per la segnalazione delle opportunità all’estero. “Oltre a fare informazione e a promuovere le possibilità di mobilità europea dando visibilità alle opportunità esistenti, Scambieuropei è anche un’associazione attraverso cui realizziamo nuovi progetti che permettono ai giovani di vivere nuove esperienze” racconta Stefano Campanari, giovane presidente dell’associazione e direttore del portale. 
 
Come nasce l’idea di Scambieuropei?
“Ero appena tornato dal mio primo scambio, un progetto realizzato tra Tatvan e Van. Una zona particolarmente instabile, proprio sotto le montagne che segnano il confine tra Kurdistan, Iraq e Iran. L’esperienza mi aveva segnato, sotto tutti i punti di vista. Sceso dall’aereo, Roma mi era sembrata sterile, inadatta ad offrirmi gli stimoli di cui avevo bisogno. L’obiettivo era solo uno: partire. Ogni giorno rastrellavo il web a caccia dell’opportunità giusta. In fin dei conti le possibilità c’erano. Il problema maggiore era un altro: la mancanza di visibilità. Un giorno, spronato da buoni amici consiglieri, mi decisi: avremmo aperto un blog d’informazione sulle possibilità di mobilità in Europa. Un contenitore unico, un punto di riferimento per chiunque volesse partire, un faro per i giovani italiani con la voglia di provare altrove”.
 
Ci racconti le tue esperienze all’estero?
“Le mie esperienze all’estero coincidono con il più classico dei percorsi: l’Erasmus che ti cambia, casa tua che inizia ad andarti stretta, e poi qualsiasi cosa pur di partire. Ho vissuto qualche anno tra Francia e Spagna, portando avanti il progetto Scambieuropei a distanza (quando ancora eravamo poco più che un blog di nicchia) e lavorando allo stesso tempo con realtà locali. Il confronto con diversi ambienti professionali e la possibilità di lavorare in team multiculturali hanno contribuito a definire i miei modi di fare e di pensare proprio negli anni fondamentali delle prime esperienze lavorative”. 
 
Come è cresciuto Scambieuropei?
“All’inizio eravamo in due. I primi passi li abbiamo mossi a Roma, tra il 2007 e il 2008, in un appartamento condiviso da sei studenti e un cane. Con un investimento iniziale pari a zero, tanta passione e soprattutto tempo e idee da dedicare al progetto, ci siamo buttati a capofitto. Ci trovavamo tutti i giorni: pubblicavamo i post, scrivevamo e rispondevamo alle mail, aggiornavamo l’archivio di notizie, e poi marketing online e social network. In poco tempo siamo cresciuti e con i primi soldi di Adsense (circa 300 euro per cinque mesi di lavoro) abbiamo deciso di comprare un dominio tutto per noi. Nel frattempo, tra il 2009 e il 2010 è nata anche l’associazione Scambieuropei. Una cosa di cui andiamo fieri è che sin dall’inizio abbiamo sempre tenuto in considerazione ogni singolo utente, rispondendo ad ogni mail e intervenendo su ogni commento Facebook che ci chiamasse in causa. Tutt’ora cerchiamo di fare lo stesso”.
 
Come è strutturato il sito? 
“Chiarezza, semplicità, immediatezza e completezza dell’informazione sono stati i punti fermi su cui lavorare per strutturare il sito. Ci sono due macrosezioni – Partire e Magazine – divise a loro volta in categorie. Su Partire pubblichiamo le opportunità pratiche per vivere un’esperienza all’estero (le categorie sono lavoro, stage, studio, progetto Leonardo, scambi interculturali, servizio volontario europeo, concorsi, volontariato, au pair). Magazine è invece la parte dei contenuti, prodotti in gran parte dagli utenti, per capire, raccontare e condividere. Le sue categorie sono approfondimenti, voci dall’Europa, italiani all’estero, eventi, esperienze, ‘precari europei’. Per non perdersi le call in scadenza c’è pure il servizio Calendario”.
 
Quante visite avete e cosa è più consultato?
“Realizziamo circa 500mila visite uniche al mese, oltre 20mila utenti unici al giorno durante la settimana. Circa 3 milioni di pagine viste al mese. Abbiamo quasi 85mila fan su Facebook, il traguardo dei 100mila non è lontano. Il lavoro e gli stage sono sempre le categorie più visitate, ma anche gli scambi interculturali e le opportunità di studio e volontariato interessano i nostri utenti”.
 
Non solo portale ma anche associazione. Qual è il progetto di cui andate più fieri?
“Oltre a inviare ragazzi all’estero per realizzare progetti scritti e coordinati da associazioni straniere nostre partner, da qualche anno abbiamo iniziato anche noi a lavorare con la progettazione europea e a ricevere fondi per sviluppare attività. Andiamo fieri di tanti progetti, tantissimi sono i ragazzi che dopo essere partiti con noi hanno trovato lavoro (spesso grazie al progetto stesso) o si sono innamorati e hanno deciso di restare... Tra i più belli c’è sicuramente il coordinamento di un progetto di servizio volontario europeo in cui abbiamo inviato due ragazzi in Georgia per un anno a lavorare con dei rifugiati politici. Quando siamo andati a trovarli, ho provato l’impagabile sensazione di star facendo qualcosa di veramente importante”.
 
Organizzate anche corsi di inglese e non solo. Che altri servizi offrite? 
“Informazione sulle opportunità di mobilità prima di tutto. Poi corsi di inglese (per ora solo a Bologna), traduzioni di curriculum e documenti ufficiali, ricerca di aziende all’estero per stage, assistenza per i progetti di servizio volontario europeo e per l’esperienza dell’au pair. Questo per gli utenti. Per aziende e ong ovviamente abbiamo altri tipi di servizi. Inoltre stiamo aprendo il primo social network sulla mobilità. Si chiama Shareurope e servirà a mettere in contatto le persone che si devono trasferire in una città con quelli che già ci sono, per fare rete e scambiarsi informazioni, favori, contatti”.
 
Con Scambieuropei.com vi siete anche inventati un lavoro. Quanto è stato difficile?  
“Avere una buona idea non basta. Bisogna crederci, essere convinti e capaci di convincere, rischiare, investire (due anni di lavoro prima di avere i primi riscontri economici) e fare sacrifici. E quando arriva il momento difficile e verrebbe voglia di mandare tutto all’aria, insistere, continuare. Certo che qualche buona intuizione, capacità di visione e un po’ di fortuna sono comunque necessarie. Tutto questo per dire che sì, sicuramente non è stato facile”.