Lavoro

"Fuga dei cervelli" costa cinque miliardi di euro

Ministro Carrozza, “Serve prospettiva di stabilità”
18 Settembre 2013
“L'Italia ha male interpretato il fenomeno della 'fuga dei cervelli' e per invertire la rotta serve offrire ''una prospettiva di stabilita''' ai talenti che emigrano, come si è già iniziato a disporre con il cosiddetto 'decreto del Fare'.
Lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Universita' e Ricerca (Miur), Maria Chiara Carrozza, nel corso di un'audizione presso la commissione Industria della Camera dei deputati.
Sul piano dell’occupazione il gap fra Italia ed estero è molto forte. Dai dati AlmaLaurea esce ancora una volta la difficoltà di trattenere in Italia i “Cervelli”. O anche di farli tornare, come spera il ministro degli Esteri Emma Bonino. “La mentalità italiana deve uscire dal guscio del provincialismo, - è il parere della responsabile della Farnesina - superare la paura dei cervelli in fuga e aiutare piuttosto i nostri talenti all'estero a fare esperienza e poi tornare in Italia.
Le cifre raccontano però la difficoltà del tema. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha calcolato che i trasferimenti dei nostri migliori talenti sono costati allo Stato 5 miliardi di euro: «Una cifra enorme regalata ai competitor stranieri», ha spiegato il leader degli industriali.
Gli occupati italiani all’estero a un anno dalla laurea, gli specialistici trasferitisi all’estero guadagnano, 1.586 euro contro 1.024 dei colleghi rimasti in madrepatria. A cinque anni dice AlmaLaurea, dispongono di un guadagno mensile netto notevolmente superiore alla media (2.324 euro contro i 1.378 degli occupati in Italia). L’analisi condotta per il medesimo collettivo di laureati evidenzia che le retribuzioni migliorano con il tempo all’estero più che nel nostro Paese: più 18% a cinque anni dalla laurea, contro il più 8% di chi rimane a lavorare in Italia. Tali divari si riducono rispettivamente al 12 e al 2% se considerano i salari reali. 
Uno studio di Unioncamere, diffuso ieri, ha calcolato che nel 2013 sono previste nel settore privato 130mila assunzioni di dipendenti al di sotto dei 30 anni. Rispetto al 2012 il numero di nuovi contratti si ridurrà del 2,7%. «Sono in aumento le offerte nei profili professionali più qualificati e sulle nuove frontiere delle tecnologie, – dice Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere –ovvero in quei campi dove i giovani possono fare la differenza in un’azienda». I comparti dove sarà meno difficile trovare un impiego saranno il manifatturiero (34mila) e i settori di telecomunicazione, informatica e servizi avanzati (13mila).
A cinque anni la laurea però risulta più efficace all’estero che in Italia: 60% contro il 54,5%. Il 52% di coloro che lavorano all’estero utilizzano le competenze acquisite durante gli studi in misura elevata, 7 punti percentuali in più rispetto ai colleghi in Italia. Oltre il 70% dei laureati specialistici italiani occupati all’estero è impiegato nel settore dei servizi; in particolare, si concentrano nel ramo del commercio (15%), in quello istruzione e ricerca (14%), nel settore delle consulenze (9%) e nel ramo informatico (7%). 
Il divario aumenta con il crescere della specializzazione. Per un ingegnere informatico, lavorare all’estero consente, a tre anni dalla laurea, di guadagnare quasi il doppio che in Italia. In Italia fra il 2008 e il 2012, ad un anno dalla laurea, le retribuzioni reali per questo gruppo di laureati si sono ridotte del 9% . Così all’estero in tre anni la quota di laureati in questo settore è salita in maniera decisamente più elevata (più 10,8%) rispetto al complesso degli ingegneri (6,6%) e al complesso dei laureati (4,5%). I laureati specialistici italiani che lavorano all’estero provengono per la maggior parte da famiglie economicamente favorite, risiedono e hanno studiato al Nord e già durante l’università hanno avuto esperienze di studio al di fuori del proprio Paese.