Lavoro

I nuovi agricoltori: 30% laureati, boom di iscrizioni ad agraria

19 Settembre 2013

L'agricoltura non è più solo un affare di famiglia. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di più il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. Ed è così che delle 158 mila aziende 'under 40' presenti in Italia, il 39% è guidato da 'new entry' del settore, che hanno deciso di scommettere sull'agricoltura, pur non essendo 'figli d'arte'. Lo afferma l'Agia-Associazione dei giovani imprenditori della Cia, sulla base di un sondaggio effettuato sul territorio nazionale.

Giovani, intraprendenti e preparati: le nuove leve dell'agricoltura italiana hanno un tasso di scolarizzazione molto più alto della media del comparto. Nel 30% dei casi hanno una laurea in tasca. E non si tratta solo della facoltà di Agraria. Se gli agronomi rappresentano il 43% dei giovani 'dottori' del settore, infatti, il restante 57% è costituito dai titoli più disparati: da ingegneri (21%) a economisti (18%), da psicologi (7%) a veterinari (9%) fino ai laureati in Giurisprudenza (3%) o in Lettere (14%). A dimostrazione del fatto che in un momento di crisi come questo i giovani credono ancora nell'agricoltura come sbocco professionale. E fanno bene -evidenzia l'Agia Cia- perché l'agricoltura si sta dimostrando vitale e 'anticiclica' dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del 'turn over' generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli 'under 40' che rappresentano solo il 9,9% del comparto e gli 'under 30' che si fermano addirittura al 2,1%. Eppure, secondo dati Alma Laurea, i laureati specialistici di Agraria lavorano al 79% (media complessiva: 86%), con  una stabilità del 66% (media complessiva: 73%), e un guadagno di 1.284 euro mensili (media 1.440). Tanto che, dice la Coldiretti, dall'inizio della crisi, la facoltà di Agraria ha fatto segnare un picco di immatricolazioni superiore al 40%, a fronte di un crollo generalizzato delle iscrizioni di oltre il 12% in cinque anni.

Il trend positivo della campagna è confermato anche dagli istituti superiori con un boom del 29 per cento delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13 per cento negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare e agroindustria, secondo un’analisi della Coldiretti sui dati relativi alle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie di II grado statali e paritarie per l'anno scolastico 2012/2013 rispetto all'anno precedente.

Numeri che testimoniano una rivoluzione culturale confermata anche dai risultati di un sondaggio Coldiretti/Swg secondo il quale il 38 per cento dei giovani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28 per cento) o fare l'impiegato in banca (26 per cento).

La crescita di opportunità nel settore agricolo è dovuta al fatto che negli ultimi anni si sono sviluppati all'interno del settore nuovi mestieri con circa il 70 per cento delle imprese giovani che - continua la Coldiretti - opera in attività multifunzionali: dall'agriturismo alle fattorie didattiche fino agli agriasilo, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell'uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, agrigelati e addirittura agricosmetici.

La domanda di lavoratori si registra infatti per figure professionali tradizionali che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all'interno dell'impresa agricola come l'addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi.

In Italia sono quasi 59mila le imprese agricole condotte da giovani "under 30" iscritte alla Camere di commercio, dove rappresentano oltre il 7 per cento del totale, secondo la Coldiretti.

"La voglia di campagna – dice il presidente della Coldiretti Sergio Marini - è una conferma della validità e della modernità del modello di sviluppo agricolo Made in Italy che è fondato sul valorizzazione dell'identità, della qualità, delle specificità e che può rappresentare un riferimento anche per gli altri settori per affrontare e vincere la competizione internazionale. Dentro l'agricoltura non c'è ancora un reddito adeguato ma c'è legittimamente quella visione di futuro e di prospettive e di fiducia che non c'è negli altri settori ed ecco perché aumenta chi frequenta le scuole di agricoltura”.