Lavoro

Ricerca Unioncamere: nel dramma lavoro, la laurea comunque paga

Per chi ha il famoso "pezzo di carta" le opportunità di lavoro sono quasi il 60% del totale programmato.
20 Settembre 2013

Nella drammaticità della crisi – 39,5% di disoccupati under 35 in Italia, più 4,3 sul 2012 per l’Istat, un picco del 51% nel sud – l’università comunque paga. E sottoporsi allo stress dei test di ingresso alle facoltà a numero chiuso è tutt’altro che inutile. Economia, ingegneria, medicina sono le lauree più ricercate dalle aziende che intendono assumere entro il 2013. Il soffio di speranza nel buio della situazione lo comunica il sistema Excelsior-Unioncamere che conferma le analisi di AlmaLaurea.

La crisi, dice l’Unioncamere, opera una selezione al rialzo: per chi ha il famoso "pezzo di carta" le opportunità di lavoro sono quasi il 60% del totale programmato. In pratica, su 367mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese, 58mila sono riservate ai laureati, 160mila ai diplomati, in crescita rispettivamente dell'1,4% e del 2,6% rispetto al 2012.

Secondo Excelsior (sistema informativo Unioncamere- ministero del Lavoro), le quote di assunzioni riservate a laureati e diplomati si attestano rispettivamente al 15,9% e al 43,5% del totale di quelle programmate. Fra  i laureati, in testa economia, ingegneria, medicina. Tra i diplomati, l'indirizzo di studi più ricercato in assoluto è quello delle discipline amministrative e commerciali, seguito dal meccanico e dal turistico-alberghiero.
“La sfida si gioca al rialzo e dunque crescono i fabbisogni di personale altamente qualificato e già preparato ad essere operativo in azienda. - commenta il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - Chi invece non riesce o non può agganciarsi ai percorsi della globalizzazione, perché il suo orizzonte è il mercato interno, si vede costretto a ridurre gli investimenti su nuove risorse umane. È un ulteriore segnale che, se non si fa uno sforzo straordinario per rilanciare la domanda interna, si rischia di impoverire il capitale più prezioso di milioni di piccole e piccolissime imprese, che è dato dalle persone che ci lavorano».

Dalle analisi di AlmaLaurea emerge che i tempi lunghi di inserimento e valorizzazione dei laureati, aggravati dal percorso di studi secondari, uno dei più lunghi d’Europa, comportano che in Italia il differenziale retributivo tra laureati e diplomati, pari ad oggi al 48% nell’arco dell’intera vita lavorativa, si riduca al 22% nella fascia d’età 25-34 (contro una media OCSE del 40%), e lieviti, fino al 68%, in quella 55-64 anni (contro una media OCSE del 73%). Ancora una volta, si ha il riscontro di una società largamente invecchiata, in difficoltà a concretizzare gli indispensabili mutamenti, dove l’anzianità (anagrafica e di servizio) ha un peso preponderante rispetto alle conoscenze.