Lavoro

"Ho 19 anni e ho creato 15 posti di lavoro"

Kiwi, il social italiano che connette chi frequenta gli stessi luoghi guidato da un team di 20enni.
02 Ottobre 2013

Si chiama Kiwi la startup nata nel 2011 dall’idea del dicannovenne Niccolò Ferragamo e che oggi dà già lavoro a 15 persone. Tutte tra 22 e 29 anni, nell’Italia della disoccupazione giovanile che ha superato il 40 per cento.

“Abbiamo scelto come nome e simbolo della nostra app il kiwi, uccellino piccolo, un po’ goffo e schivo che passa tutta la sua vita a cercare di volare», racconta a Linkiesta Giulia Cian Seren, che nel team si occupa del marketing. «Questa è la nostra filosofia: siamo partiti come diciannovenni, ma non rinunciamo a volare».

Tutto nasce in una università, la scuola Sant’Anna di Pisa, dove Niccolò studiava Economia (e dove si è laureato con sei mesi di anticipo). Nel collegio universitario della città toscana, con Niccolò abitano tre “cervelloni” dell’informatica, che scrivono i primi codici e algoritmi di Kiwi. L’idea c’è. Bisogna cercare i soldi. 

«Nel primo giro di investimenti abbiamo raccolto 80mila euro», racconta Giulia. Grazie al passaparola ma anche grazie ai ragazzi che si rivolgono a imprenditori e professori universitari. Con il business plan di Kiwi in una mano e la prima demo dell’app nell’altra. L’idea è di far interagire persone che si trovano in uno stesso luogo (ci sono varie fasce di distanza) o partecipano allo stesso evento, grazie all’applicazione per smartphone “Kiwi Local”.

«Kiwi è un social proximity networking che lavora sulla geolocalizzazione. C’è sia un aspetto ludico, magari si può chiedere alla persona che è in quel momento vicina se le va di andare a prendere una birra, ma ci si possono anche scambiare informazioni importanti. Tipo: “Hai un antidolorifico?”». 

Basta scaricare l’app (gratuita) sullo smartphone. E dopo il login è possibile vedere all’istante chi, della propria “rete” è vicino ed entrare in contatto con lui o lei attraverso chat o email. Gli utenti registrati, già diecimila sparsi soprattutto nelle grandi città italiane, possono pubblicare foto e commenti, che vengono visti solo da chi fa parte della stessa rete.

Gli investitori iniziali erano 19. Tutte piccole quote, usate per finanziare l’attività di ricerca e sviluppo e le infrastrutture. Dopo due anni, il capitale totale raccolto ha raggiunto quota 350mila euro. L’ultimo round ha fruttato 200mila euro di finanziamenti.

Il team che porta avanti la startup è composto da 15 persone, nove sviluppatori e sei amministratori. Oltre all’app, la società offre anche servizi di geolocalizzazione e software per le aziende. «Tu e i tuoi colleghi potete scrivervi e vedere se siete vicini o nella stessa città. Puoi decidere se prendere un caffè con loro o evitarli», spiega Giulia. «Kiwi rende digitali le relazioni umane». Che non significa «rendere digitale la vita o perdere l’aspetto umano a favore di quello virtuale. Al contrario, vedendo la persona vicina che ha Kiwi, si può passare dal digitale al vis-a-vis. E chiedendo informazioni alle persone vicine che non conosci, puoi anche facilitarti la giornata, magari facendoti consigliare un buon ristorante». Poi ci sono i software da vendere alle attività commerciali per vedere i messaggi che si pubblicano in quel momento in quel posto su uno schermo, ma anche la pubblicità (locale ma non solo) e le app personalizzate per associazioni o organizzazioni.

La maggior parte dei componenti del team di Kiwi frequenta ancora le aule universitarie, tra master e specializzazioni. Ma alcuni di loro hanno già esperienze in altre aziende. Niccolò viene da JP Morgan, Mario (Parteli) ha lavorato per Deloitte, Andrea (Castiglione) ha creato Butlr. Mentre alcuni degli sviluppatori hanno già lavorato per Google. «Siamo andati dagli investitori portandoci dietro anche queste esperienze e queste referenze», raccontano. «In Italia difficilmente prendono sul serio un 25enne che si presenta a chiedere soldi per la sua azienda.

La sede legale dell’azienda è a Pisa, ci sono quelli che si occupano della programmazione. Poi c’è chi vive tra Londra, chi a Milano, chi a Malta, chi a Torino, chi a Roma. «Nello stipendio c’è una parte fissa e una parte variabile. Certo non guadagniamo cinquemila euro al mese, mangiando ostriche e champagne, ma a 22 anni riesco a mantenermi con quello che guadagno», racconta Giulia. E in questi pochi anni i ragazzi di Kiwi hanno anche licenziato.

Kiwi è alla ricerca di nuovo personale e il prossimo obiettivo è un nuovo round di investimenti da un milione di euro per lanciare sul mercato la piattaforma business to business per aziende e fornitori. «Cerchiamo sempre nuove persone da assumere, persone in gamba che si riconoscono nei nostri valori, sia nel lato tecnico sia nel lato amministrativo. Non guardiamo il voto di laurea, ma l’attitudine. Scegliamo chi ha davvero voglia, non chi cerca un lavoro qualsiasi pur di lavorare».