Lavoro

Il padre dei microprocessori: "Creatività è uscire dagli schemi"

Federico Faggin alla prima Conferenza internazionale sulla Scienza del Pensiero Creativo: "La creatività non si insegna, si nutre".
07 Ottobre 2013

“Essere creativi significa saper pensare l'impensabile. È una meravigliosa proprietà del cervello umano che non è ancora ben compresa, e che non viene riprodotta dalle macchine che costruiamo. Gli algoritmi che usiamo per elaborare l'informazione sono totalmente deterministici, prevedibili. La creatività, invece, non è algoritmica: esce dagli schemi”. Federico Faggin ha una storia lunga di Pensiero Creativo. Fu lui a progettare nel 1970 per conto di Intel il chip 4004, il modello da cui è discesa gran parte dei processori successivi. Il primo microprocessore. Nato a Vicenza nel 1941, diploma di perito industriale, specializzato in radiotecnica, iniziò subito ad occuparsi di calcolatori presso la Olivetti di Borgolombardo, contribuendo alla progettazione ed infine dirigendo il progetto di un piccolo computer elettronico digitale a transistori con 4 Ki × 12 bit di memoria magnetica.

Si laureò in fisica summa cum laude nel 1965 all'Università di Padova dove venne subito nominato assistente incaricato. Insegnò nel laboratorio di elettronica e continuò la ricerca sui flying spot scanner, l'argomento della sua tesi. Venne quindi assunto, nel 1967, dalla SGS-Fairchild (oggi STMicroelectronics) dove sviluppò la prima tecnologia di processo per la fabbricazione di circuiti integrati MOS (Metal Oxide Semiconductor) e progettò i primi due circuiti integrati commerciali MOS.

La SGS-Fairchild inviò Faggin a fare un'esperienza di lavoro presso la sua consociata Fairchild Semiconductor, azienda leader del settore semiconduttori a Palo Alto in California. Qui egli si dedicò allo sviluppo dell'originale MOS Silicon Gate Technology, la prima tecnologia di processo del mondo per la fabbricazione di circuiti integrati con gate auto-allineante. Questa tecnologia rese anche possibile, due anni dopo, la creazione di memorie a semiconduttori e del primo microprocessore. Oggi più del 90% di tutti i circuiti integrati prodotti nel mondo usa la silicon gate technology.

Faggin da molti anni ha acquistato la cittadinanza statunitense e ha fondato Synaptics, azienda produttrice di interfacce uomo-macchina di cui ora è presidente emerito. In Italia ha appena ritirato a Firenze il premio Galileo 2000, conferito per la sua carriera di innovatore scientifico. Poi ha partecipato alla prima Conferenza internazionale sulla Scienza del Pensiero Creativo, organizzata dal Marconi Institute for Creativity a Bologna.

Racconta così i suoi esordi: "All'epoca capivo che si stava verificando una rivoluzione importante, avevamo una visione: fare le cose con il software invece che con l'hardware. Ma non avrei lontanamente immaginato internet o il telefono cellulare. Del resto, nemmeno gran parte degli scrittori di fantascienza ci è riuscita".

Alla Conferenza internazionale sulla Scienza del Pensiero Creativo Faggin ha raccontato come l'azienda che ha fondato e diretto sia riuscita a creare le interfacce sensibili al tocco, oggi diffuse nella grande maggioranza dei dispositivi elettronici, sviluppando la creatività di un piccolo gruppo di persone.

"Più che insegnare, la creatività – spiega - si può coltivare, nutrire, come direbbero negli Usa. Se una persona ha un talento di base, le si può insegnare a sfruttarlo e a migliorare. Ma senza una base da cui partire, non c'è insegnamento che tenga".

Il padre del microprocessore ritiene recisamente che solo gli esseri umani siano dotati di una visione, di un punto di vista unico che nasce dall'interazione col mondo e con gli altri loro simili a realizzare qualcosa di nuovo. “Quella dei computer può essere al massimo un'illusione di creatività, come i disegni generati da algoritmi frattali, che possono sembrare arte autentica al profano, ma non stupiscono chi ne conosce l'origine”.

"Già negli anni Ottanta – racconta - noi di Synaptics abbiamo cercato di realizzare programmi in grado di apprendere, ma non siamo mai riusciti a creare un software general purpose, che andasse oltre le applicazioni specifiche. Non mi sembra che da allora siano stati fatti grandi passi avanti nell'architettura del software. I tentativi attuali contano soprattutto su una maggiore potenza di calcolo”.