Università

Il 5% dei laureati 2012 sono adulti

In Spagna gli iscritti con 10 anni di ritardo sono il 12%. AlmaLaurea: sono una ricchezza da seguire con attenzione.
08 Ottobre 2013

“Le nuove offerte formative della riforma universitaria in Italia – dice Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - avevano avvicinato agli studi una  popolazione di adulti, che aveva permesso alle università di diversificare il loro obiettivo tradizionale e a chi si iscriveva di aggiornare le proprie conoscenze, tanto più utile in periodo di crisi e ristrutturazioni”.

“Dopo un costante aumento durato fino al 2009, - spiega il consorzio fra 64 atenei che mette in contatto laureati e mondo del lavoro - il peso dei laureati immatricolati con un ritardo di almeno due anni rispetto all’età canonica è in progressivo ridimensionamento: questa tendenza registrata sui laureati è perfettamente in linea con la diminuzione della popolazione “adulta” in entrata all’università, in corso già dal 2006/07”.

Nel 2012, ultima anno monitorato, 17 laureati su 100 in Italia avevano fatto il proprio ingresso all’università in età superiore a quella canonica. E il 5% si era iscritta con un ritardo superiore ai 10 anni. Su 226.799 laureati che hanno risposto ai test di AlmaLaurea (oltre l’80% del totale), 11.762 avevano un ritardo nell’immatricolazione di almeno 10 anni, 42.004 uno fra i 2 e i 10 anni.

Il calo è in controtendenza rispetto a un Paese simile all’Italia, la Spagna, dove - racconta un’indagine del Ministero dell’Istruzione - i neo dottori tra i 31 e i 40 anni rappresentano il 12 % del totale, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Gli ultraquarantenni, poi, sono diventati il 6% di tutti gli studenti universitari, a livello dell’Italia, ma con un incremento del 49% rispetto allo scorso anno, del 129% negli ultimi cinque anni e del 400% negli ultimi 10.

“E’ un fenomeno da monitorare continuamente e con grande attenzione, – commenta Cammelli – come il blocco degli iscritti adulti in Italia. C’è una popolazione di lavoratori laureati di età compresa far i 35 e i 54 anni, valutabile attorno ai 2,6 milioni,che necessiterebbe di formazione indispensabile per aggiornare le proprie conoscenze. Una nuova frontiera alla quale anche il sistema universitario dovrebbe guardare con maggiore acutezza”.

La riforma – dice AlmaLaurea - dimostra di avere avvicinato all’università categorie di studenti tendenzialmente svantaggiate dal punto di vista socio-culturale rispetto al background tipico dello studente universitario. I laureati immatricolati in età adulta, infatti, sono figli e figlie di genitori con grado di istruzione inferiore rispetto a coloro che sono entrati all’università in età canonica: hanno almeno un genitore laureato solo l’11 per cento degli adulti, contro il 29 dei “giovani”.

Quasi il 60 per cento degli immatricolati con oltre 10 anni di ritardo rispetto all’età standard sono lavoratori-studenti. “Il giorno che all’università si iscrivesse un numero consistente di adulti con competenze professionali – dice Cammelli – noi docenti dovremmo prepararci molto di più. E sarebbe un bene per tutti”-

La riforma offre l’opportunità di iscriversi all’università non a tempo pieno. Ma la possibilità incontra difficoltà ad affermarsi: nel 2010-2011 ne ha beneficiato solo il 2% del totale degli iscritti, meno dell’anno precedente. Specularmente, i laureati senza alcuna esperienza di lavoro durante gli studi sono passati dal 22% del 2004 al 29 del 2012.

Tra i laureati post-riforma – sia di primo sia di secondo livello – numerosi immatricolati in età adulta intendono proseguire gli studi dopo la laurea. Fra quelli di primo livello il 39 per cento intende intraprendere il percorso magistrale e altri 19 su 100 desiderano comunque proseguire la formazione.

Fra i laureati di secondo livello invece la quota degli intenzionati a continuare gli studi è sostanzialmente identica tra gli immatricolati in età adulta (49 per cento contro 48), per effetto soprattutto dell’interesse espresso nei confronti dei master o corsi di perfezionamento.