Lavoro

Disney, l’azienda più amata al mondo

L’importanza delle emozioni per il successo di un marchio
11 Ottobre 2013

In cima alla lista spicca Walt Disney, seguita da Yahoo!, Google e Sony. E' la vetta della classifica delle cento aziende più amate al mondo, stilata da Apco Insight, istituto globale di ricerca interno ad Apco Worldwide. Non è presente nessuna compagnia italiana.

 "La valutazione delle aziende e la misurazione dell'attaccamento emotivo dei consumatori sono state effettuate - si legge in una nota di Apco - sulla base di otto parametri principali, seguendo il modello 'Emotional Linking SM' di Apco. L'industria tecnologica è quella maggiormente rappresentata nella top 10, con Apple che si attesta al nono posto. La classifica è il risultato di uno studio decennale su oltre 600 tra i più grandi marchi a livello mondiale, condotto su oltre 70.000 individui in quindici mercati in tutto il mondo. Il modello 'Emoziona Linking SM' ha identificato otto emozioni fondamentali per un'efficace comunicazione di marchio: Comprensione, Accessibilità, Rilevanza, Ammirazione, Curiosità, Identificazione, Legittimazione e Orgoglio". "I migliori brand sono quelli che generano - diceBryan Dumont, presidente di Apco Insight - un attaccamento emotivo forte e duraturo con i consumatori: oltre ad agire come strumento altamente predittivo delle scelte di acquisto dei consumatori, il modello 'Emotional Linking SM' ha dimostrato di essere un mezzo eccellente per aiutare le aziende a riorientare le loro campagne con l'obiettivo di costruire forti legami emotivi tra i loro principali target e i loro marchi". 

"Apco Insight - continua la nota- ha misurato con parametri quantitativi quali emozioni impattino sui risultati di un brand, settore per settore, target per target". "Dai risultati della ricerca - spiega Paolo Compostella, managing director di Apco in Italia - emerge la totale assenza dei brand italiani e soprattutto di quei marchi internazionali capaci di trainare e veicolare l'immagine del nostro Paese all'estero. Un dato -conclude Compostella- che dovrebbe far riflettere tanto le grandi aziende quanto le istituzioni, chiamate a supportare l'italianità' di prodotti e marchi nei mercati oltreconfine, vero vola'no e opportunità per la stagnante economia nazionale".