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Due milioni dalla Ue per un progetto sull'inquinamento

Coinvolti l’Università di Trento, Brembo e il Royal Institute of Tecnology
11 Ottobre 2013

Due milioni di euro per sviluppare un progetto sulle informazioni e la tecnologia sul rischio per l’inquinamento dell’ambiente nelle immediate vicinanze della rete stradale urbana e extraurbana. E’ il finanzamento Ue ottenuto dall’Università di Trento, dal Royal Institute of Technology di Stoccolma e da Brembo, l’azienda di sistemi frenanti. Si tratta di Rebrake, un progetto IAPP (Industry-Academia Partnerships and Pathways) attraverso il quale l’Unione Europea promuove collaborazioni dirette tra le imprese industriali e il mondo accademico su specifici programmi di ricerca.

Il progetto dell’Università di Trento consisterà, in una prima fase, nel raccogliere e analizzare informazioni sulla quantità e le modalità di diffusione nell’ambiente circostante delle particelle – PM – prodotte dal consumo di dischi freno e pastiglie, i due componenti usurabili del sistema frenante. Successivamente, rielaborando le informazioni raccolte, il progetto si propone di avviare la progettazione di impianti frenanti che permettano di raggiungere l’obiettivo ultimo del programma: offrire al mercato sistemi in grado di combinare all’efficacia e alla sicurezza funzionale, una forte attenzione ai temi ambientali.

Il progetto durerà quattro anni e coinvolgerà a tempo pieno una ventina di ricercatori (sette dalla Brembo, sei dal Royal Institute di Stoccolma, quattro dall’Università di Trento) e prevede che i componenti dei team di ricerca siano impegnati fianco a fianco nelle numerose sessioni di lavoro programmate a rotazione nelle sedi di tutti e tre i partner coinvolti.

I particolati – PM (Particulate Matter) – sono piccole particelle solide o liquide di pulviscolo atmosferico o fuliggine composte da varie sostanze (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi), che vengono disperse nell’aria da varie fonti, sia naturali (come eruzioni di vulcani, incendi boschivi, o tempeste di sabbia), sia artificiali, legate ai processi di combustione fossile, ai trasporti e all’attività dei macchinari per la produzione industriale e agricola.

Considerato l’inquinante di maggior impatto nelle aree urbane, il particolato viene classificato in base alle sue dimensioni che vanno da pochi nanometri fino ai 500 micrometri e oltre (cioè da miliardesimi di metro fino a mezzo millimetro). Particolarmente dannose per la salute sono le particelle più piccole, con diametro inferiore a 2.5 micrometri, e quelle ultrafini (diametro inferiore a 0.1 micrometri), che penetrano nei polmoni causando patologie legate all’infiammazione vascolare e potenzialmente anche all’insorgenza di tumori.

Secondo il rapporto 2011 della Ue sulla qualità dell’aria nel continente, la quantità di particolato di dimensioni tanto piccole rappresenta tra il 40 e l’80% del totale presente nell’atmosfera. E la quota è in costante crescita negli ultimi anni. Un dato che incide sensibilmente sulla salute della popolazione delle aree urbane che – sempre secondo il rapporto – sarebbe esposta a questi inquinanti oltre i limiti di legge, in misura tra il 18 e il 40% in base alle zone. La mortalità associata alla presenza di questi inquinanti crescerebbe del 15-20% nei grandi centri urbani altamente inquinati, con una contrazione dell’aspettativa di vita in media di 8.6 mesi (pari a una stima di circa 5 milioni di anni di vita potenzialmente persi in Europa).