Università

Cento progetti università di Brescia-imprese

Ateneo bresciano impegnato insieme a altre università italiane ed europee, fondazioni, centri di ricerca.
14 Ottobre 2013

Trenta in ambito internazionale, oltre un centinaio quelli nazionali. Sono i progetti nei quali in questo momento l’Università statale di Brescia è soggetto attivo insieme ad altri atenei italiani ed europei, fondazioni, centri di ricerca.

«Un’interazione necessaria - sottolinea Emilio Sardini, direttore del dipartimento di Ingegneria dell’informazione dell’università di Brescia - ma non bisogna dimenticare che le esigenze sono diverse: l’impresa fa business, l’università prepara gli studenti e quanto più riesce a farlo tanto meglio fa il proprio mestiere». 
Ivano Alessandri fa parte del pool di ricercatori che sta lavorando sulle nanostrutture, filone sul quale ci sono state le prime intuizioni una ventina di anni fa e che solo in questi anni sta iniziando a dare i primi risultati. Raccogliere energia in modo efficiente è come sempre uno degli ambiti più indagati, ma di soldi non è che ne arrivino molti. «Molte imprese hanno altri problemi che non mettersi a fare ricerca - afferma -. I finanziamenti maggiori, quando arrivano, sono attraverso i progetti europei».

Un progetto che di fondi privati ne ha trovati è il guanto meccanico di riabilitazione per i pazienti che hanno avuto l’ictus. Una mano che si muove grazie ai messaggi che arrivano dal computer. Nato su input di alcune aziende bresciane, i dipartimenti di Ingegneria e di area medica hanno iniziato a lavorarci. Dopo un paio d’anni sono arrivati i primi risultati e ora si sta lavorando a un’estensione che riguarda caviglia e ginocchio. «La multidisciplinarietà è oramai un must e si va sempre più in quella direzione - ricorda Sardini -, mettendo in rete competenze e idee». Non solo all’interno dei dipartimenti, ma tra università e centri di ricerca. Di progetti in rete nei quali l’università bresciana è ben presente ve ne sono infatti molti altri: tra questi anche «Cluster-Fabbrica intelligente», nato su spinta del ministero dell’Università e guidato dalle imprese stesse (per l’individuazione delle priorità) che si pone tra le altre cose l’obiettivo di indirizzare l’evoluzione del settore manifatturiero italiano verso nuovi sistemi di prodotto, processi e tecnologie.

L’approccio va valutato con attenzione. «Ci sono cose che hanno gestazioni lunghe, lo sguardo di breve periodo non basta – afferma Paolo Bergese, del dipartimento di Ingegneria meccanica -, con il risultato che la ricerca di base rischia l’estinzione».