Lavoro

Più cultura = più innovazione = più sviluppo economico

E l’Italia è al penultimo posto con Spagna e Portogallo
24 Ottobre 2013
L'Italia è al di sotto della media Ue per performance nell'innovazione e si colloca tra gli «innovatori moderati» sul penultimo gradino con Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Grecia, Slovacchia, Ungheria, Malta e Lituania. E il ritardo nell’innovazione significa anche un ritardo nelle “prestazioni socioeconomiche”.
Lo dice uno studio del Comitato delle Regioni, istituzione europea che rafforza la cooperazione tra le Regioni degli Stati membri dell'Ue. L’indagine della conferenza del BakBasel sulle Regioni intelligenti che ha avuto luogo a Basilea dimostra che «c'è una presunta relazione positiva tra l'innovazione e le prestazioni socioeconomiche».
«Le società, quando raggiungono un sufficiente grado di evoluzione, -spiega lo studio -  riservano un posto importante all'innovazione proteggendola con norme adeguate. Anche questo è un elemento di valutazione del grado di sviluppo di un Paese: evoluzione tecnologica ed evoluzione culturale sono infatti intimamente connesse».
Dal rapporto «L'innovazione regionale e le prestazioni socioeconomiche” presentato in Svizzera emerge che «le Regioni più innovative hanno le minori percentuali di abbandono scolastico”. “Godono dei più elevati livelli di sviluppo, misurato da Pil pro capite, di più elevati livelli di produttività del lavoro, maggiori tassi di occupazione e, in misura minore, di un più basso utilizzo di energia».
Non è un caso che la percentuale di giovani con un titolo di istruzione superiore rimanga bassa in Italia (21,7%), Slovacchia (23,7%), Romania (21,8%), Malta (22,4%), Repubblica Ceca (25,6%) e Portogallo (27,2%).
Preoccupante il già basso tasso di conseguimento di un diploma di livello terziario in Bulgaria (26,9%).
In tre su quattro Paesi definiti leader dell'innovazione, Svezia, Danimarca, Finlandia, Eurostat segnala che nel 2012 la percentuale di abbandono scolastico non supera il 10%, e in Germania è diminuita dell'1% rispetto all'anno passato.
Tra i Paesi follower dell'innovazione, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Regno Unito, Austria, Irlanda, Francia, Slovenia, Cipro ed Estonia, ben sette contano un numero di cittadini tra i 30 e i 34 anni con un grado di istruzione superiore oltre il 40%, obiettivo fissato dalla strategia Europa 2020.
In fondo alla classifica, dopo Italia e gli altri penultimi, ci sono solo Polonia, Lettonia, Romania e Bulgaria, definiti «innovatori modesti».
Uno studio del Politecnico di Losanna sul legame tra innovazione e politiche culturali sottolinea l'effetto fondamentale dell'«economia semplice della specializzazione intelligente: le singole Regioni devono sviluppare nuove specialità fondate sulla concentrazione regionale di conoscenza e competenze». Afferma che il turismo di per sé non è una specializzazione intelligente. Mentre l'attività di sviluppo di applicazioni Ict per modernizzare il turismo può essere una specializzazione intelligente.
Secondo lo studio del Politecnico le priorità relative all'inclusività non sono stabilite a livello settoriale né a livello individuale, ma a livello di nuove attività coinvolgendo gruppi di società e altri partner che intraprendano esperimenti collettivi e scoperte per stimolare cambiamenti strutturali.
Le specializzazioni intelligenti implicano strategie e obiettivi per ogni Regione sia per i follower che per i leader.
La specializzazione intelligente è vista come parte di una nuova generazione di politiche tecnologiche, sia non neutrali sia favorevoli alla competizione.
I principi cardine devono essere sofisticati e richiedono forti capacità di burocrazia regionale.
L'Unione europea ritiene che la cultura alimenta l'economia, produce profitti e per questo i suoi obiettivi comprendono entro il 2020 livelli di investimento, pubblico più privato, pari al 3% del Pil dell'Ue, nonché condizioni migliori per ricerca, sviluppo e innovazione.