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Università di Cagliari e Ue contro il sabotaggio di smartphone e tablet

L'Università di Cagliari ha partecipato al progetto europeo Tabula Rasa con un laboratorio finalizzato alla protezione dei sistemi biometrici di smartphone e tablet.
04 Novembre 2013

Lo "spoofing" è l'impiego di pratiche di uso quotidiano, quali trucco cosmetico, fotografia, finte impronte digitali e registrazione della voce, al fine di compromettere o sabotare il funzionamento dei sistemi biometrici di smartphone e tablet.

Il consorzio Tabula Rasa - che comprende dodici organizzazioni provenienti da sette Paesi, tra cui l'Università di Cagliari - ha investito 1,6 milioni di euro e ne ha ricevuti 4,4 milioni dall'Ue per studiare una nuova generazione di sistemi biometrici più sicuri.
L'Università di Cagliari ha partecipato al progetto europeo Tabula Rasa con il laboratorio diretto dal professor Fabio Roli e con l'unità di ricerca sulle tecnologie biometriche diretta dal professor Gian Luca Marcialis. I ricercatori cagliaritani hanno sviluppato una nuova tecnologia che impedisce a un malintenzionato di usare un’impronta digitale finta, ad esempio un dito di plastica, per frodare i sistemi di riconoscimento delle impronte digitali che sono oggi utilizzati negli aeroporti e che in un futuro lo saranno nei bancomat. È stato anche sperimentato l'uso combinato del riconoscimento facciale e delle impronte digitali come deterrenza contro i furti d’identità più sofisticati.

Tabula Rasa ha lavorato per un periodo di tre anni all’individuazione del maggior numero possibile di falle e vulnerabilità dei sistemi biometrici di sicurezza – fra cui il riconoscimento facciale e l’utilizzo delle impronte digitali in ambito tecnologico – sviluppando nuovi sistemi in grado di realizzare sistemi biometrici più affidabili.   

Nell’ambito del lavoro di ricerca si è tenuto lo “Spoofing Challenge”, nel quale ricercatori di tutto il mondo sono stati invitati a mettere a punto piani di attacco per tentare di ingannare varie tecnologie biometriche. I partecipanti hanno dimostrato l’esistenza di molteplici modi per interferire con questi sistemi. L’espediente più innovativo fra quelli proposti durante la sfida è l’uso di make-up per ingannare un sistema di identificazione facciale bidimensionale. Altri ricercatori hanno invece usato noti artifici come fotografie, maschere o false impronte digitali (calchi in silicone) per “battere” i sistemi di sicurezza.

 “Sarebbe stato impossibile condurre una ricerca su così vasta scala e collaborare con tanti partner europei senza l’investimento da parte dell’Unione Europea – dice Sébastien Marcel, coordinatore del progetto Tabula Rasa - Oltre a migliorare la sicurezza dei dispositivi e delle informazioni in essi contenute, il software potenziato assicurerà log-in più rapidi e controlli più veloci e accurati alle frontiere, compresa la verifica dei passaporti. Crediamo che molti possano essere i soggetti potenzialmente interessati alle nostre ricerche; fra questi: i produttori di tecnologie e di dispositivi mobili, le poste, le banche e gli operatori che offrono servizi online”.

Fra le contromisure realizzate da Tabula Rasa, sistemi in grado di rilevare segni vitali come gli ammiccamenti o la traspirazione. Il consorzio ha già trasferito alle aziende il proprio know-how per cinque di queste contromisure.

Ryan Heath, portavoce della Commissione Europea responsabile dell’Agenda Digitale e delle relative tecnologie, spiega: "Molti di noi conservano informazioni personali e confidenziali su smartphone e tablet; dobbiamo quindi avere la tranquillità di poter fare pieno affidamento sugli strumenti biometrici. La Commissione Europea è soddisfatta dei successi sinora conseguiti da Tabula Rasa. Ad oggi, nessun altro gruppo di ricerca ha ottenuto risultati tanto ambiziosi su questo fronte”.

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