Lavoro

Innovazione? Sogno difficile per i manager

08 Novembre 2013

Solo il 12,7% dei manager intervistati pensa che le nostre organizzazioni siano molto innovative; il 42,3% ritiene che lo siano poco e il 45,1% abbastanza. Eppure, la capacità di innovare é considerata il fattore strategico più importante per sopravvivere alla crisi: ne é convinto il 23,2% dei manager.

A ostacolare il cambiamento sono prima di tutto la legislazione e la burocrazia (44,7%), seguite o dall'approccio dei manager (40,4%) e dall'atteggiamento dei dipendenti (9,7%).

Sono i risultati del sondaggio su creatività e orientamento all'innovazione nelle aziende condotto da WOBI su un campione di circa 3.500 manager di imprese italiane.

Per aumentare creatività e innovazione nelle proprie aziende, la formazione é lo strumento a cui i manager dicono di ricorrere maggiormente (29,4%). Seguono il networking (22,9%), il benchmarking (21,6%), i social media (13,1%) e le partnership con altre organizzazioni (11,1%).

Tra le aziende dei manager intervistati, il 38% investe fino al 2% del fatturato, il 21% investe dal 2 al 5% e un altro 21% dedica all'innovazione una percentuale compresa tra il 5 e il 10% del fatturato. L'11,3% ne destina, invece, oltre il 10%. Ma c'è anche un 8,5% delle aziende che ammette di non aver fatto nessun investimento in innovazione.

Negli ultimi anni il 24,7% delle aziende coinvolte nel sondaggio ha migliorato prodotti e servizi esistenti, il 22,4% ha lanciato nuovi prodotti e servizi e altrettante hanno modificato i propri processi interni ed esterni. Il 15,3% ha innovato la modalità e i canali di vendita e un'analoga percentuale ha agito in ambito Crm, customer relationship management, la gestione delle relazioni con i clienti.

I settori italiani percepiti come più creativi e innovativi sono arredamento e design (28,4%), moda e abbigliamento (25,7%), food and beverage (16,4%), tecnologia e computing (11,5%), l'area dei servizi alle imprese e il commercio (entrambi al 4,4%) e i settori della produzione di beni durevoli e dell'industria chimica e farmaceutica (3,3% per entrambi). Agli ultimi posti si piazzano invece il turismo (1,6%) e le banche e servizi finanziari (1,1%). La fascia di età più creativa nel lavoro é quella dai 30 ai 40 anni per il 76,1% dei manager), seguita dalla fascia dei venti-trentenni (16,9%), dei 40-50enni (5,6%) e dei 50-55enni (1,4%). E sono le startup, proprio per il fatto di essere nuove sul mercato, le organizzazioni più propense ad essere innovative e creative secondo il 49,3% degli intervistati. Seguono le imprese giovani (40,8%). Solo il 9,9% degli intervistati pensa che le imprese con una lunga storia alle spalle siano maggiormente pronte a innovare e innovarsi. Sono però le imprese con una lunga storia ad essere più facilitate nello sviluppo del proprio business a livello internazionale (52,1%), seguite dalle imprese giovani (31%) e dalle start-up (16,9%).