Lavoro

Rapporto della Fondazione Obiettivo Lavoro nell’Italia della disoccupazione

Il 19 novembre a Torino e il 21 a Bologna la Fondazione Obiettivo Lavoro presenta il II Rapporto sull'occupazione.
13 Novembre 2013

In un’Italia dove la disoccupazione tocca livelli record e quella giovanile va ancor peggio e dove la scuola è arretrata sulle tecnologie digitali, il 19 novembre a Torino, il 21 a Bologna la Fondazione Obiettivo Lavoro presenta il II Rapporto sull'occupazione.

Realizzato dai ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca, aggiunge ai dati nazionali un forte approfondimento sulle realtà regionali, grazie ad una serie storica di cinque anni di dati. A presentarlo sia a Torino (19 novembre, ore 17, Auditorium di Piazza dei Mestieri in via Jacopo Durandi, 13) che a Bologna (21 novembre, ore 16, Aula Magna della Regione in viale Aldo Moro, 30) è il professor Mario Mezzanzanica, Università di Milano-Bicocca.

A Torino intervengono:
- Claudia Porchietto, assessore al Lavoro e Formazione professionale, Regione Piemonte;
- Carlo Chiama, assessore al Lavoro e Formazione professionale, Provincia di Torino;
- Licia Mattioli, presidente del'Unione Industriali di Torino;
- Giovanna Ventura, segretario Generale CISL del Piemonte.
Coordina Alessandro Ramazza, presidente di Obiettivo Lavoro.

A Bologna:
- Patrizio Bianchi, assessore Scuola, Formazione professionale, Università e ricerca, Lavoro, Regione Emilia-Romagna;
- Patrizia Tullini, pro-rettore Università di Bologna e consigliere di amministrazione di AlmaLaurea;
- Maurizio Focchi, vicepresidente Confindustria Emilia-Romagna;
- Vincenzo Colla, segretario generale CGIL Emilia-Romagna;
- Giuliano Poletti, presidente Legacoop.
Coordina Mauro Giordani, presidente della Fondazione Barberini

Sono un migliaio le persone di Obiettivo Lavoro, il gruppo italiano specializzato in Qualità dell'offerta e Responsabilità sociale, che si occupano ogni di lavoro, in ogni suo aspetto, in ogni parte del mondo. "Il lavoro sicuro e giusto" è l’impegno per offrire valore professionale e sociale alle imprese e ai lavoratori. La ricerca riprende la prima, presentata l'anno passato sempre da Mario Mezzanzanica, unitamente agli approfondimenti sui "Comportamenti e atteggiamenti dei quindicenni italiani scolarizzati verso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: confronti internazionali (documentazione Pisa 2009)", da Andrea Cammelli e Giancarlo Gasperoni (AlmaLaurea).

Eppure l'atteggiamento della maggioranza degli studenti italiani è molto favorevole verso gli strumenti informatici. Anzi risultano maggiormente bendisposti verso il computer rispetto ai loro compagni in ambito Ocse. E, per competenza ed atteggiamento positivo verso i mezzi tecnologici, quelli che se la cavano meglio sono gli alunni degli istituti tecnici.

La ricerca parte dalle rilevazioni PISA - Programme for international student assessment - 2009, e riguarda un campione rappresentativo di oltre 30mila studenti in più di mille scuole.

Nelle case la dotazione digitale generica - computer, cellulare, videogiochi, internet, riproduttori digitali di musica, schede di memoria - che gli studenti quindicenni italiani hanno a disposizione è complessivamente buona. Il quadro, però, non è omogeneo: le regioni meridionali e insulari risultano più arretrate, le ragazze sono penalizzate rispetto ai ragazzi, così come i figli di famiglie che vivono in condizioni economiche, sociali e culturali svantaggiate e i ragazzi di origine straniera. Se si considerano invece dotazioni tecnologiche più specifiche, la situazione si appanna rispetto alla media Osce.

Nelle scuole la situazione è più arretrata sia rispetto all'ambito Ocse che a quello familiare. Nelle lezioni di matematica, sette studenti su dieci dichiarano che gli strumenti tecnologici a lezione non sono mai stati usati, per non parlare poi di materie come italiano, scienze e lingue straniere.

Questa situazione si dilata e gli strumenti digitali non vengono usati per studiare nemmeno nelle case. Le differenze territoriali sono meno rilevanti, ma il quadro risulta più complesso nei diversi tipi di scuola: se nelle attività di studio a casa gli studenti delle scuole professionali sono sfavoriti rispetto ai liceali, la situazione è opposta a scuola, dove le attività di supporto allo studio premiano invece gli allievi della formazione professionale a discapito dei licei.

La fiducia dei ragazzi nella propria competenza informatica è sostanzialmente in linea con la media Ocse, senza differenze sostanziali tra nord e sud. Quello che pesa, invece, è la correlazione tra status economico, sociale e culturale delle famiglie di origine e la percezione delle proprie abilità: chi viene da contesti avvantaggiati si sente maggiormente in grado di solvere compiti che richiedono padronanza di strumenti informatici.