Lavoro

Mille manager fuggono ogni anno dall’Italia, più di 10.000 già all’estero

Un fenomeno in crescita evidenziato da un'indagine di AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick.
19 Novembre 2013

Quasi mille manager ogni anno se ne vanno dall’Italia. Sono più di 10.000 quelli che già lavorano stabilmente oltreconfine. Un fenomeno in crescita evidenziato da un'indagine di AstraRicerche per Manageritalia e Kilpatrick, svolta a settembre 2013 e cui hanno risposto via web 447 manager espatriati dei 1.500 interpellati.

Ne emerge che i manager per lo più vanno all'estero volutamente (93%), concordandolo con l'azienda nella quale operano in Italia (49%) o cercandone una che offra quest'opportunità' (44%). Si va all'estero per cogliere possibilità professionali più stimolanti di quelle presenti in Italia (51%), fare un'esperienza internazionale (38%), perché è passaggio obbligato per fare carriera in azienda (24%). C'e' anche chi è stato obbligato dal non aver trovato opportunità interessanti in Italia (27%) o da motivi personali/familiari (9%). Solo il 5% quelli che erano già all'estero per motivi di studio e sono poi restati lì in pianta stabile.

E’ una pesante conferma dei dati di AlmaLaurea. Gli occupati italiani all’estero a cinque anni dalla laurea dispongono di un guadagno mensile netto notevolmente superiore alla media (2.324 euro contro i 1.378 degli occupati in Italia). A un anno dalla laurea, gli specialistici trasferitisi all’estero guadagnano, 1.586 euro contro 1.024 dei colleghi rimasti in madrepatria. Le retribuzioni migliorano con il tempo all’estero più che nel nostro Paese: più 18% a cinque anni dalla laurea, contro il più 8% di chi rimane a lavorare in Italia. Il 52% di coloro che lavorano all’estero utilizzano le competenze acquisite durante gli studi in misura elevata, 7 punti percentuali in più rispetto ai colleghi in Italia.

Eppure i dirigenti espatriati rimpiangono la vita in Italia. Il 97% è molto (75%) o abbastanza (22%) soddisfatto del lavoro, l'87% della vita personale, l'81% delle relazioni. Per gli intervistati all'estero c'e' più meritocrazia in tutti gli ambiti (86%) ed è più facile fare carriera per merito e senza avere particolari conoscenze (79%), che valgono e si usano in relazione al merito e all'esperienza delle persone (79%).

Bocciata sul fronte lavorativo, l'Italia resta comunque per i manager espatriati il più bel Paese dove vivere (84%), tant'e' che vorrebbero che il Paese dove vivono oggi la prendesse ad esempio per molti aspetti della vita sociale (80%). Ma poi riemerge con forza l'attualità, tant'è che si afferma che nell'Italia di oggi non ci sono prospettive ne’ a livello economico ne’ a livello sociale per pensare di tornare (83%). Nonostante questo, quasi tutti tornerebbero in Italia durante la vita lavorativa (92%), alcuni certamente (44%) e altri forse (48%). I principali motivi per tornare sono però quasi solo affettivi: per un riavvicinamento alla famiglia (57% d'origine) e/o per la qualità della vita (45%). Poco più di un terzo (37%) quelli che tornerebbero per opportunità professionali. A detta degli intervistati all'estero, indipendentemente dal paese o continente di appartenenza, i manager sono ritenuti una componente importante della classe dirigente (96%), sono una delle professioni più ambite dai giovani (76%) e hanno ruolo e voce in capitolo nel definire le scelte economiche del paese (65%). A questo si aggiunge che c'e' una netta distinzione tra top manager della finanza e la generalità dei manager (72%).

Sempre riferendosi al paese estero dove vivono oggi, meno della metà (40%) afferma che i top manager hanno una pessima reputazione, mentre solo l'11% dice che i manager in generale abbiano una pessima immagine presso la gente comune. Il settore pubblico è la bestia nera: solo nel 46% dei casi si ritiene che i manager pubblici siano validi e stimati e poco più della metà degli intervistati (52%) accredita ai manager pubblici la possibilità di accedere al settore privato.

"L'indagine ha ben inquadrato la realtà. – dice Cristina Spagna, general manager di Kilpat - l'Italia non è più un mercato appetibile per le aziende estere e anche per quelle italiane, poche purtroppo, più competitive sta diventando sempre meno prioritario. Così per i manager le opportunità professionali sono quasi solo all'estero con aziende multinazionali o nazionali che dall'Italia li trasferiscono negli head quarter mondiali o nei mercati in forte crescita".

"La situazione è grave. E' un bene che in un mondo sempre più globale gli italiani in genere vadano all'estero. E' però un male quando questo avviene perché da noi non ci sono opportunità e prospettive e quando il viaggio è quasi obbligatoriamente di sola andata dice Guido Carella, presidente Manageritalia. "Dobbiamo invertire questo trend -aggiunge -  e dobbiamo farlo contando soprattutto sui talenti e i manager, come i giovani, i ricercatori.