Lavoro

Quattro giovani “cervelli”: “La nostra casa è l'Europa ma lavorare è difficile”

Quattro giovani "cervelli", una stessa idea di futuro professionale: lavorare in qualunque parte d'Europa dove sia possibile continuare l'attività di ricerca.
28 Novembre 2013

Quattro giovani "cervelli", quattro percorsi professionali diversi, una stessa idea di futuro professionale: lavorare in qualunque parte d'Europa dove sia possibile continuare l'attività di ricerca.

Giacomo, Martino, Sagar e Ana Sousa sono quattro tra i quattrocento giovani ricercatori impegnati nel programma "Marie Curie" che si sono ritrovati al Palaffari di Firenze, per confrontarsi nell'ambito della conferenza "On the last lap of horizon 2020", promossa da Regione Toscana e Commissione europea.

Tutti e quattro hanno intorno a trent'anni. "Circa sei anni fa - racconta Giacomo Bacci, da Cecina, laureato in ingegneria delle telecomunicazioni - ho provato a affacciarmi sul mercato del lavoro ma senza risultati. Così ho deciso di proseguire il cammino di ricerca e grazie a borse di studio come la Marie Curie mi è stato possibile. Questo percorso finisce a marzo: si avvicina quindi un momento decisivo per il mio futuro professionale". l progetto cui Giacomo si sta dedicando tra l'Università di Princeton e quella di Pisa riguarda lo studio e lo sviluppo di tecniche innovative per i futuri standard di comunicazione cellulare. Sono tecniche che dovrebbero servire a alimentare la rete di comunicazione tra cellulari vicini, al fine, per esempio, di diminuire la dispersione di potenza e allungare, a parità di utilizzo, la vita delle batterie.

Anche Martino Calamai, biologo, è toscano, ma per alimentare il suo equipaggiamento professionale è stato molti anni lontano, prima a Cambridge, per il dottorato, poi a Parigi. La sua borsa di studio "Marie Curie" lo ha riportato in patria al Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare, presso l'Università di Firenze. La sua ricerca è orientata a studiare i meccanismi che sono alla base del morbo di Alzheimer attraverso tecnologie innovative di biofotonica. Martino sta finendo la sua borsa di studio ma con la consapevolezza di poter continuare il suo lavoro ma si è guadagnato il posto di lavoro vincendo un concorso al Cnr. “E’ come se avessi vinto alla lotteria”.

Sagar Shashidhar Manoli è indiano, ha scelto l'Europa per studiare. Prima Stoccolma, poi Losanna, ora Firenze, presso il dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell'università. Laureato in ingegneria biotecnologica, Sagar studia le cellule tumorali, in particolare il tumore del pancreas. Il futuro? Vorrebbe che il suo lavoro potesse proseguire ben oltre la borsa di studio. In qualunque luogo.

Ana Sousa Manso viene da Lisbona. Specializzata in biotecnologia medica, sta conducendo le sue ricerche all'ospedale le Scotte di Siena e all'ospedale di Leicester. Si occupa di batteri, in particolare dello pneumococco. “Nei Paesi del sud Europa come il mio ci si lamenta per i cervelli in fuga. Ma noi non stiamo scappando. Noi ci muoviamo per crescere, andiamo nei posti dove è possibile imparare cose diverse. Io non so dove lavorerò, ma so già che potrebbe essere in qualunque parte del mio continente".