Lavoro

I banchieri? Over 60 e quasi tutti uomini

Dall'analisi dei risultati e dei processi di autovalutazione condotta da Bankitalia risulta che le quote rosa non hanno fatto breccia nel mondo del credito.
29 Novembre 2013

Pochissime donne, molti uomini "over sixty" e con poco respiro internazionale, vertici che rimangono in carica a volte anche per più di dieci anni e mostrano una scarsa tendenza a soffermarsi sui requisiti di professionalità e onorabilità dei componenti il consiglio.

Dall'analisi dei risultati e dei processi di autovalutazione condotta da Bankitalia su 43 banche italiane, appare evidente che le cosiddette quote rosa non hanno fatto breccia nel mondo del credito. Il panorama dei board delle principali banche italiane denota una situazione abbastanza peculiare, che si discosta sia dalle maggiori società quotate del paese sia dagli omologhi istituti bancari stranieri.

Nel 93% dei casi infatti i board sono composti di uomini (quota che scende all'86% per gli omologhi esteri). E in 17 delle 43 realtà esaminate la componente femminile è ancora del tutto assente, mentre in altre 18 è pari a una sola rappresentante. Se poi si analizzano i vertici, nessuna donna siede sulla poltrona di presidenza e una sola è amministratore delegato. I board risultano sostanzialmente vecchi: i consiglieri hanno in media 60,4 anni, contro i 59,3 di quelli delle società quotate italiane di maggiori dimensioni o i 58,2 anni di chi siede nei board delle banche europee.

In generale il presidente nelle nostre banche è un uomo di età anche più elevata degli altri consiglieri (64 anni; si va da un minimo di 43 a un massimo di 82 anni). Decisamente scarso anche il turn over. I consiglieri delle banche permangono infatti in media nei board per 6,2 anni. Mentre i presidenti restano alla guida in media 9,2 anni e in alcuni casi addirittura oltre 15 anni.

I consigli di amministrazione hanno anche una connotazione piuttosto provinciale: sono rari i casi di consiglieri con esperienza internazionale e per le banche più orientate al mercato nazionale, anche se di grandi dimensioni, la gran parte di essi proviene da imprese del territorio o delle associazioni di categoria e da organizzazioni locali. I consiglieri laureati sono invece il 64%, contro il 75% dei componenti dei cda delle maggiori quotate.

E sui requisiti di professionalità e onorabilità, Banca d'Italia rileva che nel concreto la presenza d’inopportunità della nomina - quali, ad esempio, le condanne penali per reati finanziari, sanzioni amministrative anche d’interdizione o coinvolgimenti in procedure fallimentari - non è adeguatamente valutata nè sotto il profilo della competenza professionale nè sotto quello della reputazione. La valutazione della professionalità dei consiglieri è prevalentemente formale e non sempre assicura l'adeguata composizione del board sotto il profilo della competenza tecnica.