Lavoro

Famiglie sempre più povere, meno spese anche per l’istruzione

Le famiglie italiane continuano a ridurre sempre più le risorse destinate ai consumi essenziali. E il crollo tocca anche l’istruzione.
11 Dicembre 2013

Le famiglie italiane continuano a ridurre sempre più le risorse destinate ai consumi essenziali. L’ultima denuncia arriva dai risultati delle indagini svolte dagli istituti di ricerca e analisi Ref e Iri.

E il crollo tocca anche l’istruzione, accusa Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. Nel quinquennio 2002-2007, la percentuale di giovani con un basso livello di istruzione si era ridotta di 4,5 punti in percentuale, quasi un punto all’anno. Dal 2007 al 2012, i cosiddetti early school leavers fermi alla sola licenza media hanno preso a scendere al ritmo ben più lento dello 0,4%, passando in 5 anni dal 19,7% all’attuale 17,6% per un esercito di 758 mila giovani con bassi titoli di studio e fuori dal circuito formativo: 5 punti percentuali in più della media europea. “Si tratta di ragazzi – dice Raffaella Milano - che spesso vanno ad accrescere il numero di disoccupati che, nel luglio 2013, hanno raggiunto la cifra record di oltre 1 milione di under 30 e la spaventosa percentuale del 41,2% fra i 15-24enni”.

La crisi accentua una situazione già grave: la spesa pro-capite per gli studenti della scuola primaria e secondaria è rimasta di fatto invariata (con un incremento minimo dello 0,5% in termini reali fra il 1995 e il 2010), mentre nei paesi Ocse l’investimento per le stesse voci aumentava in media del 62%. E negli ultimi cinque anni la spesa delle famiglie per l’istruzione, cresciuta di poco al Nord e al Centro per effetto dei rincari di servizi e materiali, è invece scesa leggermente proprio nelle regioni più impoverite del Mezzogiorno.

“Ancora prima della mancanza di reddito – commenta Raffaella Milano - è questa la povertà che spezza le gambe: una condizione che si può contrastare solo tornando ad investire sull'educazione. Serve più scuola, e di prim’ordine”. 

Sono oltre un milione, dice Save the Children, i minori italiani che vivono in povertà assoluta, il 30% in più nel 2012, pari a un minore su dieci; 1 milione e 344 mila vivono in condizioni di disagio abitativo; 650.000  in comuni in default o sull’orlo del fallimento.

“Tra povertà economica e povertà educativa c’è una stretta relazione e l’una alimenta l’altra in un circolo perverso”, sottolinea Raffaela Milano. “Se si  comparano i consumi di una famiglia in povertà con una benestante, si rileva che, nella prima, le spese per il pane e il cibo assorbono quasi il 35% del reddito mensile a fronte dell’11% circa di una famiglia più agiata. Così, i meno abbienti cercano di risparmiare dove possono e finisce che all’istruzione - libri scolastici, lezioni private, rette - possano destinare appena 11 euro al mese e 24 alla cultura, tempo libero e gioco a fronte dei 360 euro delle famiglie più abbienti”.

In questa situazione iIl ministro del Lavoro Enrico Giovannini ritiene fondamentale aprire una discussione politica con la Commissione Ue sulla possibilità di applicare le regole della ''flessibilità nella valutazione del deficit pubblico tenendo conto delle spese per potenziare il capitale umano. “Conoscenza, informazione, capacità tecniche, livelli di istruzione che consentono la trasformazione e la produzione di beni e servizi”.

Buon Natale allora? "Anche l'ultimo semestre - osserva Angelo Massaro, general manager di Iri per Italia e Grecia – i consumi hanno registrato un calo, seppur più contenuto rispetto alla prima parte del 2013. Non saranno in grado di compensare la flessione neppure i consumi di Natale. L'anno chiuderà con un calo delle vendite con le regioni del Sud e del Centro più penalizzate rispetto a quelle del Nord”.