Lavoro

Roberto Saviano: “Convinciamo i ragazzi a non lasciare la scuola”.

"Scontiamo una carenza sostanziale nelle capacità di orientamento scolastico a danno degli studenti della scuola media inferiore". Sottolineata anche l'importanza dell'indagine AlmaDiploma 2013. [Fonte: L'Espresso].
16 Dicembre 2013

Con il Progetto Dedalus 251 studenti della terza media di Biella e 73 svizzeri hanno preso parte a un programma di storytelling per contrastare l’allontanamento dalle aule. I test, invece, mettono in luce solo i punti deboli dei giovani.

di Roberto Saviano

“Mi è capitato di parlare del Piaac, un’indagine curata dall’Ocse che indagava le capacità di literacy, numeracy e problem solving su un campione selezionato di adulti tra i 16 e i 65 anni in 24 paesi aderenti al programma. L’Italia è risultata all’ultimo posto per literacy, al penultimo per numeracy e non ha consegnato i dati per problem solving.

Se invitavo a non addossare responsabilità eccessive alla scuola, per osservare invece il grado di sviluppo della nostra società e il tremendo ritardo rispetto ad altre, è vero anche che non è possibile ignorare i dati sulla dispersione scolastica resi noti dall’Istat nel 2013: il 18,2 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato la scuola prima di conseguire il diploma superiore. La media nella Comunità europea è del 13,5 per cento. Siamo ben al di sopra. L’Italia sconta una colpevole mancanza di investimenti nell’istruzione pubblica che mirino ad avvicinare il mondo della scuola alle famiglie e a ridurre la distanza tra gli studenti e l’ambiente educativo.

Un altro dato indicativo è che secondo il Rapporto AlmaDiploma 2013, il 44 per cento dei diplomati avrebbe frequentato una scuola diversa. È evidente che scontiamo una carenza sostanziale nelle capacità di orientamento scolastico a danno degli studenti della scuola media inferiore. Sembra proprio che in un’età delicatissima, cioè la fase che coincide con l’inizio dell’adolescenza, i ragazzi italiani vengano lasciati soli. Soli a decidere del proprio futuro, soli con le proprie famiglie che nella maggioranza dei casi non hanno gli strumenti per dare un orientamento corretto“.

Articolo completo de L'Espresso