Lavoro

L’Italia non è un Paese per giovani insegnanti

Anief: lo 0,1% dei nostri insegnanti di ruolo ha meno di 30 anni, mentre il 60% ne ha più di 50, contro una media Ocse del 36%.
15 Gennaio 2014

"L'Italia è il Paese con meno giovani docenti di tutta l'area Ocse: solamente lo 0,1% dei nostri insegnanti di ruolo ha meno di 30 anni. Mentre il 60% ha più di 50 anni, contro una media Ocse del 36%”. Lo scrive l’Anief al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza.

“Se si vuole invertire questo triste doppio primato – dice l’associazione – occorrono interventi urgenti e mirati. Ad iniziare dall'inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento dei circa 11mila nuovi abilitati con il Tfa ordinario, dei 7 mila laureati risultati idonei all'ultimo concorso a cattedra ancora non immessi in ruolo e delle tante migliaia di ragazzi e ragazze che ogni anno si laureano in scienze della formazione primaria. Sono tutti aspiranti docenti, in larga parte giovani e già selezionati dallo Stato, ma ai quali oggi non si dà alcuna possibilità di poter essere stabilizzati. La loro graduale assunzione a tempo indeterminato, invece, svecchierebbe il corpo docente italiano portando nuova linfa a un sistema diventato sempre più autoreferenziale".

Il sindacato indica al rappresentante del governo "quale sarebbe la modalità immediata per introdurre il provvedimento: il D.L. 151/2013 Milleproroghe, in questi giorni all'esame del Parlamento. Nella parte dell'articolo 6 del decreto, dedicata alla scuola, va aggiunto un emendamento che oltre a prevedere l'inserimento dei nuovi abilitati nelle GaE, preveda anche la riduzione delle graduatorie su tre scaglioni, anziche' cinque, eliminando in tal modo anche quella fascia aggiuntiva reputata incostituzionale prima dal tribunale amministrativo e poi dalla Consulta. Si tratterebbe di un provvedimento, tra l'altro, gia' prodotto nel decreto Milleproroghe del 2012, all'articolo 14".