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AlmaLaurea, da un sottoscala alla World Bank

Ecco la banca dati universitaria che il mondo ci invidia [Fonte: Sette - Corriere della Sera]
07 Marzo 2014

Già gli inizi ricordano quelli di una moderna start-up,  per quel po’ di precarietà che caratterizza certe opere geniali.

AlmaLaurea, la grande banca dati universitaria italiana nata nel 1994, quando alcuni anni prima mosse i primi informali passi, lo fece in un sottoscala. Dell’ateneo più antico del mondo certo, quello di Bologna, ma sempre in uno spazio che sarebbe stato piuttosto vocato a essere un ripostiglio.

Sorride a ricordarlo Andrea Cammelli, direttore e fondatore di AlmaLaurea: “Nel sottoscala eravamo in tre, io e due tecnici di valore”. E oggi, dai server del Consorzio - che oggi unisce 64 atenei (su 80) pari quasi all’80% della popolazione studentesca italiana - passa gran parte del talento italiano, e se AlmaLaurea è un sistema nazionale, lo si deve alla tenacia e alla abilità diplomatica di quel professore.

Cammelli ha infatti costruito una macchina che ha registrato persino l’interesse della Banca Mondiale - dalla quale è stata invitata a Washington nell’estate del 2013 - e che la Commissione Europea vuole esportare nell’area balcanica, in Armenia e in alcuni Paesi del Maghreb.

Crede nel valore dei dati, Andrea Cammelli. Quelli che AlmaLaurea produce, alcuni dei quali pressoché istantaneamente, sono fondamentali per chi governa l’università, dal ministro ad ogni singolo ateneo.

Oltre ad incrociare domanda e offerta di lavoro, dal 1998 a Bologna studiano la storia didattica e il rendimento di ogni singolo neodottore degli atenei aderenti per tracciare il Profilo dei laureati. Inoltre, AlmaLaurea monitora ciò che avviene a valle del “pezzo di carta” con il Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati (il 10 marzo a Bologna sarà presentata la XVI edizione).

E sono più di 5mila le aziende a cui ogni anno vengono ceduti oltre 400mila cv.

[Fonte: Sette - Corriere della Sera]

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