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Romano Prodi: "AlmaLaurea deve diventare un modello a livello globale."

Romano Prodi nel suo intervento conclusivo al Convegno “Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati”. E ribadisce quanto la forza della tecnica sia alla base della rinascita del Paese. I video.
19 Marzo 2014

“Il merito di AlmaLaurea è di aver raccolto 2 milioni di curricula di laureati, averli messi insieme e organizzati: così facendo ha fluidificato il mercato del lavoro. E’ un esempio “infettivo” che ha toccato tanti altri paesi e che può essere per il futuro un esempio importante anche a livello globale”. Romano Prodi apre così il suo intervento conclusivo al Convegno “Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati”, tenuto il 10 marzo all’Università di Bologna, in occasione della presentazione del XVI Rapporto sulla condizione occupazionale AlmaLaurea dei laureati 2014.

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“AlmaLaurea può e deve essere un modello importante perché: “Abbiamo una mobilità del lavoro senza avere le conoscenze dei dati sul mercato del lavoro. AlmaLaurea, in questo senso, sta dando un esempio straordinario”. Un valore aggiunto che Prodi spiega partendo dalla nascita stessa di AlmaLaurea. “Una storia interessantissima, che io ho avuto la fortuna di seguire fin dall’inizio: AlmaLaurea è stata creata con estrema scarsità di mezzi, e con la non cooperazione totale a livello del Paese. Tutt’ora ci sono alcune università italiane che non partecipano a questo esperimento. Ma questi discorsi, lo sappiamo, hanno una maggiore validità se comprendono la totalità di un sistema. E l’idea di AlmaLaurea di mettere in Rete tutte queste conoscenze è un enorme strumento, utile anche alle imprese che quando hanno bisogno di elementi specifici possono avere un quadro di riferimento che altrimenti da realizzare costerebbe cifre enormi”. Un esempio importante che, come ribadisce il professore, “Opera con scarsità di mezzi. Pensiamo solo ai 10 mila addetti dei centri per l’impiego e alle sole 60 persone di AlmaLaurea che stanno facendo tutto questo in modo assolutamente esemplare”. 

Romano Prodi sottolinea, inoltre, una necessità sempre più urgente per il Paese. “Abbiamo bisogno non solo di più laureati, ma anche di laureati diversi: un enorme massa critica di laureati in ingegneria, nelle materia applicate e nelle scuola tecniche”, precisa il professore. “Non è quindi solo un problema di quantità ma anche di qualità: lo sviluppo del nostro paese è stato fatto da periti e ingeneri. Il problema è far crescere questa fetta del nostro sistema. Perché quando si ritiene che il livello della scuola tecnica di un paese sia inferiore, quel paese è finito perché non ha più le persone che creano la ricchezza, che costruiscono il futuro del paese stesso e che poi mantengono anche il resto della società con una divisione di compiti che è perfettamente logica. Il benessere materiale è costruito dal saper fare. Il fatto che la Gran Bretagna dopo aver rifiutato per un’intera generazione la politica industriale, adesso dia degli incentivi per le imprese manifatturiere ci dice come sta andando il mondo”. 
E dove sta andando l’Italia? O meglio “Cosa deve fare un governo nel momento in cui si è persa la gerarchia dei valori?” A rispondere è lo stesso Prodi. “Deve fare campagna su questi temi e finanziare gli studenti delle scuole tecniche oltre che creare delle scuole tecniche di livello superiore adatte al XXI secolo”. 

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