Università

AlmaLaurea: uno strumento per la governance dell’università

Il Prof. Giorgio Alberti, fondatore e direttore della sede di Buenos Aires dell’ateneo bolognese dal 1999 al 2009, ha presentato il modello AlmaLaurea all’Incontro internazionale Redford.
20 Marzo 2014

“AlmaLaurea offre un’analisi oggettiva dei dati relativi alla condizione occupazionale e al profilo dei laureati. Così facendo restituisce alle università, alle imprese pubbliche e private e ai laureati una lettura completa, tempestiva, continua e affidabile: è quindi uno strumento di primaria utilità da cui partire per ripensare alla governance dell’università, alla sua responsabilità sociale e culturale e allo stretto legame che c’è tra mondo della formazione e mercato del lavoro”. Parte da qui l’intervento che Giorgio Alberti, ha tenuto all’interno del XIX Colloquio Internazionale Redford 2014, che si è svolto il 26 e 27 marzo, all’Auditorium Santa Margherita a Venezia, dal titolo “La responsabilità culturale e sociale dell’Università”. Il Professor Alberti è stato docente alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Bologna, fondatore e direttore della sede di Buenos Aires dell’ateneo bolognese dal 1999 al 2009.

Professore, perché AlmaLaurea rappresenta uno strumento utile per comprendere la responsabilità culturale e sociale dell’università?
“Il Colloquio internazionale Redford sarà l’occasione per discutere e approfondire a livello internazionale proprio questa tematica. Ma la responsabilità sociale e culturale dell’università, come si dirà all’incontro, parte dall’analisi prima di tutto della governance dell’università stessa. All’interno di una prospettiva sistemica e globale, l’incontro mira a capire qual è il ruolo dell’università, il suo progetto politico e formativo e quindi la sua responsabilità nei confronti della società. AlmaLaurea da questo punto di vista è uno strumento essenziale e molto efficace, che offre un supporto concreto alle università: attraverso la comparazione delle caratteristiche e delle performance formative e professionali dei laureati dei 64 atenei aderenti, il Consorzio riesce a valutare a livello quantitativo e qualitativo sia l’efficacia interna dell’università, sia la sua efficacia esterna, ovvero il grado di employability dei laureati”.

Un’analisi affidabile che permette alle università di guardarsi allo specchio?
“I dati che AlmaLaurea fornisce ogni anno alle università aderenti sono essenziali perché sono dati oggettivi perché certificati dalle università. Sono completi perché coinvolgono oltre l’80% dei laureati italiani e permettono una comparazione a livello nazionale. Sono tempestivi, perché le indagini vengono presentate subito, a 3-4 mesi dal conseguimento della laurea. Sono continui, perché l’indagine si ripete un anno, a tre e a cinque dalla laurea. Nessun altro sistema ha queste caratteristiche”.

Le indagini sono importanti anche per i laureati e per le imprese?
“AlmaLaurea sistematicamente mette in contatto il mondo dell’università con il mondo del lavoro, permettendo l’incontro tra domanda e offerta. Un meccanismo funzionale ai laureati che cercano lavoro dopo la laurea e alle imprese pubbliche e private che grazie ai 2 milioni di curricula presenti hanno a disposizione una banca dati aggiornata e attendibile. In questo modo, viene colmato lo scollamento tra università e mondo del lavoro. Le università, oggi più che mai, devono restituire al paese conoscenze, innovazione e ricerca, ovvero gli elementi che fanno crescere una nazione”.

Il modello AlmaLaurea potrebbe essere utile anche a molti altri paesi del mondo?
“Il ruolo che AlmaLaurea sta assumendo a livello internazionale, soprattutto nel bacino dell’area Euro Mediterranea, è sempre più importante e diffuso, soprattutto tra i paesi in via di sviluppo. All’incontro Redford International saranno presenti esponenti non solo dei paesi europei, ma anche e soprattutto dell’America Latina. Il valore e il ruolo di AlmaLaurea è già noto a molte di queste realtà, come ad esempio, l’Argentina e il Cile, dove il direttore di AlmaLaurea, il professore Andrea Cammelli ha tenuto conferenze sull’importanza di introdurre il modello realizzato dal Consorzio nei loro sistemi universitari. Anche il Perù e Panamà hanno dimostrato interesse a importarlo. Perfino la World Bank, dove AlmaLaurea a giugno dello scorso è stata invitata a presentare il suo modello, ha manifestato interesse alla sua diffusione in America Latina”.