Lavoro

Lavoro e formazione: il fil rouge della fisica

Dalla fisica al mondo delle imprese, dalle università alla ricerca, in Italia e in Europa, per parlare di giovani, formazione e mondo del lavoro. A colloquio con Luisa Cifarelli
24 Marzo 2014

“Il fenomeno del “brain drain”, la cosiddetta fuga di cervelli, soprattutto tra i laureati in materie scientifiche è sicuramente cresciuto negli ultimi anni” spiega la professoressa Luisa Cifarelli, docente di Fisica sperimentale all’Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Fisica (SIF), e dal 2011 al 2013 Presidente della European Physical Society (EPS). “Tuttavia, il vero problema del nostro paese, non riguarda tanto il fatto che i nostri giovani meglio formati si spostino all’estero per specializzarsi o trovare lavoro, bensì la scarsa capacità di attrazione da parte del nostro paese di elevate professionalità straniere. Il programma Horizon 2020 in questo senso offre delle opportunità interessanti a tutti i giovani laureati e ai dottorati di ricerca in ambito scientifico e tecnologico” E poi c’è il settore delle energie rinnovabili: “Si stima che nel nostro paese, entro il 2020, dovrebbe portare oltre 250 mila nuovi posti di lavoro”.

Il nuovo programma di finanziamento europeo per la ricerca, Horizon 2020, rappresenta un’azione concreta a sostegno della ricerca scientifica e tecnologica?
Il passaggio dal Settimo Programma Quadro a Horizon 2020 rappresenta un’occasione straordinariamente importante per il mondo della ricerca scientifica e tecnologica. La sua strutturazione in termini di obiettivi sociali, industriali e di eccellenza, gli aspetti di convergenza tra innovazione e ricerca, e i nuovi modelli di finanziamento, possono essere colti per mantenere, per recuperare risorse per finanziare la nostra attività scientifica e potenziare le infrastrutture di ricerca nazionali ed europee per offrire ai laureati e dottori di ricerca in fisica opportunità d’impiego nei molteplici campi in cui i fisici possono esprimere le loro competenze. Tra queste pensiamo alle scienze e le tecnologie per l’ambiente e lo spazio, le tecnologie per l’innovazione e la comunicazione, le scienze dei materiali e le nanotecnologie e, più direttamente, la fisica di base "knowledge-driven" e la fisica applicata. Allo stesso tempo, le occasioni di mobilità internazionale, il rafforzamento delle reti di ricerca europee e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese estendono in modo consistente le prospettive per i nostri giovani fisici, nei prossimi anni”.

Dall'indagine OCSE emerge che i dottorati italiani in materie tecniche scientifiche sono al pari della Germania e superiori alla media dei paesi OCSE: il paese li valorizza?
“I dottori di ricerca italiani godono di un alto tasso di assorbimento nel mercato del lavoro e questo vale ancora di più per le materie tecnico-scientifiche e in particolare per i dottori di ricerca in fisica. Pur essendosi assottigliata, negli ultimi anni, la capacità di accoglienza di queste figure nel settore pubblico (si pensi alle università e agli enti di ricerca), si sono d’altra parte moltiplicate le occasioni d’impiego in ambiti legati alla ricerca nei settori dell’energia, dell’elettronica, dell’informatica e nei servizi. Allo stesso tempo, non possiamo trascurare un fenomeno caratteristico di questa stagione del nostro paese che riguarda la quota di dottori di ricerca italiani che finiscono per prestare la loro opera in paesi terzi. Questo fenomeno è ancora più marcato per i dottori di ricerca in fisica e non è compensato, neanche in misura ridotta, da un afflusso, nel nostro paese, di figure professionali equivalenti, provenienti da paesi stranieri. Senza demonizzare la cosiddetta “fuga dei cervelli”, occorre sfruttare le occasioni offerte da Horizon 2020 per riequilibrare la capacità del nostro paese di attirare lavoratori stranieri in possesso di alta formazione e allo stesso tempo trattenere le preziose competenze che abbiamo formato con grande impiego di risorse pubbliche”.

Il fenomeno del brain drain è quindi frequente tra i laureati italiani in fisica?
Come può essere affrontato e trasformato in un valore aggiunto, brain circulation
?
“Il fenomeno è certamente presente e si è esteso negli ultimi anni. Occorre tuttavia non ingigantirne la portata perché gli stessi dati OCSE e altri dati disponibili ci mostrano come questo fenomeno sia, tuttavia, in linea con quanto avviene in molti paesi del mondo. Il vero problema per l’Italia, ed è ben noto agli addetti ai lavori, è la scarsa capacità di attrazione di elevate professionalità straniere. La percentuale di persone con istruzione terziaria tra gli stranieri in Italia (12,2%) è tra le più basse nei paesi OCSE, molto al di sotto della media generale (23,2%) e di quella dei paesi dell’Europa (18,6%). Questo fenomeno può essere sovvertito rifacendosi all’esempio dei paesi caratterizzati da una più grande attrattività come l’America settentrionale o i paesi anglosassoni, senza dimenticare la Svizzera, alcune nazioni dell’Europa settentrionale e l’Australia. Il problema della scarsa capacità di attrazione già si manifesta a livello universitario dove i corsi, impartiti solo in lingua italiana nella maggioranza delle nostre università, non stimolano di certo un adeguato afflusso di studenti stranieri, ossia quella stimolante mobilità di giovani in entrambi i sensi (dall'estero e verso l'estero) che esiste altrove. Successivamente, il basso livello dei salari italiani e tante normative più o meno limitative nei confronti degli stranieri non aiutano certo”.

Che opportunità professionali offre il mercato del lavoro nazionale, in particolare le imprese, a un profilo specializzato, con laurea e dottorato in fisica?
“Sono davvero numerosissime e nei settori più diversi. La capacità di risolvere problemi inediti, la creatività, la capacità di lavorare in gruppo, il rigore metodologico e l’orientamento alla ricerca sono le caratteristiche peculiari del laureato e del dottore di ricerca in fisica. Queste qualità sono apprezzate, in ambito aziendale, nei settori delle tecnologie avanzate e delle telecomunicazioni, dell’energia e delle infrastrutture, delle nanotecnologie e del biomedicale, della meccanica e dell’automazione, dei servizi e dei beni di largo consumo, nei quali sono attive imprese nazionali e multinazionali che assorbono di preferenza fisici e dottori di ricerca con una solida formazione”. 

Nel libro bianco "Energia in Italia: problemi e prospettive" si affronta la situazione energetica in Italia e il suo futuro. Da questo punto di vista, il campo delle energie rinnovabili può offrire nuove opportunità professionali ai giovani laureati italiani?
“Se si pensa che sono oltre un milione, attualmente in tutta Europa, i posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili e che solo negli ultimi anni l’aumento degli occupati in questo settore è superiore a quello di molti altri settori, si comprende come siano rilevanti le opportunità per i nostri giovani laureati in discipline scientifico-tecnologiche. I settori più ricchi di prospettive sono quelli delle biomasse, del fotovoltaico e dell’eolico. Si prospetta che nel nostro paese, entro il 2020, oltre 250 mila nuovi posti di lavoro dovrebbero essere creati nell’area delle energie rinnovabili con interesse particolare per i laureati in ingegneria, fisica e scienze ambientali ma anche in economia e finanza”.