Lavoro

“Impariamo a farci scegliere”

…come Paese, come professionisti, come università e come imprese. Mauro Sirani Fornasini, Amministratore Delegato di Intertaba Spa – affiliata del gruppo Philip Morris International, parla di futuro, formazione e competenze.
14 Aprile 2014

“Come diceva Galileo Galilei, dobbiamo avere la capacità di guardare dentro il cannocchiale: lo dobbiamo fare come imprese e come nazione, guardare lontano per capire quando svoltare per essere protagonisti del nostro futuro”. Mauro Sirani Fornasini, Amministratore Delegato - Intertaba Spa, “100 per 100 Philip Morris International”, intervenuto alla tavola rotondaLa mobilità internazionale dei laureati: brain circulation o brain drain?” il 10 marzo a Bologna al Convegno AlmaLaurea, non fa sconti. “La paura del brain drain, la fuga di cervelli, non ci dovrebbe fermare nel promuovere la mobilità internazionale, è un valore aggiunto perché porta esperienza, confronto e flessibilità. Il problema è piuttosto capire perché le menti che se vanno poi non rientrano”.
Il nocciolo della questione sta tutto qui: “Farsi scegliere - precisa Sirani - perché una mente allenata sceglie, e noi, come sistema Italia, dobbiamo imparare a farci scegliere”. “Il danno non è tanto quindi il brain drain, bensì il dry up the brains, ovvero quando le imprese non illuminate inaridiscono i cervelli che poi scelgono di andare altrove”. Le vie di uscita ci sono, una  “è partire dal presupposto che l’azienda è le persone che ci lavorano e le persone sono l’azienda”. E rimarca Sirani: “Non risorse da gestire, ma persone da valorizzare”.

Nel 2012 ben il 27,7% degli occupati italiani classificati come manager ha completato tutt’al più la scuola dell’obbligo, contro il 13,3% della media europea a 15 paesi. In Germania, paese con cui spesso amiamo confrontarci, è al 5,2%. Possono imprenditori non laureati apprezzare il valore di un titolo universitario?
“Per guidare un’azienda oggi avere una preparazione universitaria è un prerequisito importante. La maggior parte degli imprenditori con la “I” maiuscola apprezzano sicuramente il valore del titolo universitario dei propri collaboratori. Ma questo, da solo, non basta. E’ fondamentale l’apprendimento continuo e la capacità di “leggere” l’azienda. Chi fa impresa oggi deve poter competere in un mercato globale caratterizzato da una grande velocità di cambiamento dovuta, sia alla vita sempre più breve dei prodotti, sia alla diversificata e progressiva evoluzione del contesto regolamentare. Per il successo delle imprese sono sicuramente richieste elevate capacità di apprendimento (learning on the fly) e di adattamento (dealing with ambiguity). Lo sviluppo dell’impresa e la sostenibilità del suo successo si fondano sulla capacità di anticipare i bisogni di cambiamento”.

Dalle indagini AlmaLaurea emerge che la propensione ad assumere laureati cresce con le dimensioni dell’impresa e con il loro grado di internazionalizzazione e di innovatività. Ma il tessuto produttivo italiano è fatto per la maggior parte di imprese familiari, il 66% delle PMI contro il 28% della Germania.
“Spesso nelle aziende familiari c’è un forte legame fra l’imprenditore e il personale. Una sorta di lealtà e dedizione costruita sul rapporto umano di tipo familiare. Ma la valorizzazione delle persone è un’altra cosa: per le persone che lavorano in azienda è, soprattutto, avere la possibilità e la capacità di esprimersi. In poche parole, il poter sviluppare il proprio talento e continuare ad apprendere, per crescere nell’organizzazione ed essere parte del sistema propositivo e decisionale dell’impresa. Le dimensioni dell’impresa e il loro grado di internazionalizzazione e di innovatività favoriscono la possibilità di assumere e di investire sulle competenze delle persone. Contrariamente le aziende di piccole dimensioni fanno più fatica, per la mancanza di flessibilità in entrata e in uscita e perché non supportate finanziariamente, pertanto non si prendono il rischio di crescere, soprattutto in questo momento contingente”.

Perché i giovani laureati italiani dovrebbero investire nel nostro Paese, se il Paese stesso ha difficoltà a valorizzare il capitale umano più qualificato?
“Perché i giovani dovrebbero avere più autostima e coraggio per affrontare il proprio futuro e contribuire a costruire la nuova realtà che sognano. È chiaro che se non si dà loro alcuna possibilità, allora non rimane che percorrere altre strade. Forse ciò che manca all’Università è creare l’autostima dei ragazzi e insegnare loro a costruire, in particolare, la propria leadership personale. Come nel mondo accademico, così anche in azienda il programma di sviluppo delle persone dovrebbe fondarsi sui seguenti capisaldi. Consapevolezza di contare: le persone sono l’azienda. L’azienda è le persone. Autoapprendimento: investire su se stessi, non smettere di imparare, praticare, costruire l’autostima. Far sentire la propria voce: non avere timore di parlare o chiedere. Imprenditorialità: il nostro futuro è nelle nostre mani. Non avere paura di muoversi e di sbagliare, temere di stare fermi, aspettare. Influire verso l’alto: dare il proprio punto di vista, fare proposte e sostenere le proprie idee. Giocare la partita, essere giocatori non spettatori: essere protagonisti, dare il proprio contributo al gruppo, prendersi il rischio e mettersi in gioco ogni giorno con se stessi e con gli altri, per continuare a migliorare e sognare”.

Le imprese di domani sono…
“Quelle che hanno la capacità di rinnovarsi e, come conseguenza di ciò, di riqualificare continuamente il proprio personale. Specialmente in Italia dobbiamo puntare sull’eccellenza, essere unici e i migliori in ciò che si fa. Questo può accadere solo se c’è un management illuminato che ha capacità di visione prospettiche e di definire la nuova realtà che si vuole realizzare, catalizzando le energie positive di tutte le persone dell’azienda per la sua realizzazione attraverso il loro coinvolgimento e la partecipazione attiva al successo aziendale”. 

Quali sono le lauree più appetibili per le imprese oggi?
“Se guardo la nostra azienda, dove lo sviluppo e la creazione di know how è fondamentale, sicuramente le lauree di Ingegneria sono le più appetibili. Il nostro territorio, da questo punto di vista, è una fucina sensazionale. La qualità della preparazione tecnica e la mentalità creativa dei nostri laureati in Ingegneria meccanica, elettronica, chimica e dei materiali è apprezzata, in Italia e Oltralpe. Non dimenticherei i periti sulle materie tecniche, di cui c’è una evidente carenza. Ma anche lauree di economia, informatica e quelle umanistiche sono richieste da aziende che, come la nostra, vedono nelle funzioni di staff un valore aggiunto alla struttura organizzativa”.

AlmaLaurea con le sue indagini è uno strumento utile per le imprese?
Direi proprio di sì. Questo strumento serve sia all’Università sia all’impresa per interrogarsi sulla qualità dell’offerta e sulla qualità della domanda del nuovo sapere e delle competenze che possono fare la differenza dell’imprenditoria italiana. Nel recente convegno tenuto da AlmaLaurea ho constatato, con sorpresa, delle difficoltà dell’impresa di definire i nuovi bisogni del sapere e di contribuire alla formulazione della domanda che potrebbe favorire le scelte del percorso di studio dei nostri ragazzi. Inoltre, la responsabilità dell’impresa sta nell’attrarre i giovani laureati, evidenziando i potenziali percorsi di carriera e di sviluppo personale e professionale”.

Guarda l'intervento di Mauro Sirani Fornasini al Convegno AlmaLaurea