Convegni

Il match tra capitale umano e bisogni innovativi delle imprese

“Il progetto internazionale grazie a AlmaLaurea sta producendo meravigliosi risultati”, l’intervento di Ljiljana Mrkic Popovic, Rettore Università delle Arti di Belgrado
15 Aprile 2014

“Nella prima fase del progetto Adria Hub, abbiamo lavorato allo sviluppo della banca dati AlmaLaurea, uno strumento necessario per incrementare l’integrazione internazionale tra le diverse università partner del progetto, favorendo l’occupabilità dei laureati e l’incontro con le esigenze di innovazione delle imprese”. A tirare le fila di Adria-Hub, evidenziandone i “meravigliosi risultati” è Ljiljana Mrkic Popovic, Rettore Università delle Arti di Belgrado, paese partner del progetto, intervenuta nell’ambito della tavola rotonda “L’armonizzazione dei sistemi di alta formazione in una prospettiva EuroMediterranea: il contributo di AlmaLaurea” alla presentazione del XVI Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati Italiani, avvenuta il 10 Marzo all’Università di Bologna. Obiettivo del progetto, coordinato dall’Università di Bologna, che coinvolge Serbia, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro, è quello di rafforzare le capacità innovative delle piccole medie imprese italiane e balcaniche attraverso il reperimento e l’assunzione di risorse umane altamente qualificate. “Ovvero- precisa il Rettore- rafforzare la collaborazione economico istituzionale nel bacino del Mediterraneo con una rete di esponenti accademici, aziende, organizzazioni migliorando le capacità di ricerca dell’Università da un lato e dall’altro lato il grado di innovazione industriale in tutto il bacino del Mediterraneo”. In altre parole, costituire un sistema integrato di servizi che aiutino le PMI a rintracciare le professionalità necessarie a livello internazionale. Come? Attingendo prima di tutto dalla banca dati AlmaLaurea e dalle altre banche dati che, sul modello di quella proposta dal Consorzio, stanno nascendo all’interno dei paesi partner del progetto. “Lo strumento AlmaLaurea- precisa la Popovic- viene utilizzato per risolvere i problemi specifici del settore professionale, ovvero per aiutare a occupare e assumere giovani ingegneri e formare team internazionali capaci di lavorare insieme alle università per condurre, nella fase finale, alla nascita di progetti pilota nell’ambito della ricerca industriale, soprattutto nel settore della trasformazione del legno e nello sviluppo di sistemi di sostenibilità ambientale”. “Il fine ultimo- specifica- è promuovere il collocamento dei nostri laureati sul mercato, cercando la compatibilità fra le loro competenze e le esigenze industriale migliorando l’offerta formativa qualificata”.