Università

E tu di che chimica sei?

Dottorati di ricerca e mondo del lavoro, dalla farmaceutica alle nanotecnologie. A colloquio con Dario Braga, Prorettore alla ricerca dell'Università di Bologna
16 Aprile 2014

“In questi ultimi anni le imprese che operano, in misura diversa, nel campo della chimica si stanno interessando sempre di più ai percorsi universitari e ai dottorati di ricerca connessi a questa disciplina. Si tratta in effetti di un settore in forte crescita che offre moltissime opportunità professionali, strettamente connesso al mercato internazionale e all’innovazione, come testimoniano i dati AlmaLaurea. Ma, per favorirne lo sviluppo sono necessari alcuni passi importanti. Da qui la necessità dell’incontro con il mondo delle industrie promosso da Federchimica”. Dario Braga, Prorettore alla ricerca e Professore di Chimica dell'Università di Bologna, spiega così l’incontro, “Nell'Industria Chimica, chi fa Ricerca… fa Carriera?" al quale ha partecipato a Milano il 16 aprile scorso, promosso dalla Federazione Nazionale dell’Industria Chimica per favorire l’incontro tra imprese e mondo accademico.

Prorettore, qual è stato l’obbiettivo del workshop?
“Prima di tutto analizzare e riflettere sulla formazione post laurea e sulla figura del dottore di ricerca nel settore della chimica, attraverso un confronto diretto tra imprese e università. La situazione attuale è infatti caratterizzata da un’offerta di lavoro insufficiente rispetto al dottorato, anche a causa di un’incoerenza tra la professionalità del Dottore di Ricerca e le esigenze aziendali. Tuttavia, questo tipo di profili professionali, come dimostrano i dati AlmaLaurea, rispetto agli altri indirizzi di studio hanno ottime opportunità di carriera, anche nel nostro paese. Per far prosperare questo ambito, ormai d’importanza strategica per lo sviluppo e la crescita dell’intero sistema, anche in rapporto ai paesi dell’Unione Europea, è necessario prima di tutto mettere in atto delle azioni che potrebbero rendere l’attuale formazione dei dottori di ricerca più in linea con le esigenze dell’industria”. 

Di che azioni si tratta?
“Parliamo di quello che deve e può fare il mondo universitario per favorire la formazione e l’inserimento di questi giovani. Prima di tutto, dobbiamo mettere mano ai percorsi di studio per rimuovere tutti quegli ostacoli, spesso burocratici, che rallentano il conseguimento del titolo e non permettono ai nostri ricercatori, soprattutto quelli più bravi, di entrare in tempi rapidi nel mondo del lavoro: una condicio sine qua non per le nostre imprese che si trovano a competere su un mercato internazionale sempre più veloce e dinamico. Se il percorso universitario, 3+2 a cui si aggiungono altri 3 anni di studi, invece di richiedere un totale di otto anni,  diventa di dieci e dodici, non permette ai nostri giovani di essere competitivi. Dobbiamo rimuovere le cause che rendono meno fluido il percorso formativo”. 

Le imprese chiedono anche…
“Di integrare la formazione, in modo che i nostri ricercatori, così come i nostri laureati, siano figure trasversali che conoscono anche aspetti più pratici, legati al mondo del lavoro e non solo specialisti della chimica: da come si conduce un’indagine di mercato a che cos’è un srl, ad esempio. Infine, servono dottori con competenze diverse, più aperti e più versatili, che sappiano adattarsi a situazioni differenti: non parlo di multidisciplinarietà , bensì di coworking, ovvero la capacità di mettersi in relazione con altre professionalità”. 

La formazione postlaurea in Italia e il placement dei dottori di ricerca, i dati AlmaLaurea dicono che... 
“In base alle indagini realizzate dal Consorzio emerge che i dottori di ricerca ad esempio hanno un tasso di occupazione a cinque anni dalla laurea inferiore ai laureati, 87% di chi ha concluso il dottorato contro 90% per scienze chimiche. Ma leggendo attentamente i dati, emerge anche che i dottori di ricerca sono più soddisfatti del lavoro svolto, che l’efficacia degli studi è più alta, 85% contro 67%, e guadagnano in media di più dei loro colleghi laureati, 1.652 euro contro 1.501. E’ evidente che oggi come oggi le imprese apprezzano sempre di più i dottorati perché attraverso la ricerca generano innovazione, un requisito importantissimo non solo per le aziende del settore chimico farmaceutico, ma anche all’interno del settore sanitario e di settori emergenti con nanotecnologie e biotecnologie”.