Lavoro

Giovani e futuro: una partita tutta da giocare

Come sta cambiando il mondo della formazione e del lavoro, dove stiamo andando? A colloquio con Alberto Ponzellini, Presidente di Penta spa e di Wegaplast spa.
08 Maggio 2014

 “Si parla tanto di crisi ma in verità bisognerebbe parlare di cambiamento. Il nostro non è un momento di difficile congiuntura economica e sociale, bensì una realtà e un modo di intendere lo sviluppo dei prossimi anni completamente differente. E i giovani, i veri azionisti di questo mondo diverso e affascinante, non possono lasciare la governance del loro futuro nelle mani di persone di un’altra generazione”. Di laureati, formazione, lavoro e soprattutto futuro, ne abbiamo parlato con Alberto Ponzellini, Presidente di Wegaplast Spa, storica impresa internazionale con sede a Bologna specializzata nella costruzione di stampi plastica e stampaggio. Per Wegaplast, Almalaurea ha recentemente curato una selezione di cinque profili professionali per l'apertura di un nuovo stabilimento in Polonia perché, come specifica il Presidente: “Per le aziende, che siano piccole o grandi, il bisogno di giovani preparati è essenziale e senza questa risorsa il nostro tessuto industriale finirà per appassirsi”.

Gentile Presidente, la sua azienda ha incaricato AlmaLaurea di selezionare cinque profili professionali per l'apertura di un nuovo stabilimento in Polonia. Che caratteristiche devono possedere in generale i giovani oggi per entrare in una grande azienda internazionale come la vostra?
“Innanzitutto la grande disponibilità a muoversi nei diversi siti produttivi e presso la clientela. Naturalmente le conoscenze linguistiche: la nostra lingua di riferimento che è l’italiano, la lingua che più si parla nel settore della plastica che è l’inglese, e il polacco che è la nazione dove abbiamo aperto il primo stabilimento e dove intendiamo crescere, sono indispensabili. E’ chiaro che diamo per scontato le conoscenze delle rispettive discipline universitarie, principalmente nel settore dell’ingegneria, dell’economia aziendale, nei sistemi di controllo e reporting, nelle attività commerciali”.

Dei giovani assunti, quattro in totale, tre sono di origine polacca ma hanno studiato in Italia: pensa che le nostre università siano in grado di formare le eccellenze di cui hanno bisogno le aziende?
“Non so se si formino delle eccellenze, in quanto ritengo che nel termine eccellenza sia contenuto un di più che fa parte della personalità, del modo di vedere le cose, dell’etica professionale che dovrebbe essere propria dei giovani. Voglio però aggiungere che le nostre università danno a tutti quelle conoscenze e quelle impostazioni che, unite alle doti personali prima citate, portano alle eccellenze. Naturalmente, c’è anche un altro elemento che, alla latina, si chiama “fortuna” e gioca sempre un ruolo determinante”.

Dalle indagini AlmaLaurea emerge che la propensione ad assumere laureati cresce con le dimensioni dell’impresa e con il loro grado di internazionalizzazione e di innovatività. Ma il tessuto produttivo italiano è fatto per la maggior parte di imprese familiari, il 66% delle PMI contro il 28% della Germania. 
“Per le aziende, che siano piccole o grandi, il bisogno di giovani preparati è essenziale e senza questa risorsa il nostro tessuto industriale finirà per appassirsi. Per quanto riguarda l’impresa familiare, il discorso è più complesso. A mio avviso è necessario che gli attuali titolari delle imprese abbiano la forza di sradicare i loro futuri eredi dal tessuto in cui vivono oggi. Sradicare è un termine molto forte, ma è quello che serve per poter giudicare serenamente il valore dei nostri ragazzi. Certo, ci sono dei valori imprescindibili: quelli della tradizione, della religione, della famiglia, dell’amicizia. Ma come genitori, famiglia e scuola, abbiamo i primi 10/15 anni di vita per insegnare e trasmettere loro questi valori in modo permanente. Poi la nostra esperienza diventa in certo senso la loro nemica: li condiziona, chiude loro la mente, quella mente che gli permette di affrontare un mondo diverso che spesso noi non siamo in grado comprendere”.

In questo momento di difficile congiuntura economica e sociale, quali sono a suo avviso le azioni da compiere per ridare speranza ai giovani e quindi far crescere il Paese?
“Non è un momento di difficile congiuntura economica e sociale, è una realtà e un modo di intendere lo sviluppo dei prossimi anni differente e che non tornerà più alle situazioni precedenti. Io vedo i giovani come gli azionisti di un mondo diverso e affascinante, e che non possono lasciare la governance di questo loro futuro nelle mani di persone di un’altra generazione con schemi obsoleti, come sta avvenendo ora. Quindi la loro non è una speranza di cambiare, ma un dovere per risolvere la difficile equazione tra cambiamento e rivoluzione, non tra cambiamento ed esistente come la cultura degli anziani tende loro a proporre”.

AlmaLaurea si sta aprendo ai paesi d’area Euro Mediterranea, potrebbero essere una risorsa importante per la crescita dell’intero sistema europeo?
“L’area mediterranea è il futuro per l’Europa, in particolare, per la “nostra” Europa. Per esempio: un dirigente di una banca a Bologna o a Napoli, non potrà mai essere un bravo banchiere a New York, o a Londra, o ad Hong Kong, ma sicuramente può agire in modo efficace a Rabat, a Istanbul, a Tunisi – e così lo stesso vale per le imprese. E soprattutto non dimentichiamo che nell’area mediterranea 3000 anni fa è nata la civiltà dominante tuttora nel mondo. Forse è proprio da lì che possiamo cambiare e imparare cosa ci aspetta”.

AlmaLaurea con i suoi 2milioni di curricula certificati è uno strumento utile per le imprese? 
“AlmaLaurea va nella direzione di unire le tecnologie alle metodologie tradizionali di formazione.
E’ uno strumento utile, efficace e corretto, per noi è stata una grande scoperta. Nel pubblico non esiste solo burocrazia e miopia, ma anche lungimiranza e coraggio. Forse potrebbe ampliare la sua sfera, valutando non solo gli studenti ma anche i professori. Ma forse stiamo esagerando con le rivoluzioni ?".