Lavoro

In fuga dall’Italia

Il servizio di Radio France International traccia un quadro sconfortante della situazione giovanile italiana. La testimonianza di AlmaLaurea.
15 Maggio 2014

Nella trasmissione radiofonica “Grand Reportage”, andata in onda lo scorso 7 maggio sulla radio francese RFI, Radio France International, il reporter Altin Lazaj è inviato in Italia per tracciare il quadro della situazione dei giovani laureati italiani all’alba delle elezioni europee. “Italia, i giovani fuggono dalla crisi” così titola il programma. A documentare il disagio e il ritardo del nostro Paese sono le testimonianze raccolte da Lazaj nel suo viaggio lungo lo stivale: studenti universitari, professori, giovani professionisti, imprenditori, laureati che hanno scelto di emigrare oltreconfine. Tante voci che mettono in fila con occhio clinico i grandi mali d’Italia, figli della crisi o forse no, semplici frutti di un modo d’essere all’italiana che tiene in scacco le nuove generazioni e non investe sui suoi talenti migliori. Ecco allora sfilare uno dopo l’altro il tasso di disoccupazione, la precarietà, le lauree multiple, gli stage non remunerati e senza nessuna prospettiva di assunzione. E ancora, la modesta valorizzazione, anche in termini retributivi, che il nostro sistema Paese riesce a garantire ai laureati, la mancanza di strumenti adeguati per le famiglie, l’assenza della politica, la scarsa meritocrazia. L’elenco è lunghissimo e lascia l’amaro in bocca.
 
Gioco forza, dal servizio ne esce un’Italia che sforna giovani talenti e poi li spinge a fuggire. “Qui ci si forma, si studia e poi si fa la valigia alla ricerca di opportunità in Paesi come Francia, Germania, Svizzera ma anche Stati Uniti, Asia, Cina” commentano i laureati. E in Italia? Non viene nessuno. “Così - spiega Lazaj - mentre la popolazione italiana invecchia, il problema della “fuga dei cervelli” si intensifica”.

Un circolo vizioso senza fine. A dar prova della forte situazione di disagio presente nel Paese c’è anche il professor Andrea Cammelli, fondatore e direttore di AlmaLaurea, che partendo dai numeri del XVI Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati racconta: “In tutti i paesi europei, tra il 2007 e il 2012, l’occupazione dei laureati universitari è aumentata; l’Italia è l’unico paese dove l’occupazione dei giovani si è ridotta. Perché? I migliori studenti lasciano il Paese e trovano lavoro in aziende leader a livello mondiale, in Francia, in Germania, nel Regno Unito o in Svizzera: attualmente il 5% dei laureati fugge dal nostro Paese, erano solo il 2% qualche anno fa”. “In Italia - precisa Cammelli - un neolaureato impiega almeno cinque anni per essere valorizzato, mentre altrove il suo inserimento professionale è molto più veloce, e ha delle prospettive di crescita e di guadagno due volte più elevate”. “Un paradosso - così lo definisce il direttore di AlmaLaurea - nel quale si è impantanato lo Stato Italiano, che spende soldi per formare i giovani ma, non riuscendo a proporre loro un futuro lavorativo, non raccoglie i frutti della formazione impartita”. Non a caso, tra i paesi dell’area OCSE, l’Italia si trova all’ultimo posto per quanto riguarda il budget dedicato all’insegnamento superiore, così come per la ricerca e lo sviluppo: “Non spendiamo niente, coma facciamo a crescere?” si domanda Cammelli. “La Francia, per esempio, spende molto di più così come quasi tutti i paese dell’Ue”.
 
E il problema della disoccupazione si ritrova a tutti i livelli di istruzione. “Tra il 2007 e il 2012 - commenta ancora Cammelli - l’occupazione dei laureati è scesa del 6,5%, mentre quella dei diplomati di scuola secondaria del 15%; per i meno qualificati, che hanno abbandonato la scuola, la diminuzione è invece del 23%”. Per tutti questi motivi, i giovani non ritornano in Italia. “Spesso l’esperienza all’estero si trasforma in una vera e propria migrazione, a causa dell’assenza di prospettive lungo tutta la penisola” argomenta Lazaj. “Se non è la prima volta che l’Italia attraversa un periodo di emigrazione in massa, questa volta la differenza è che gli emigranti sono sempre più qualificati, e che provengono non solo dal Sud ma anche dalle regioni ricche del Nord” chiosa il reporter interrogandosi sulla continuità tra l’università e il mondo del lavoro, con la constatazione che molti laureati italiani provengono da percorsi che non sono davvero relazionati con la realtà socio-economica del Paese, al contrario di quanto accade in Germania dove l’istruzione è anche orientata al mercato reale. Una considerazione nella quale si iscrive senza dubbio la vocazione di AlmaLaurea che da vent’anni lavora per creare un ponte tra università e mondo del lavoro e favorire una migliore comprensione reciproca non solo in Italia e ma anche in molti paese dell’area Euro Mediterranea.

Ascolta il servizio “Italia, i giovani fuggono dalla crisi”