Lavoro

L’oro nero del Paese? Giovani + turismo

Giovedì 12, Petroleum si presenta a Bologna, un progetto realizzato dalla Fondazione Obiettivo Lavoro per l’occupazione giovanile che mira a valorizzare i nostri patrimoni culturali, artistici e ambientali
10 Giugno 2014

“Il nostro petrolio sono loro, i giovani, e la loro formazione unita a cultura e turismo. Se li delocalizziamo perdiamo la nostra risorsa più importante per il futuro”. Parte da qui l’incontro promosso da Fondazione Obiettivo Lavoro, che si terrà giovedì 12, ore 12, alla Libreria Coop Ambasciatori (via Orefici 19, Bologna). 
Un momento di presentazione e di dibattito tra massimi esperti del mondo della formazione e del lavoro per lanciare il progetto omonimo “Petroleum” nato per valorizzare il paese nel continente e nel mondo. Come? Grazie ad un’occupazione di qualità, socialmente tutelata e garantita, che rimetta in valore le eccellenze italiane e le proponga come bene comune a tutti quanti le vogliano e le sappiano conoscere e apprezzare.
Il progetto, realizzato dalla Fondazione Obiettivo Lavoro, attraverso il contributo tecnico di BPI-Italia, sarà presentato da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione Obiettivo Lavoro, e raccoglierà intorno alla stesso tavolo personalità del calibro di Patrizio Bianchi, assessore alla Formazione e Lavoro della Regione Emilia-Romagna, Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, Tiziana Primori, direttore Sviluppo e gestione delle società partecipate Coop Adriatica, Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’Istituzione Bologna Musei, Andrea Segré, presidente del CAAB. 
Scopo di “Petroleum” individuare le possibilità di finanziamento e le modalità organizzative per realizzare concretamente gli obiettivi di occupazione necessari per rilanciare il nostro sistema paese.
Basti pensare, numeri alla mano, che il tasso relativo di disoccupazione in Italia oggi ha superato oltre il 42%. Di contro, abbiamo il più grande patrimonio storico e culturale a livello mondiale, con 3.430 musei, 2.100 aree e parchi archeologici, 47 siti Unesco. Infine, una economia turistica e culturale che nel 2008 produceva 203 miliardi di euro, il 13% del PIL nazionale, ma che, nonostante tutto, ci colloca in coda rispetto a Regno Unito, Germania, Francia, Spagna.
Dall’incrocio di questi macro-dati emerge una grande opportunità di respiro strategico. Ovvero la necessità di un forte investimento di risorse pubbliche e una marcata campagna che valorizzi il “petrolio italiano” come volano della ripresa economica, grazie anche a un prioritario orientamento dei Fondi Europei. Il grande scoglio, è e resta l’occupazione giovanile. Il mancato ricambio degli occupati, a parità di numero totale dei posti di lavoro, il sottoinquadramento, cioè laureati e diplomati in posizioni che tendenzialmente potrebbero essere occupate anche senza il titolo di riferimento, forme contrattuali poco o per nulla garantite e guadagno marginale. Non a caso, l’Italia ha la quota più alta in Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano, i cosiddetti NEET. E la somma di queste criticità ha indotto un crescente fenomeno di “brain drain”. 
Qui si inserisce il progetto Petroleum, partendo proprio dal settore più importante e dal capitale umano migliore: turismo e giovani, il primo spazio di mercato utile su cui investire per generare sviluppo e occupazione nel breve-medio termine.