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"Con l’Erasmus Plus più studenti all’estero"

“Studiare all’estero non più una volta sola, ma una volta per ognuno dei tre cicli di studio e, all’interno di ogni ciclo, anche su più sedi”. Dai dati AlmaLaurea all’intervento del professore Donà dalle Rose.
18 Giugno 2014

Il 12% dei laureati italiani del 2013 ha fatto un’esperienza riconosciuta di studio all’estero come l’Erasmus o il programma Overseas. A dirlo è la XVI Indagine AlmaLaurea sul Profilo dei laureati italiani, presentata lo scorso 29 maggio all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. 
In particolare, ha studiato fuori dall’Italia il 7% dei laureati di primo livello, il 14% dei laureati a ciclo unico e il 13% dei laureati magistrali, quota che sale al 18% considerando chi lo ha fatto durante la triennale. Non manca molto, quindi, al 20%, l’obiettivo fissato per il 2020 in sede europea. E una mano potrà darla il nuovo programma Erasmus Plus, come spiega il professore Luigi Filippo Donà dalle Rose, delegato del rettore dell’Università di Padova per la mobilità europea. “Questo nuovo programma Erasmus Plus consente di fare un’esperienza di studio all’estero non più una volta sola, ma una volta per ognuno dei tre cicli e, all’interno di ogni ciclo, anche su più sedi, spezzando i 12 mesi, per esempio, a Londra e a Parigi. Un meccanismo che permetterà all’Italia di raggiungere l’obiettivo europeo, ma dovremo lavorare intensamente”.

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“Studiare all’estero è importante per due aspetti essenziali, prima per una crescita personale e poi dal punto di vista accademico – continua Donà dalle Rose – permette di capire i pregi e i difetti del nostro sistema universitario e quindi di tornare con la voglia di migliorarlo, che poi è l’essenza dell’Europa, guardarsi intorno, vedere cosa c’è di buono in ciascuno e cercare di crescere insieme”.