Università

Il dottorato, una risorsa non sfruttata

Eccellenti, altamente formati, professionalmente impeccabili: i dottori di ricerca sono un patrimonio per il Paese. Lo studio di Dario Braga e Silvia Ghiselli.
01 Luglio 2014

Dottori di ricerca, tra studio e lavoro, chi sono e dove stanno andando. Uno studio realizzato da Dario Braga, Professore di Chimica e Prorettore alla Ricerca dell’Università di Bologna, e Silvia Ghiselli, Responsabile Indagini e Ricerche Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, e pubblicato recentemente su Mentepolitica, ci spiega che mercato del lavoro li aspetta e quali sono le differenze rispetto ai laureati.

Alla base dell’articolo i dati AlmaLaurea che ha analizzato le loro performance grazie alla XVI Indagine sulla condizione occupazionale ad hoc (condotta nel 2013 e relativa a circa 450.000 laureati di 64 Atenei intervistati a 1, 3 e 5 anni dal titolo). I dottori di ricerca sono individuati considerando i laureati magistrali biennali che, a cinque anni dal titolo, hanno dichiarato di aver concluso un corso di dottorato. I dati confermano, fino a livello di macro-area disciplinare, una buona valorizzazione dei dottori, in particolare in termini retributivi (1.659 € netti al mese, contro 1.466 € dei laureati) e di efficacia del titolo (per l’80% dei dottori il titolo risulta efficace, contro il 53% dei laureati). 

È però vero che, allo stato attuale, lo sbocco prevalente per i PhD resta l’ambito universitario: il 41% degli occupati si dichiara infatti ricercatore o docente. Quasi un dottore su tre svolge invece una professione di alto livello, in particolare come ingegnere o architetto. Nei ruoli di livello più modesto (professioni tecniche o esecutive) è occupato “solo” il 13% dei dottori (contro il 44% dei laureati!).

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