Università

Beni culturali: «Serve un rapporto stretto tra Università e territorio»

Intervista a Salvatore Lorusso, ordinario del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e direttore del master in «Progettazione e promozione degli eventi artistici e culturali».
25 Luglio 2014

«Serve un più stretto accordo tra Università e territorio, e quando intendo territorio intendo musei, biblioteche, archivi, soprintendenze, ma anche associazioni e imprese culturali: tutte quelle realtà interessate a professionisti formati nel campo dei beni culturali in senso interdisciplinare». Così Salvatore Lorusso - ordinario di “Chimica dell'ambiente e dei beni culturali” al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, nonché direttore del master in “Progettazione e promozione degli eventi artistici e culturali” attivato presso la sede di Ravenna - fa il punto su quello che è il patrimonio del Paese: ovvero cultura, arte e formazione.

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«Un paese come l’Italia, che detiene una concentrazione di beni culturali unica al mondo, dovrebbe creare ricchezza a partire proprio da arte, storia e architettura» spiega Lorusso, autore di oltre 380 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali e di 23 volumi e monografie dedicate al tema dei beni culturali. Egli è inoltre fondatore e direttore scientifico della collana “I Beni Culturali e l'Ambiente”, della collana “La formazione e la ricerca nel settore dei beni culturali e ambientali” e del Journal storico-tecnico “Conservation Science in Cultural Heritage”.

In base ai dati AlmaLaurea, emerge infatti che, a cinque anni dalla magistrale, i laureati in beni culturali non se la cavano poi così male: hanno un lavoro 72 laureati su cento, con una stabilità contrattuale del 54%. Nota dolente resta il guadagno che si attesta al di sotto della media, quasi 1200 euro al mese contro i 1400 del complesso dei laureati.

Alla base una serie di “difficoltà”, a cominciare dall’alto numero di musei e di beni culturali presenti nel nostro territorio: «Il Louvre o il British Museum - precisa il professore Lorusso - attraggono milioni di visitatori perché Francia e Inghilterra hanno un numero di musei e di beni culturali molto più limitato e molto più concentrato rispetto all’Italia, mentre il nostro patrimonio artistico e culturale, che rappresenta il 40% di quello mondiale - secondo alcune statistiche, fra l’altro molto variabili e, come tali, discutibili - è dislocato lungo tutta l’Italia».

E poi ci sono investimenti e volontà politica. «Servirebbe più personale, ma da anni non si fanno concorsi perché non ci sono le risorse». Anche l’organizzazione degli eventi culturali andrebbe ripensata. «Per esempio si dovrebbe prolungare la durata delle mostre più importanti, che difficilmente vanno oltre i due mesi». E se si parla di mostre si deve parlare anche di curatori: «Non aiuta che su 3.500 operanti in Italia, solo una ventina possono vantare un’esperienza salda e non episodica», continua il professore che è anche Membro Esterno dell’Accademia Russa delle Scienze Naturali, ed è stato vicepresidente e attualmente componente del Consiglio di Presidenza della Società Italiana per il Progresso delle Scienze (SIPS), istituita nel 1839.

Nella creazione di esperti in beni culturali l’Università, naturalmente, ha un ruolo fondamentale. «L’Università della Tuscia di Viterbo è stato il primo Ateneo in Italia a istituire nell’anno accademico 1989-1990 la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali» ricorda Lorusso, che è stato tra i fondatori e nella quale, dal 1991 al 1993, ha ricoperto l'incarico di direttore dell’Istituto di Scienze applicate ai Beni Culturali. Alla Tuscia è seguita l’Università di Bologna e poi quella di Lecce. L’impostazione didattica e gli obiettivi formativi sono ancora oggi gli stessi: «Un mix di competenze umanistiche, tecniche, scientifiche e sperimentali, per affrontare a tutto tondo e in modo interdisciplinare le problematiche legate tanto alla tutela quanto alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico». Diverse anche le opportunità post-lauream, a partire dal master in “Progettazione e promozione degli eventi artistici e culturali” di Ravenna, di cui il professor Lorusso oltre che direttore, è anche docente in Tecniche di controllo e documentazione. «Siamo alla sesta edizione – spiega –. Abbiamo professori provenienti dall’Università di Bologna, da Roma Tor Vergata e Sapienza, ma anche rappresentanti dei ministeri e del mondo produttivo, che svolgono docenza sulla base della loro esperienza». Non solo teoria, quindi, ma molta pratica, con stage e project work in realtà culturali e produttive del territorio «che rappresentano il primo e naturale sbocco professionale». 

Inoltre, nello stesso Dipartimento di Ravenna ha sede il Laboratorio Diagnostico per i Beni Culturali, indicato dal Ministero dei Beni Culturali fra gli “Istituti di eccellenza del sistema Italia”. «Sono presenti numerose apparecchiature – sottolinea il professore, che ne è responsabile - il cui impiego permette di indagare sia gli aspetti che contribuiscono alla valutazione oggettiva di un’opera d’arte sia tutte le complesse e numerose problematiche riguardanti i materiali e l’ambiente di conservazione.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione della ricerca, nell’ambito dell’Agreement in corso da anni fra l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e l’Università di Zhejiang (Cina), è in fase di definizione un Joint Laboratory for Cultural Heritage Diagnosis and Conservation che si prefigge di replicare, in Cina, il suddetto Laboratorio».