Lavoro

Nei panni di un laureato, oggi. E il domani?

Francesco J. Corda, 29 anni, laurea magistrale in Design navale nautico, è entrato nel mondo del lavoro con competenze e grinta da vendere, contando solo su sé stesso.
28 Luglio 2014

Francesco J. Corda, classe 1984, laurea magistrale conseguita all’ateneo di Genova, non è un tipo che si dà per vinto, e sebbene la crisi gli abbia reso il percorso professionale complicato, ha combattuto contro l'indifferenza e le porte chiuse per alimentare la sua passione e raggiungere l’obiettivo per cui ha studiato. "Forse sbaglierò, ma credo che né università né aziende facciano qualcosa di veramente costruttivo nell'interesse di giovani e neolaureati per dare loro prestigio e futuro. A cominciare dalla burocrazia, che penso andrebbe sgrossata - precisa Francesco J. che invita tutti i giovani come lui a non perdere mai di vista se stessi e i loro sogni. 

Parliamo del tuo percorso di studi...
“Conseguita la laurea di primo livello nel 2008 all’ateneo di Genova, ho proseguito con il relativo corso magistrale al Polo di La Spezia realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, per laurearmi nuovamente nel 2011. Pur essendo un corso prestigioso, la sensazione provata appena uscito è stata quella di sentirmi una persona priva di qualifiche. Ad esempio, la stessa laurea in Design Navale vuole formare una figura professionale importante, simile a quella dell’architetto. Ma, sulla "carta", questo "non è riportato". Non esiste neppure un albo. Allora, ci si può chiedere: "dopo anni di studio e sacrifici, cosa rappresenta davvero la figura di un "dottore designer" per le aziende? Un tecnico? Un professionista?" Credo che, appena usciti dal groviglio burocratico di carte, codici, denominazioni e CFU, molti si ritrovino poi, a torto, "bollati" dal mercato del lavoro come "laureati di serie B", senza neppure sapere "chi siano" veramente". Basta partecipare ad un "career day" per sentirsi presi così poco sul serio! Così era accaduto anche a me: giovani speranzosi, ammassati per ore in fila, aspettano colloqui di un minuto ciascuno, per ottenere, forse, un'assunzione temporanea e un posto da stagisti non retribuiti. La stessa sensazione vale per i tirocini universitari, penso che dovrebbero essere un vero trampolino di lancio per il futuro e un meccanismo per imparare la pratica del mestiere. Invece, ho avuto spesso l'impressione che si trattasse di una perdita di tempo in cui si svolgono mansioni inutili, restando all'oscuro dei veri meccanismi lavorativi e imprenditoriali. Penso piuttosto che tutti i soggetti coinvolti dovrebbero credere nei giovani stando loro più vicino nei "fatti", per prepararli con un'impronta da veri protagonisti del domani, e non da semplici "numeri"”.

Le materie che hai studiato all'università ti sono servite per entrare nel mondo del lavoro?
"Alcune si, altre meno; credo comunque che non sempre le discipline studiate all'università siano sufficienti a gestire una realtà lavorativa a 360° gradi. Occorrerebbero cioè le cosiddette "competenze trasversali", a cui ho dovuto provvedere da solo. Chi esce dall'università può trovarsi spaesato, e se non è abbastanza ambizioso potrà trovarsi rassegnato a svolgere mansioni che non gli si addicono, pur di lavorare. Ho conosciuto architetti e plurilaureati che lavorano al CAD da anni, senza mai "spiccare il salto"... ma per fare CAD basta un attestato!".

E dopo il conseguimento della laurea?
"Il mio desiderio è sempre stato quello di aprire uno studio. Infine quel momento è arrivato, ma prima ho faticato molto cercando mestieri più o meno attinenti ai miei studi, sempre senza risultati soddisfacenti in termini di guadagno, crescita e carriera.
Intanto, ho brevettato progetti di moda e design contattando aziende specifiche che neppure hanno risposto, o che sono state addirittura scortesi.
Ho scritto perfino un romanzo, ma non ha avuto - almeno finora - l'attenzione che meritava: temo che, anche in questo campo, molti di coloro che sono "sconosciuti", sebbene siano meritevoli e abbiano fatto grandi sacrifici per emergere, vengano trattati come "novellini" e perciò considerati di meno, così da restare "indietro" senza possibilità di "crescita". Penso invece che tutti meriterebbero più attenzione, più fiducia e tante opportunità, su ogni campo. Sembrano invece mancare la voglia e il coraggio di credere e "investire" in cose e persone nuove: così facendo andremo in rovina, superati da quei paesi che prima erano più indietro di noi. Per questo non escludo di fare carriera anche all'estero".

Cosa pensi di fare nel tuo futuro?
“Desidero, con l'apertura del mio studio professionale, far conoscere nel mondo il mio design. La crisi rende tutto più difficile, certo: anche promuoversi è oneroso. Penso che spetterebbe ancora a università e istituzioni sostenere i nostri sogni più concretamente. Con qualche fondo speciale, magari. Tutto ciò che ho fatto finora lo devo a me stesso e alla mia famiglia. Intanto, sto ampliando la mia cultura in campo economico per seguire, eventualmente, anche le orme di mio padre. Ma iscrivermi alla Facoltà di Economia potrebbe divenire un'altra "avventura burocratica": da una veloce analisi degli esami in comune col precedente corso di studi, mi pare che io debba rifare tutto da capo, perfino il test d'inglese".