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Valorizzare il piccolo pensando in grande

“I centri storici minori: un'inestimabile risorsa in attesa di essere adeguatamente valorizzata”. Intervista a Alessandro Merlo, direttore del corso di perfezionamento in Documentazione e gestione degli insediamenti storici minori. Scadenza 15 ottobre.
11 Settembre 2014

“L’Italia ha un patrimonio storico, culturale ed ambientale unico al mondo. Questa ricchezza non risiede solo nei grandi centri, ma anche in quelli di piccole dimensioni che, in genere, non sono adeguatamente valorizzati. Investire oggi sugli insediamenti storici minori significa coniugare recupero dell'ambiente fisico (conservazione e tutela) e gestione oculata dei beni culturali; operazione che, se ben condotta, è in grado di generare importanti ricadute, anche in termini economici ed occupazionali, per il nostro Paese”. A parlare è Alessandro Merlo, professore della Scuola di Architettura di Firenze e direttore del corso di perfezionamento in “Documentazione e gestione degli insediamenti storici minori” promosso dal DIDA (Dipartimento di Architettura) e giunto oggi alla sua seconda edizione.

Professore quali sono gli obiettivi del corso?
“L’obiettivo principale è quello di riconoscere e valorizzare l'immenso patrimonio storico, culturale ed ambientale presente in quei centri storici che, ritenuti fino ad oggi secondari, sono stati esclusi dai processi di promozione di un territorio. Il corso si prefigge di formare dei professionisti in grado di ideare e di dirigere progetti complessi di tutela, valorizzazione e sviluppo sostenibile di queste realtà, sia all'interno delle pubbliche amministrazioni sia per conto di enti o associazioni private”.

Di che tipo di formazione si tratta?
“Grazie al corso gli studenti acquisiranno in primo luogo le competenze necessarie per poter analizzare e documentare il patrimonio tangibile ed intangibile presente nei centri storici minori, allo scopo di desumere gli specifici caratteri che connotano ciascun luogo. In quest’ottica sono materie di studio l’archeologia, la storia dell'architettura e quella dell’arte, così come le discipline legate alla conoscenza del territorio quali la geologia, la geomorfologia e l'agronomia. A queste si accompagnano la storia e la sociologia urbana, che puntano a ricostruire il ruolo politico-sociale rivestito delle singole strutture urbane nel corso dei secoli. Un successivo novero di materie affronta gli aspetti normativi e giuridici, a cui devono attenersi gli interventi sul patrimonio culturale, e quelli economico-finanziari inerenti le modalità di accesso alle risorse finanziarie, le strategie di marketing in ambito culturale e la fattibilità economica dei progetti stessi. Ampio spazio è dato anche ai sistemi tecnologicamente avanzati, in grado di comunicare e promuovere sia il patrimonio sia le iniziative che lo riguardano”. 

Dal punto di vista della sostenibilità dei progetti?
“L’aspetto gestionale è fondamentale in un processo di valorizzazione di un territorio. Il corso offre infatti una formazione specifica di tipo manageriale che punta soprattutto all’apprendimento da parte dei corsisti delle competenze necessarie alla gestione del patrimonio locale – in stretta relazione con l'ambito provinciale, regionale e nazionale – e delle problematiche inerenti la sua promozione. A tale proposito ampio spazio sarà dato all'analisi delle potenzialità insite nell’ambito del turismo culturale”.

La valorizzazione dei centri storici minori è strettamente legata alla sua promozione turistica?
“E’ un aspetto estremamente importate perché il binomio patrimonio-turismo culturale apre un ventaglio di possibilità, in parte ancora da esplorare, in grado di dare nuova linfa ai numerosi centri storici minori presenti nel nostro paese, in molti casi abbandonati o lasciati all'incuria. La ripresa economica di interi territori passa oggi anche attraverso delle strategie che consentano di mettere a sistema gli insediamenti che ne fanno parte e di costituire delle “reti” in grado di promuovere, in Italia come all'estero, il loro patrimonio. Quello di cui noi italiani non siamo capaci, forse perché circondati quotidianamente da paesaggi di particolare valore storico-ambientale, è valorizzare quello che già esiste”.

Com’è articolato il corso?
“Il corso si compone di 4 moduli presenziali frequentabili anche separatamente. A partire dal  quarto modulo, i partecipanti potranno scegliere di elaborare il progetto finale del corso (PFC) approfondendo una tra le tematiche proposte: conservazione e gestione del patrimonio costruito, conservazione e valorizzazione del paesaggio, gestione del patrimonio culturale e comunicazione dei beni culturali. La didattica prevede lezioni frontali tenute da esperti del settore, analisi di casi esemplari realizzati in ambito nazionale e internazionale, esercitazioni su casi studio, visite guidate e approfondimenti personali dei temi trattati. L’elaborazione del progetto finale del corso, che dovrà tenere conto di quanto appreso nei  tre moduli precedenti, sarà seguito da un tutor interno, supportato dai docenti del corso e coadiuvato, se necessario, da un tutor esterno”.

Quali sono i profili ammessi?
“Per garantire un’omogeneità di base, abbiamo aperto le iscrizioni a coloro che possiedono una laurea di primo livello (o una laurea magistrale) in ambiti affini a quelli che saranno trattati nel corso (Architettura, Ingegneria, Beni Culturali, Storia dell'Arte, etc.). Oltre ai neolaureati che desiderano proseguire il proprio percorso formativo sulle tematiche dei beni culturali, il corso è diretto a coloro che, già operando nelle pubbliche amministrazioni o negli enti privati, desiderano approfondire le problematiche inerenti la gestione e la valorizzazione dei centri storici minori”.

 

Per informazioni
DiDA, Dipartimento di Architettura di Firenze
Via della Mattonaia, 14 - 50121 Firenze
Segreteria didattica: Ph.D. Gaia Lavoratti
tel: 055 2755193 – cel: 339 8281943
e-mail: info@rilievourbano.org
sito: www.rilievourbano.org/corso_perfezionamento.htm