Lavoro

"Il mio lavoro? Tutelare la natura ma senza effetto"

Laureato a pieni voti in Scienze forestali ed ambientali all’Università di Padova, Daniele Vadagnini collabora per la Fondazione Dolomiti Unesco in estate, durante l’inverno lavora per un negozio di noleggio sci.
30 Settembre 2014

La montagna e la tutela ambientale sono le passioni di Daniele Vadagnini, 28enne di Moena, nel cuore della val di Fassa, in provincia di Trento. Cresciuto tra i boschi delle Dolomiti, Daniele nel luglio 2011 si è laureato con 110 e lode alla magistrale in Scienze forestali ed ambientali all’università di Padova, studiando 5 anni senza perdere tempo, nell’indirizzo Protezione del territorio. Oggi continua a non trovare un lavoro fisso; si divide tra la Fondazione Dolomiti Unesco, per cui lavora in estate facendo rilevazioni sui passi dolomitici, e i servizi turistici agli sciatori in inverno. “Con la crisi non è facile trovare un impiego stabile nel mio settore – racconta –. Ma sono fiducioso, verranno tempi migliori”.

Come mai hai scelto la facoltà di Scienze forestali e ambientali?
“Già alle superiori avevo frequentato l’istituto agrario, quindi questo indirizzo era la naturale prosecuzione del mio percorso di studi. In più, sono cresciuto con i boschi dietro casa e da sempre ho nutrito forte interesse per la salvaguardia della natura e dell’ambiente. Il corso in Scienze forestali ed ambientali era attivo solo a Padova oppure a Firenze, così ho deciso di stare il più vicino possibile a casa e dal Trentino mi sono trasferito in Veneto. Sono contento della mia scelta: l’università di Padova è ben organizzata e i corsi si sono rivelati molto interessanti”.

Mentre frequentavi l’università hai anche lavorato?
“Ho accettato qualche piccolo impiego occasionale, ma mai a tempo pieno. Era l’università il mio vero lavoro, volevo impegnarmi al massimo per quello che studiavo e così ho fatto. È anche per questo che ho raggiunto questi risultati, senza perdere un solo mese di studio”.

Adesso cosa fai?
“Sto lavorando per l’Eurac, l’Accademia europea di Bolzano, un innovativo istituto di ricerca e di formazione privato. Mi hanno assunto per fare rilevazioni sui passi dolomitici, l’obiettivo è cercare di capire quali siano le richieste dei turisti e trovare soluzioni per migliorare i servizi in base a quello che si scopre. Avevo già collaborato con l’Eurac anche l’estate scorsa e mi era piaciuto molto. Il mio lavoro è finalizzato a vari progetti della Fondazione Dolomiti Unesco, che ha lo scopo di contribuire alla conservazione e allo sviluppo sostenibile delle Dolomiti come parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. Ho iniziato a lavorare a luglio e finirò ai primi di ottobre”.

E dopo ottobre che programmi hai?
“Durante la stagione invernale in genere lavoro per un negozio di noleggio sci. Lo faccio ormai da tre anni e mi trovo bene. È un impiego diverso rispetto a quello per l’Eurac, ma in un periodo come questo bisogna accontentarsi”.

Secondo te, oggi in Italia si investe abbastanza nel settore della tutela ambientale?
“Non tanto, si potrebbe fare molto di più. In ogni caso capisco anche la prospettiva degli enti pubblici, che devono scegliere in che modo gestire le poche risorse di cui dispongono. Purtroppo il problema è sempre lo stesso: la crisi economica. Ma io resto fiducioso, verranno tempi migliori”.

Rifaresti il percorso che hai intrapreso?
“Al 100%. A volte mi sento scoraggiato, non riesco a sentirmi soddisfatto di questi impieghi saltuari o stagionali. Ma cerco di stringere i denti e guardare avanti”.

Conosci AlmaLaurea? Che ne pensi?
“Sì, durante il periodo universitario ho approfondito le varie attività che propone e offre AlmaLaurea: penso sia un progetto utile per i giovani e le aziende, anche se credo che bisognerebbe coinvolgere maggiormente il settore pubblico e offrire la possibilità ai laureati di trovare sbocchi lavorativi anche in questo ambito, oltre a quello privato”.