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Scienze umane, un fattore di crescita

Se ne è parlato con AlmaLaurea all’incontro promosso dall’Università di Bari Aldo Moro e dalla Casa Editrice Laterza.
14 Ottobre 2014

Scienze umanistiche, università, mondo del lavoro. O per meglio dire Il futuro delle lettere”.

Il dibattito sull’utilità e sui risvolti occupazionali della formazione universitaria nel campo delle scienze umane e sociali è spesso problematico e confuso. Ma cosa vuol dire oggi laureasi e fare ricerca nel campo delle scienze umane, e che futuro può avere una nazione senza promuovere la cultura, l’arte e l’educazione tra le nuove generazioni?

L’incontro promosso dal Dipartimento di Lettere Lingue Arti. Italianistica e Culture comparate dell’Università di Bari Aldo Moro e dalla Casa Editrice Laterza, giovedì 16 ottobre, al Centro polifunzionale studenti di Bari (Piazza Cesare Battisti, dalle 15 alle 19) ha l’obiettivo di fare il punto, grazie alla partecipazione di professori ed esperti del mondo universitario e del mercato del lavoro, proprio sul valore delle lauree umanistiche e sulle prospettive occupazionali dei laureati in questo ambito disciplinare. Un momento di dibattito e confronto, coordinato da Stefano Bronzini, del Dipartimento di Lettere Lingue Arti. Italianistica e Culture comparate dell’ateneo barese, per riflettere sul tema della ricerca e sul ruolo fondamentale che le scienze umane rivestono oggi per lo sviluppo del nostro paese non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e culturale.

Ad aprire i lavori, dopo l’introduzione del rettore dell’Università di Bari Aldo Moro, Antonio Felice Uricchio e di Alessandro Laterza, amministratore delegato della Casa editrice Laterza, sarà Andrea Cammelli, fondatore nel 1994 e direttore del Consorzio AlmaLaurea con l’intervento “Lauree umanistiche: una fabbrica di disoccupati?”. Nel corso del dibattito, attraverso la lettura dei dati sulla condizione occupazionale dei laureati in scienze umane, il direttore dimostrerà che anche i laureati del gruppo umanistico-sociale, sebbene abbiano tempi di inserimento e realizzazione professionale più lunghi rispetto ai profili tecnico-scentifici, a cinque anni dal conseguimento del titolo raggiungono un buon tasso di occupazione. “Dobbiamo considerare – precisa Cammelli – che si tratta di titoli di studio generalisti che hanno applicazione in diversi ambiti professionali. Al contrario, i titoli tecnici sono specialistici e interessano ambiti molto più precisi. Ma generalista non vuol dire inutile, anzi sottolinea il direttore: “La formazione umanistica-sociale consente di imparare ad apprendere, una maggiore apertura mentale, e una valorizzazione professionale adatta a molteplici ambiti lavorativi. Oggigiorno, ad esempio, un laureato in filosofia può tranquillamente ricoprire un ruolo efficace ed efficiente nell’area del personale di un’azienda. Ricordo tra l’altro Marta Nussbaum, docente di Law and Ethics all’Università di Chicago, che nel testo edito da Il Mulino “Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica”, scrive “Le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica””.

A seguire sul tema Università e scuola: due mondi separati?” interverrà Andrea Gavosto, Direttore Fondazione Agnelli, mentre Andrea Bonaccorsi, Componente Direttivo Anvur,
parlerà in merito a  La valutazione della ricerca in area umanistica: sommersi o salvati”.

A chiudere i lavori sarà Marco Mancini, Capo Dipartimento Università e Ricerca Miur intervenendo su “Le scienze umanistiche nel sistema universitario: un futuro possibile?”.

 

La relazione del Prof. Andrea Cammelli
La relazione del Prof. Andrea Cammelli è stata presentata da Angelo Guerriero

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