Corsi post laurea

Innovare il mondo ripartendo da se stessi

Arriva il master in “Innovatore Sociale - Change manager” dell’Università della Calabria. Intervista a Giovannella Greco e Angela Costabile, direttore e coordinatore del Master.
20 Ottobre 2014

“Per cambiare il mondo bisogna prima cambiare se stessi” e “Il miglior modo per creare innovazione è ascoltare”. Partano da queste due stimolanti provocazioni, recentemente espresse da Geoff Mulgan (2013), uno dei policy maker più innovativi d’Europa, le professoresse Giovannella Greco e Angela Costabile, rispettivamente direttore e coordinatore del Master di primo livello in “Innovatore Sociale - Change Manager”. Una prima edizione promossa dalla sezione “Processi socio-psico-pedagogici, comunicazione e gestione delle risorse umane” del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria. “L’obiettivo ambizioso del master – spiegano le docenti – è contribuire alla formazione di figure professionali capaci di produrre innovazioni che siano buone per la società e, al tempo stesso, accrescano le possibilità di azione della società stessa”. Perché la crisi che stiamo vivendo può e deve essere anche e soprattutto un’opportunità. “La risposta risiede nel paradosso “produttivo” della crisi – precisano – che interviene ad aprire delle occasioni: prima fra tutte l’opportunità di ripartire da sé stessi – e da sé stessi in relazione con gli altri – per realizzare progetti capaci di risolvere i bisogni della contemporaneità attraverso la collaborazione e la partecipazione sociale; un obiettivo che, oggi, può avvalersi delle tecnologie digitali e del social networking, capaci di abilitare passi importanti in tale direzione”.

Istituire un master in Innovazione Sociale, perché?
“L’innovazione sociale consiste in un campo di pratiche ed è ben differente dall’innovazione che nasce dalla competizione di mercato e dalla ricerca di un maggior profitto. Si tratta, infatti, di un processo che attiva efficaci strategie di ricerca e co-progettazione di soluzioni innovative, proponendo nuove modalità di decisione e di azione capaci di intercettare i reali bisogni di cambiamento sociale. Pratiche trasversali quindi che si collocano al confine tra no profit, pubblico, privato, società civile (volontariato, movimenti, azione collettiva, ecc.). L’innovazione sociale risiede, pertanto, nella capacità progettuale e collettiva di partire da una intuizione e di svilupparla fino a trasformarla in pratica diffusa, e dunque nell’applicazione efficace e sostenibile di una nuova idea di prodotto, di servizio, di modello. Il rischio è che senza una formazione adeguata, chi voglia realizzare progetti innovativi rischia di fare soltanto progetti “nuovi” all’interno di vecchi paradigmi solo strumentalmente partecipativi. Serve inoltre un approccio cross sector a quanti già lavorano o intendano trovare occupazione nei settori della social innovation”.

In altri paesi queste figure sono già presenti?
“Il tema dell’innovazione sociale e del manager del cambiamento è nuovo in tutto il mondo. In Europa ha trovato uno spazio di progettazione in Horizon2020 e molte esperienze di formazione sono connesse proprio all’europrogettazione. La novità della nostra proposta è che si contaminano saperi distanti partendo non da un punto di vista aziendale, ma da una prospettiva di inclusione e attenzione al disagio”.

Che figure professionali sono gli “innovatori sociali” o i “manager del cambiamento”?
“Sono professionisti con un approccio cross sector, in grado di operare attivamente in ambiti strategici come quelli dell’impresa sociale e della progettazione e gestione di soluzioni innovative di aziende, enti, scuole, servizi, comunità. Si tratta, dunque, di un profilo a forte vocazione progettuale, che ha sbocchi occupazionali in diversi ambiti: nel terzo settore come nelle start up a vocazione sociale; nella collaborazione con la pubblica amministrazione; nell’ambito della formazione e dello sviluppo locale; nell’ambito della sharing economy e dell’europrogettazione; ma anche in altri settori che hanno la necessità di co-progettare soluzioni innovative cross sector. A tal fine, il programma formativo offre solide conoscenze e competenze socio-psico-pedagogiche, economico-giuridiche e informatico-gestionali, e propone relazioni sul mercato, profili professionali certificati, bacini dinamici di esperienza, stage sul campo e coaching per lo start up”.

A che esigenze socio-culturali odierne fanno fronte?
In prima istanza, si deve considerare com’è cambiato negli ultimi 10-15 anni il terzo settore e il mondo del volontariato. Il cambiamento è stato in parte condizionato dalla crisi economica e sociale che ha investito il Welfare State, lasciando il posto ad altre forme organizzative che hanno dato vita a imprese sociali. Alcune università italiane si stanno occupando della formazione in questo ambito, ma con un approccio prevalentemente aziendalista.
Nel caso del nostro master, si parte da competenze socio-psico-pedagogiche per avvicinarsi a competenze di altro tipo (economico-giuridiche e informatico-gestionali). In particolare, in un contesto come quella della società calabrese che, vivendo il contrasto di avere grandi potenzialità d’innovazione – basti pensare ai recenti bandi per start up ai quali hanno partecipato decine di idee imprenditoriali, molte delle quali hanno vinto competizioni nazionali e internazionali – e gravi ritardi e disagi sociali – primo tra tutti la pervasività della ‘ndrangheta –, ha bisogno di promuovere un cambiamento nel sociale che parta dal sociale. I problemi sociali diventano quindi risorse. Ad esempio, i beni confiscati alla mafia: che hanno bisogno di capacità imprenditoriali per resistere e produrre, per non risultare un ulteriore fallimento come molti dati sembrano dimostrare”.

In che ambiti professionali operano?
“I partner del Master, che collaborano a diversi livelli, delineano gli sbocchi occupazionali della figura professionale in uscita: Lio, Technest di Unical con possibilità di approfondire europrogettazione e avvio di start up; piccole e medie imprese come Confapi Nazionale e Regionale; imprese sociali quali Aniti, Officina Creativa-Made in Carcere e Libera-Valle del Marro; associazioni e reti di associazione come Progetto Sud che opera in tutte le aree del disagio; fondazioni con obiettivi culturali e scientifici connessi alla promozione dei giovani quale Fondazione Giuliani. Il master abilita alle seguenti professioni: esperti nello studio, nella gestione e nel controllo dei fenomeni sociali; specialisti nell’educazione e nella formazione di soggetti diversamente abili; esperti nella progettazione formativa e curricolare; tecnici del reinserimento e dell’integrazione sociale”.

 

I edizione del Master in Innovatore sociale- Change Manager
Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria
Svolgimento: da novembre 2014 a dicembre 2015  
Borse di studio: sono previste tre borse di studio finanziate da Confapi Calabria
Costo: 1500 euro
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